Sentenza n. 191/2026 - Latina, Sezione 1
Con il ricorso principale: per l'annullamento della determinazione regionale del Lazio n. G15749 del 14 dicembre 2015 di approvazione dell'atto di conciliazione rep.n.1776/15 sottoscritto tra il Comune di San Felice Circeo e il signor Minardi Giorgio, occupatore di terreno di presunto demanio civico; della delibera di G.C. 29 ottobre 2014 n.193 di stipula di un atto conciliativo. Con il ricorso per motivi aggiunti depositati il 14 aprile 2017: Per l’annullamento della concessione edilizia in sanatoria n. 2365/C del 5 gennaio 2017 rilasciata al controinteressato.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: determinazione regionale di approvazione di un atto di conciliazione relativo all’occupazione di terreno di presunto demanio civico, delibera comunale di stipula dell’atto conciliativo e concessione edilizia in sanatoria rilasciata al controinteressato
Esito
Favorevole al resistente (amministrazione e controinteressati)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato la determinazione regionale del Lazio n. G15749 del 14 dicembre 2015, con cui era stato approvato l’atto di conciliazione sottoscritto tra il Comune di San Felice Circeo e un privato occupatore di terreno di presunto demanio civico, nonché la deliberazione comunale di stipula dell’atto conciliativo. Con motivi aggiunti ha impugnato anche la concessione edilizia in sanatoria n. 2365/C del 5 gennaio 2017 rilasciata al controinteressato. Il testo della sentenza non espone specifici motivi di illegittimità dedotti, poiché il giudizio è stato definito per sopravvenuta carenza di interesse.
La decisione
Il TAR ha dichiarato improcedibili sia il ricorso principale sia il ricorso per motivi aggiunti per sopravvenuto difetto di interesse. La dichiarazione resa dal ricorrente nella memoria del 12 febbraio 2026, con cui ha affermato di non avere più interesse alla decisione, è stata valutata, ai sensi dell’art. 84, comma 4, c.p.a., quale univoco argomento di prova della sopravvenuta carenza di interesse. Il giudice non ha quindi esaminato la legittimità degli atti impugnati né i motivi di ricorso. Le spese di giudizio sono state integralmente compensate tra le parti in ragione della natura della controversia.
Norme richiamate
art. 84, comma 4, c.p.a.
La dichiarazione della parte circa il venir meno dell’interesse alla decisione può costituire univoco argomento di prova della sopravvenuta carenza di interesse.
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
La sopravvenuta carenza di interesse comporta la declaratoria di improcedibilità del ricorso.
art. 85, comma 9, c.p.a.
Richiamato nel provvedimento quale disposizione applicabile al rito decisorio.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato in relazione alla trattazione della causa nell’udienza straordinaria di smaltimento dell’arretrato.
Massime di principio
- La dichiarazione univoca del ricorrente di non avere più interesse alla decisione costituisce elemento idoneo a dimostrare la sopravvenuta carenza di interesse e conduce alla declaratoria di improcedibilità del ricorso ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
- Quando il ricorso principale e i motivi aggiunti diventano improcedibili per sopravvenuta carenza di interesse, il giudice non deve esaminare i vizi dedotti contro gli atti impugnati.
- In caso di improcedibilità determinata dalla sopravvenuta carenza di interesse, le spese possono essere integralmente compensate qualora sussistano giusti motivi desunti dalla natura della controversia.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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