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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35812/2025 del 31/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Magliano ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Salerno denunciando violazione di legge penale e vizio di motivazione. Lamentava: 1) la sua presunta estraneità alla pubblicazione degli articoli diffamatori poiché il giornalista avrebbe ricevuto il materiale dal suo avvocato e non dall'imputato; 2) la veridicità dei fatti pubblicati (illecita nomina del Biancullo e omissione di azione disciplinare) in quanto la delibera impugnata conterrebbe un parere ARAN mai rilasciato e quindi sarebbe falsa; 3) omissione di motivazione da parte della Corte territoriale rispetto alle doglianze difensive e al percorso amministrativo che avrebbe giustificato la critica; 4) il linguaggio usato negli articoli non sarebbe superato rispetto al limite di continenza e rientrerebbe nel diritto di critica.

La decisione

La Corte Suprema ha rigettato il ricorso. Ha confermato che la Corte d'appello correttamente ha dichiarato l'estinzione per prescrizione di alcuni reati ma ha comunque valutato il merito ai sensi dell'art. 578 c.p.p. e della giurisprudenza di legittimità (Sez. U., Calpitano e Tettamanti). Ha ritenuto inammissibile la doglianza di estraneità alla pubblicazione, ravvisando che il legale non aveva agito all'insaputa del cliente e che l'imputato aveva allegato le note alla stampa; ha ritenuto non provata la veridicità delle circostanze denunziate (ricorsi amministrativi e penali si erano conclusi con archiviazioni o decisioni favorevoli al Biancullo) e ha escluso che la rappresentazione contenuta nell'esposto rientrasse nel diritto di critica, trovando superato il limite di continenza in quanto l'esposto appaiva volto a screditare gratuitamente la reputazione della parte civile. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile (euro 3.800,00 oltre accessori di legge).

Norme richiamate

  • art. 595, comma 3, cod. pen.

    art. 595, comma 3, cod. pen.

    Norma che sanziona la diffamazione aggravata; la Corte ha ritenuto configurabile la fattispecie in relazione agli articoli che avrebbero offeso la reputazione del pubblico funzionario.

  • art. 13 legge n. 47 del 1948

    art. 13 legge n. 47 del 1948

    Norma della disciplina della stampa richiamata nel capo di imputazione; utilizzata come riferimento per la normativa sulla stampa e responsabilità per pubblicazioni.

  • art. 578 cod. proc. pen.

    Attribuisce al giudice d'appello il potere di pronunciarsi sulle statuizioni civili anche se il reato si estingue per prescrizione; la Corte ha applicato questo principio per valutare il merito nonostante la prescrizione.

  • art. 530, commi 1 e 2, cod. proc. pen.

    art. 530, commi 1 e 2, cod. proc. pen.

    Regole sul proscioglimento nel merito per insufficienza della prova; richiamate nel contesto della cognizione piena consentita all'appello in presenza di parte civile e prescrizione intervenuta.

  • art. 129, comma 2, cod. proc. pen.

    art. 129, comma 2, cod. proc. pen.

    Richiama il principio di evidenza dell'innocenza come causa di proscioglimento; evocato nella disamina dei criteri di proscioglimento nel merito.

  • art. 495, comma 2, cod. proc. pen.

    art. 495, comma 2, cod. proc. pen.

    Garantisce il diritto alla prova contraria in sede civile penale; utilizzato per sottolineare l'obbligo di rispettare il contraddittorio nella valutazione del danno da reato.

  • art. 6 § 3 CEDU

    Riferimento al diritto a un equo processo (diritto di interrogare i testimoni) che ispira le garanzie procedurali richiamate nella sentenza.

  • Giurisprudenza delle Sezioni Unite (Calpitano e Tettamanti)

    Sez. U, n. 36208 del 28/03/2024 (Calpitano); Sez. U, n. 35490 del 28/05/2009 (Tettamanti)

    Principio che, in appello, intervenuta la prescrizione, la presenza della parte civile consente una cognizione piena e la possibilità di assolvere nel merito se le prove sono insufficienti per la condanna; la Corte ha applicato tale canone per esaminare il merito nonostante la prescrizione intervenuta.

Massime di principio

  • Se la prescrizione interviene in appello, il giudice d'appello è comunque tenuto a valutare il merito (soprattutto se è costituita parte civile) e può assolvere l'imputato se le prove sono insufficienti, ai sensi della giurisprudenza di legittimità.
  • La trasmissione alla stampa di esposti o documenti tramite il difensore è prova rilevante della responsabilità dell'autore della comunicazione: l'azione del legale non esclude automaticamente la partecipazione o l'autorizzazione del proprio cliente.
  • Per sostenere la verità delle asserzioni pubblicate occorre fornire elementi probatori solidi; archiviazioni o decisioni favorevoli alla persona offesa indeboliscono la difesa basata sulla veridicità dei fatti.
  • Il diritto di critica è riconosciuto ma ha un limite di "continente"; la forma espositiva deve restare funzionale alla critica senza trasmodare in attacco personale gratuito alla reputazione.
  • La mancata specificazione in sede di pubblicazione di fatti essenziali (es. documenti o pareri che si dichiara esistano) può compromettere la tesi della veridicità; dedurre successivamente l'illegittimità amministrativa senza prova non è sufficiente a giustificare la diffusione.
  • Il rigetto del ricorso comporta normalmente condanna alle spese, comprese quelle della parte civile, salvo diverse valutazioni; dunque è importante valutare rischi economici prima di procedere in giudizio.

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