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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48309/2022 del 20/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Possamai impugna la sentenza della Corte d'appello di Trieste che lo aveva condannato, in qualità di direttore del quotidiano "Il Piccolo", alla multa di 500,00 euro per non aver esercitato il controllo necessario ad impedire la pubblicazione del titolo "Rosa contaminata dall'amianto. Bluff dei menagrami di professione" a corredo di un articolo di Roberto Covaz. Il ricorrente deduce vizi motivazionali e violazione di legge: sostiene che l'espressione utilizzata nel titolo concerne soggetti non chiaramente individuati e che, alla luce della lettura congiunta di titolo e articolo, il termine "menagramo" non avrebbe avuto accezione offensiva grave ("iettatore") ma il significato di mero "profeta di sventura", rientrando nel legittimo esercizio del diritto di critica.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che, considerato il contenuto complessivo dell'articolo, l'espressione contenuta nel titolo poteva essere riferita allo Sturniolo e all'associazione, e che l'uso della locuzione "menagrami di professione" assume connotazione spregiativa e generalizzante che travalica i limiti del diritto di critica. La Corte ha osservato che il diritto di critica è esimente solo quando il giudizio negativo è esplicitamente collegato a specifici fatti e non si traduce in aggressione gratuita alla sfera morale altrui. Conseguentemente, il rigetto del ricorso comporta la conferma della responsabilità a carico del direttore e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    limita la disciplina dei motivi di ricorso per cassazione: il ricorso è stato formulato nei limiti previsti dall'articolo

  • art. 616 cod. proc. pen.

    in caso di rigetto del ricorso il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali

  • Sez. 5, n. 16266 del 09/03/2010 (Gambescia)

    per individuare il soggetto passivo in caso di diffamazione a mezzo stampa non è sufficiente considerare il titolo: occorre esaminare l'intero complesso degli elementi topografici dell'articolo

  • Sez. 5, n. 320 del 14/10/2021 (Mihai)

    il diritto di critica esime dalla responsabilità solo quando le espressioni negative siano motivate da ragioni collegate a fatti specifici e non si risolvano in dileggio gratuito o attacchi alla sfera morale

Massime di principio

  • Per valutare una presunta diffamazione a mezzo stampa non basta limitarsi al titolo: il contesto testuale completo (titolo, articolo e altri elementi topografici) va esaminato per verificare se individua o rende riconoscibile una persona o un'associazione.
  • Il diritto di critica è tutelato solo se il giudizio negativo è fondato su ragioni espresse e collegate a fatti concreti; espressioni generiche, dispregiative o che generalizzano senza riferimento a un nucleo fattuale possono costituire diffamazione.
  • Il direttore responsabile può essere ritenuto colpevole per mancato controllo editoriale se non adotta le cautele necessarie per impedire la pubblicazione di contenuti diffamatori.
  • Nella redazione di titoli e articoli è prudente evitare epiteti dispregiativi o formulazioni che, pur volendo essere colorite, possano essere lette come attacchi gratuiti alla reputazione di soggetti identificabili.
  • In sede di impugnazione, la Cassazione verifica la corretta applicazione dei principi giurisprudenziali (es.: identificazione del soggetto passivo e limiti del diritto di critica) e mantiene un rigoroso confine tra legittima critica e ingiuria/diffamazione.

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