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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37098/2025 del 13/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per cassazione avverso l'ordinanza che ha respinto l'appello contro l'ordinanza del Magistrato di sorveglianza del 20/09/2024; il ricorrente denunciava mancanza e manifesta illogicità della motivazione perché il Tribunale avrebbe confermato la misura (apparente espulsione) pur riconoscendo legami familiari e condotta detentiva positiva, ribadendo in modo illogico la pericolosità sociale

La decisione

La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio sia l'ordinanza impugnata del Tribunale di sorveglianza sia l'ordinanza del Magistrato di sorveglianza del 20/09/2024. Ha ritenuto che il Magistrato abbia erroneamente qualificato come misura di sicurezza dell'espulsione un ordine, contenuto nella sentenza di condanna del 14/10/2021, che in realtà disponeva la traducenda al luogo di rimpatrio ai sensi dell'art. 76, comma 3, d.lgs. 159/2011; inoltre la misura di espulsione non poteva essere applicata nella fattispecie contravvenzionale richiamata, ai sensi degli artt. 235 c.p. e 15 d.lgs. 286/1998. Per questi motivi è stata disposta l'annullamento senza rinvio

Norme richiamate

  • d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, art. 76, comma 3

    La sentenza di condanna ha disposto la traducenda al luogo di rimpatrio ai sensi di questa norma; tale ordine non equivale all'applicazione di una misura di sicurezza personale di espulsione

  • Codice antimafia, art. 2 (testo antecedente alla modifica del d.l. 15/09/2023, n. 123)

    «qualora le persone indicate nell'art. 1 siano pericolose per la sicurezza pubblica e si trovino fuori dei luoghi di residenza, il questore può rimandarvele con provvedimento motivato e con foglio di via obbligatorio, inibendo loro di ritornare, senza preventiva autorizzazione ovvero per un periodo non superiore a tre anni, nel comune dal quale sono allontanate»

    Nel previgente assetto l'ordine di rimpatrio e il divieto di ritorno erano condizioni collegate al foglio di via obbligatorio e non configuravano da sole una misura di sicurezza personale distinta

  • art. 235 cod. pen. e art. 15 d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286

    Queste norme impediscono l'applicazione della misura di espulsione per reati contravvenzionali; pertanto il giudice di sorveglianza avrebbe dovuto rilevare d'ufficio l'illegittimità dell'eventuale misura di espulsione applicata

Massime di principio

  • Distinguere sempre tra l'ordine di traducenda/rimpatrio disposto in sentenza e la misura di sicurezza personale dell'espulsione: non sono automaticamente equivalenti
  • Il giudice di sorveglianza non può dar esecuzione né confermare una misura di espulsione quando questa non sia stata effettivamente disposta dal giudice della cognizione
  • Per i reati contravvenzionali l'espulsione può essere vietata dalla normativa (art. 235 c.p. e art. 15 d.lgs. 286/1998): il giudice deve rilevare d'ufficio eventuali vizi di illegittimità
  • Nelle valutazioni di pericolosità sociale il giudice deve considerare anche dati positivi come la condotta detentiva e il lavoro inframurario e motivare coerentemente l'eventuale persistenza della pericolosità
  • La Corte di cassazione può annullare senza rinvio quando l'errore riguarda la qualificazione giuridica del provvedimento che ha determinato l'illegittimità dell'atto impugnato
  • Il ricorso avverso ordinanze che applicano misure a carico di stranieri richiede attenzione alla normativa antimafia e sull'immigrazione e alla loro evoluzione normativa nel tempo

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