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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13542/2023 del 31/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza del 15/06/2022 che aveva rigettato la richiesta di riesame del decreto di perquisizione e sequestro (26/05/2022). Le censure principali: 1) violazione dell'art. 8 d.lgs. n. 74/2000 e degli artt. 125, 247 e 253 c.p.p. e carenza di motivazione sulla sussistenza del "fumus commissi delicti" e sulla finalità probatoria dei dati sequestrati; lamentata mancata autonoma valutazione degli elementi di polizia giudiziaria e omissione di valutazione degli elementi difensivi (dichiarazioni di terzi, parere legale, documentazione comprovante l'effettività delle spese e dell'attività della società) idonei a escludere il fumus. 2) Nullità per carenza di motivazione in ordine a pertinenza, proporzionalità e adeguatezza: contestata l'acquisizione indiscriminata di tutto il materiale informatico e documentale (computer, cellulari, pendrive, account di posta) nonostante parte della documentazione fosse depositata presso il commercialista e quindi acquisibile con ordine di esibizione, configurando una illegittima "pesca probatoria".

La decisione

La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili e li ha rigettati. Ha ritenuto che i ricorrenti abbiano sostanzialmente chiesto un sindacato di merito sulla fondatezza della notizia di reato, cosa non consentita in sede di riesame del sequestro probatorio. Il Giudice ha richiamato la distinzione tra sequestro probatorio e sequestro preventivo e l'ammissibilità del sequestro probatorio quando sussistono elementi che rendono il fatto ragionevolmente presumibile. Ha inoltre richiamato la giurisprudenza che limita il riesame del decreto di perquisizione: il decreto di perquisizione locale, di per sé, non è assoggettabile a riesame, e la perquisizione può essere esaminata solo strumentalmente nei limiti necessari a verificare la legittimità del sequestro collegato. Il decreto di perquisizione indicava con sufficiente precisione la documentazione da acquisire e i luoghi; pertanto non è risultata violata la proporzionalità/adeguatezza ex ante. La dedotta sproporzione poteva essere fatta valere con istanze successive (restituzione di beni non pertinenti) e non con il riesame del decreto. Per tali ragioni i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili e i ricorrenti condannati alle spese e al pagamento di €3.000,00 a titolo di somma alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 74 del 2000, art. 8

    Richiamata dai ricorrenti con riferimento alla disciplina degli accertamenti fiscali; la Corte ha valutato la doglianza solo nel quadro più ampio della congruità degli elementi della notizia di reato ma non ha ritenuto che la citata norma imponesse un diverso sindacato in sede di riesame del sequestro probatorio.

  • codice di procedura penale, art. 125

    Norma richiamata in relazione ai poteri del pubblico ministero e agli atti d'indagine; la Corte ha applicato i principi che consentono il sequestro probatorio quando la notizia di reato risulta ragionevolmente probabile.

  • codice di procedura penale, art. 247

    Richiamato in relazione ai sequestri e alla loro disciplina; la Corte ha distinto il sequestro probatorio dal sequestro preventivo e ha confermato la legittimità del primo in presenza di elementi idonei a far presumere il reato.

  • codice di procedura penale, art. 253

    Richiamato nella parte relativa al sequestro probatorio e alle modalità; la Corte ha ritenuto legittimo il sequestro operato in esecuzione del decreto del PM nei limiti indicati dal decreto stesso.

  • codice di procedura penale, art. 616

    Norma richiamata in relazione all'onere delle spese in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha imposto ai ricorrenti il pagamento delle spese e una somma a titolo di ammenda.

Massime di principio

  • Il sequestro probatorio è un mezzo di ricerca della prova: per la sua legittimità è sufficiente che la notizia di reato risulti ragionevolmente presumibile (fumus), non è richiesta la prova completa del fatto.
  • Il giudice del riesame non può trasformarsi in un giudice di merito che valut i concretamente la fondatezza della notizia di reato: le contestazioni che mirano a confutare nei fatti la notizia di reato sono in gran parte improprie in sede di riesame.
  • Il decreto di perquisizione locale non è normalmente impugnabile con il riesame; la perquisizione può essere esaminata solo strumentalmente nei limiti necessari a verificare la legittimità del sequestro collegato.
  • La valutazione di pertinenza, proporzionalità e adeguatezza deve essere compiuta ex ante sulla base degli elementi offerti dal PM; la presunta sproporzione emersa ex post (dopo l'acquisizione) riguarda l'esecuzione e può essere rimossa con istanze di restituzione parziale, non con il riesame del decreto.
  • Se parte della documentazione è conoscibile o disponibile presso terzi (es. commercialista), occorre dimostrare in modo concreto che i documenti erano effettivamente reperibili e indicare dove si trovavano per cercare di limitare il perimetro della ricerca; tuttavia l'ignoranza dei luoghi esatti di conservazione può giustificare ricerche presso più luoghi collegati all'indagato.
  • In caso di sequestro massivo di dati informatici è opportuno chiedere misure di tutela (separazione dei dati personali/estranei, nomina di un custode tecnico, immediata verifica di pertinenza) e, se necessario, proporre istanze di restituzione o di dissequestro per i dati non pertinenti.

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