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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30183/2023 del 12/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'Appello di Napoli che aveva confermato la condanna per detenzione a fini di spaccio di gr. 3,44 di cocaina (pena: 6 mesi di reclusione e €.2000 di multa). Il ricorrente deduceva violazione di legge per un presunto ne bis in idem, sostenendo di essere già stato condannato dalla stessa Corte d'Appello per reato associativo (ex art. 74 DPR 309/1990) e per reati 'fine' coincidenti con la condotta ora giudicata, per cui riteneva impossibile un nuovo processo/condanna per gli stessi fatti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha confermato che non sussiste identità fattuale tra i reati già contestati nel precedente processo (reato associativo e specifiche cessioni a soggetti determinati) e il reato oggetto del giudizio impugnato (detenzione a fini di spaccio di un quantitativo specifico di cocaina), rilevando che l'identità del fatto ai fini del ne bis in idem richiede coincidenza di tempo, luogo e persone. Ha inoltre rilevato la genericità e la mancata specificità del motivo di impugnazione. Per tali ragioni ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • DPR 309/1990, art. 74

    Riferimento al reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti; la Corte ha ritenuto che le contestazioni relative all'associazione e le cessioni specifiche contestate nel diverso procedimento non coincidessero fattualmente con la detenzione contestata nel processo oggetto del ricorso.

  • Principio del ne bis in idem

    La Corte interpreta il principio richiedendo identità ontologica del fatto: per l'operatività del ne bis in idem è necessaria la coincidensa delle condizioni di tempo, luogo e persone; la mera violazione della stessa norma non è sufficiente se i fatti sono distinti nello spazio e nel tempo.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione

    Sez. 5, n. 18020 del 10/02/2022 Rv. 283371 - 01; Sez. 2, n. 292 del 04/12/2013, Rv. 257992 - 01

    La sentenza richiama precedenti della Corte che definiscono i criteri per valutare l'identità del fatto ai fini del ne bis in idem e sostiene che episodi distinti di attività delittuosa, pur integrando la stessa norma, costituiscono fatti diversi se separati per tempo, luogo o persone.

Massime di principio

  • Il ne bis in idem opera solo quando vi sia identità ontologica del fatto: devono coincidere tempo, luogo e persone coinvolte; la violazione della stessa norma in episodi differenti non è sufficiente a far scattare il divieto di nuovo giudizio.
  • Se un imputato è stato già condannato per associazione e per specifiche cessioni a soggetti determinati, ciò non preclude automaticamente una successiva condanna per un episodio diverso di detenzione a fini di spaccio riferibile a tempo/luogo/persona differenti.
  • I motivi di impugnazione devono essere specifici e confrontarsi puntualmente con le argomentazioni dei giudici di merito; la genericità nel lamentare il ne bis in idem può portare all'inammissibilità del ricorso.
  • In caso di inammissibilità del ricorso la Corte può condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali e a somme a favore della cassa delle ammende.
  • Per valutare l'identità del fatto è utile documentare con precisione l'identità di tempo, luogo e persone; l'accertamento comparativo tra i capi contestati nei diversi procedimenti è centrale per la difesa basata sul ne bis in idem.

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