Cassazione Penale, Sentenza n. 28250/2022 del 19/07/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Micelotta impugna l'ordinanza della Corte d'appello di Reggio Calabria che aveva rigettato la domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa al periodo di custodia cautelare (13/12/2010 - 21/01/2011) e successivi arresti domiciliari fino al 25/03/2011, in relazione a contestazioni penali (tra cui art. 110, 416 bis, 323 c.p. e disposizioni antimafia). Il ricorrente deduceva che, in sede di merito penale, molte delle contestazioni (falso, abuso d'ufficio, competenza funzionale) erano risultate infondate o non sussistenti e che quindi la detenzione era ingiusta ai sensi dell'art. 314 c.p.p.; sosteneva altresì che la Corte territoriale aveva attribuito al ricorrente ruoli e responsabilità che non gli competevano e non documentati.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che il giudizio sulla riparazione per ingiusta detenzione è autonomo rispetto al giudizio di merito e che il giudice della riparazione può escludere l'indennizzo se emerge che il detenuto ha concorso con dolo o colpa grave a creare l'apparenza di responsabilità penale. Nel caso di specie la Corte territoriale aveva motivatamente ritenuto che Micelotta avesse posto in essere una pluralità di comportamenti (ammissione di un atto falso nella vicenda Grupillo, affidamenti e autorizzazioni a imprese riferibili a soggetti interdittii, autorizzazione a subappalti con procedura irregolare, ruolo dominante nell'azione amministrativa) idonei, per gravità e sinergia, a indurre l'autorità giudiziaria a ritenere sussistenti le ipotesi delittuose inizialmente contestate. La Cassazione ha ritenuto la motivazione adeguata e congrua, escludendo la possibilità di riesame di fatto; ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al rimborso delle spese in favore del Ministero nella misura di euro 1.000.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
Norma che disciplina la riparazione per ingiusta detenzione; interpretata nel senso che l'indennizzo è escluso se il detenuto ha concorso con dolo o colpa grave a determinare la detenzione, anche se successivamente emerge l'ingiustizia della misura.
art. 416-bis cod. pen.
Riferimento alle imputazioni originarie relative all'associazione di tipo mafioso; la contestazione di reati di mafia ha inciso sul quadro indiziario che portò all'applicazione della misura cautelare.
art. 323 cod. pen.
Abuso d'ufficio: utilizzato nella ricostruzione delle condotte amministrative contestate e valutato nella prospettiva della possibile incidenza delle stesse sulla percezione di illiceità da parte dell'autorità giudiziaria.
art. 479 cod. pen.
Falso in atto pubblico: citato con riferimento agli specifici capi d'imputazione (capo A e B) poi valutati nel merito; la presenza di elementi di falsa attestazione è stata riconosciuta come fattore che ha contribuito alla formazione dell'apparenza di responsabilità.
art. 10-quinquies, L. n. 575/1965
Norma antimafia che vieta determinati rapporti contrattuali con soggetti sottoposti a misure di prevenzione; richiamata in relazione alla illegittimità di affidamenti a imprese riferibili a soggetti interdittii.
art. 7, L. n. 203/1991
Norma che dispone l'interdizione dai pubblici uffici per condanne definitive; citata in relazione alla situazione dei soggetti economici coinvolti nelle gare/affidamenti.
D.Lgs. n. 163/2006, artt. 38 e 118
Norme del codice degli appalti richiamate in ordine ai divieti di subappalto e alle condizioni di partecipazione alle gare; valutate nella conte-stazione riguardante la regolarità degli affidamenti e dei subappalti.
Giurisprudenza Sezioni Unite (es. Sez. U, n. 32383/2010 D'Ambrosio; Sez. U n. 34559/2002 De Benedictis)
Richiamati principi giurisprudenziali che chiariscono l'autonomia del giudizio di riparazione, l'avvicinamento delle ipotesi di cui all'art. 314 commi 1 e 2 e il criterio di esclusione dell'indennizzo quando la condotta del detenuto abbia causalmente contribuito alla detenzione.
Massime di principio
- Il procedimento per ottenere la riparazione per ingiusta detenzione è autonomo rispetto al processo penale: la valutazione si concentra sulla condotta (dolosa o gravemente colposa) del richiedente e sul suo effetto sinergico nel creare l'apparenza di responsabilità penale.
- Anche se in sede penale emergono assoluzioni o nullità, ciò non determina automaticamente il diritto all'indennizzo; va valutato se il comportamento del detenuto abbia, prima o dopo la perdita della libertà, determinato o favorito l'adozione della misura cautelare.
- Comportamenti amministrativi anomali (falsità, affidamenti a imprese riferibili a soggetti interdittii, autorizzazioni irregolari a subappalto, ruolo 'dominante' nell'azione amministrativa) possono integrare colpa grave e impedire l'equa riparazione quando hanno contribuito a creare l'apparenza di illiceità.
- La valutazione del giudice della riparazione è soggetta a parametro motivazionale autonomo e non sindacabile in Cassazione salvo vizio di motivazione; la semplice replica delle argomentazioni favorevoli al ricorrente non basta se il giudice di merito ha motivato adeguatamente.
- La carenza di competenza funzionale formale non esclude automaticamente la responsabilità di fatto: il ruolo effettivo, le interlocuzioni e le condotte materiali possono essere considerate ai fini della valutazione della colpa grave.
- Per chi intende chiedere la riparazione è cruciale documentare che non ha tenuto comportamenti che potessero ragionevolmente indurre l'autorità giudiziaria a ritenere la sussistenza di reati; viceversa, ammissioni, atti ambigui o pratiche amministrative irregolari possono compromettere la domanda.
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