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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15087/2026 del 27/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale del Riesame di L'Aquila che, nel procedimento relativo a sequestro preventivo finalizzato alla confisca "allargata" disposto dal G.I.P. di Avezzano, aveva confermato il sequestro di vari beni immobili ritenuti sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati. La ricorrente deduceva violazione di legge e carenza/contraddittorietà della motivazione con riferimento ai requisiti della sproporzione patrimoniale, della continenza/"ragionevolezza temporale" tra acquisti e reato, del periculum in mora e censurava la sovrapposizione di logiche proprie della confisca di prevenzione al sequestro penale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso in parte decisiva: ha ritenuto che il Tribunale del Riesame ha violato il principio della "ragionevolezza temporale" perché ha assunto come riferimento temporale per valutare la sproporzione un arco di tempo molto anteriore rispetto alle date dei reati contestati, arrivando implicitamente a ipotizzare reati precedenti non contestati dal pubblico ministero. Ciò integra una lesione del divieto per il giudice di riesame di formulare autonome ricostruzioni fattuali non proposte dal P.M. (violazione dell'art. 178 lett. b) c.p.p.). Per tali ragioni la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il giudizio al Tribunale di L'Aquila per nuovo esame.

Norme richiamate

  • art. 240-bis cod. pen.

    Norma che disciplina la confisca allargata; secondo la giurisprudenza invocata grava sull'accusa l'onere di dimostrare la sproporzione tra beni e redditi al momento degli acquisti e va osservato il criterio della "ragionevolezza temporale" (valutando il momento del pagamento o di reale incremento del valore).

  • art. 85-bis D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Richiamato in connessione con la normativa sulle misure patrimoniali in materia di stupefacenti e con l'art. 240-bis; utilizzato per giustificare il ricorso alla confisca allargata per reati legati agli stupefacenti.

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Disciplina il sequestro preventivo; la sua evocazione riguarda i presupposti del sequestro finalizzato alla confisca e l'esigenza che il giudice motivi coerentemente su fumus e periculum.

  • art. 178 lett. b) cod. proc. pen.

    Principio secondo cui il giudice non può procedere "ex officio" formulando autonome ipotesi fattuali o di reato: il Tribunale del riesame non può sostituirsi al pubblico ministero nell'individuazione dei fatti per i quali viene chiesta la misura cautelare.

  • art. 324, comma 5, cod. proc. pen.

    Norma procedurale che consente alla Corte di Cassazione, annullando l'ordinanza, di rinviare il giudizio al tribunale competente per un nuovo esame.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiamato dalla ricorrente in tema di motivazione e adeguatezza del provvedimento cautelare; nella decisione è richiamato il principio generale sulla necessità di motivazione delle misure cautelari.

Massime di principio

  • La valutazione della "sproporzione" patrimoniale ai fini della confisca allargata richiede dimostrazione da parte dell'accusa del rapporto temporale e del nesso economico tra redditi e acquisti; va rispettato il criterio della "ragionevolezza temporale" prendendo come riferimento la data del reato (o il momento in cui il bene è stato effettivamente pagato o incrementato di valore).
  • Il giudice del riesame non può formulare autonome ricostruzioni di fatti o ipotizzare reati diversi o antecedenti rispetto a quelli indicati dal pubblico ministero al solo fine di giustificare la misura: ciò violerebbe il principio "ne procedat judex ex officio" (art. 178 lett. b) c.p.p.).
  • Per giustificare un sequestro preventivo finalizzato alla confisca è necessario motivare adeguatamente sia il fumus commissi delicti sia il periculum in mora; la giurisprudenza richiede che il periculum sia concreto e attuale e non meramente presunto.
  • Nelle contestazioni relative a beni acquistati molti anni prima della data del reato, l'accusa deve fornire elementi specifici che colleghino temporalmente e materialmente l'acquisto all'attività illecita; l'assenza di tali elementi può comportare l'annullamento del sequestro.
  • Chi è sottoposto a sequestro preventivo finalizzato alla confisca deve essere messo in condizione di allegare e provare la lecita provenienza dei beni (dichiarazioni fiscali, documenti di pagamento, contributi familiari, atti di successione, ecc.); la documentazione sul momento dell'effettivo pagamento o su incrementi successivi di valore è particolarmente rilevante.
  • In caso di dubbio sulla correttezza del periodo di riferimento adottato dal giudice, è possibile impugnare sulla base della violazione del principio di motivazione e del divieto di ricostruzioni ex officio; la Corte di Cassazione può annullare e rinviare per nuovo esame.

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