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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8331/2024 del 27/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Trani del 15/11/2023 che, in accoglimento dell'istanza di Mastropasqua, aveva annullato il decreto di sequestro probatorio emesso dal PM il 19/09/2023 e aveva disposto la restituzione dei beni. Il PM deduceva violazione di legge e di norme processuali e contraddittorietà della motivazione con riferimento agli artt. 247 e 253 c.p.p., sostenendo che nel sequestro probatorio debbano prevalere le esigenze probatorie e che la valutazione di sussumibilità del fatto possa essere compiuta anche per relationem, non richiedendo la stessa descrizione dettagliata fatta dal Tribunale del riesame.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e aspecificità della motivazione del ricorrente. Ha ritenuto che il PM non abbia effettivamente confrontato le proprie argomentazioni con la motivazione del Tribunale del riesame né abbia indicato elementi concreti e specifici idonei a smentire la valutazione del Tribunale secondo cui mancava una indicazione precisa degli elementi costitutivi del reato e della relazione tra i beni sequestrati e l'illecito. Di conseguenza è stata confermata, nella sostanza, l'efficacia dell'ordinanza che aveva annullato il sequestro e disposto la restituzione dei beni.

Norme richiamate

  • art. 247 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente come norma violata; la Corte richiama il principio che il decreto di sequestro probatorio deve contenere una motivazione adeguata che colleghi i beni al fatto ipotizzato e ne spieghi la finalità probatoria

  • art. 253 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente; la Corte evidenzia che l'uso delle norme sul sequestro richiede motivazione specifica e non la sola enunciazione della rubrica del reato

  • Sez. 6, n. 56733 del 12/09/2018, Macis, Rv. 274781-01

    Richiamata dalla Corte per il principio che l'obbligo di motivazione del decreto di sequestro probatorio deve modulare la spiegazione della relazione tra beni e reato in relazione al fatto ipotizzato, al tipo di illecito, alla natura del bene e alla finalità probatoria

  • Sez. 2, n. 46130 del 04/10/2023, Santandrea, Rv. 285348-01

    Richiamata per il principio secondo cui il ricorso per cassazione deve contenere censure specifiche e non generiche; la mera citazione di norme o principi senza descrizione fattuale rende la doglianza inammissibile

Massime di principio

  • Il decreto di sequestro probatorio deve contenere una motivazione concreta: indicazione dei beni come corpo del reato o cose pertinenti, descrizione sommaria degli elementi costitutivi del reato e spiegazione della finalità probatoria perseguita.
  • La valutazione della sussistenza dei presupposti del sequestro probatorio deve collegare specificamente i beni al fatto ipotizzato; non è sufficiente richiamare soltanto la rubrica del reato o atti di polizia giudiziaria senza ulteriori elementi esplicativi.
  • In sede di impugnazione (anche in Cassazione) il ricorrente deve confrontarsi in modo puntuale con la motivazione del giudice di merito: va indicato quali elementi fattuali o giuridici smentiscono la decisione, altrimenti il ricorso può essere dichiarato inammissibile per genericità.
  • Il Tribunale del riesame può legittimamente annullare il sequestro quando trova carente la motivazione del PM sul nesso tra beni e reato e sulla concretizzazione della finalità probatoria.
  • Per il PM, nella redazione del provvedimento di sequestro o del relativo atto impugnatorio è opportuno dettagliare le ragioni probatorie e la descrizione degli indizi, adeguandole alla natura del bene e al tipo di reato contestato, per resistere a controlli di legittimità e di merito.

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