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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25649/2024 del 01/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato in Cassazione, in massima parte, le condanne confermate in appello deducendo: vizio di motivazione e travisamento della prova (soprattutto rispetto alle intercettazioni ambientali e telefoniche), carenza di elementi per la configurazione di un'associazione per delinquere ex art. 74 d.P.R. 309/1990 (si sarebbe trattato al più di concorso o di connivenza non punibile), insufficiente prova dell'apporto materiale o morale in relazione ai vari capi (coltivazioni e detenzioni di ingenti quantitativi di stupefacente), contestazione del riconoscimento della recidiva e della determinazione del trattamento sanzionatorio, nonché censure procedurali e interpretative su specifiche captazioni e sull'uso di utenze telefoniche per l'identificazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha in parte accolto i ricorsi e in parte li ha dichiarati inammissibili. Ha annullato con rinvio per nuovo giudizio, per carenze motivazionali relative alla prova dell'associazione e/o all'identificazione/contributo degli imputati: - il capo A) (associazione) nei confronti di Sainato Vincenzo, Benci Luca e Violi Giorgio; - il capo D) nei confronti di Violi Giorgio; - il capo E) (coltivazione della piantagione di 2.208 piante) nei confronti di Dennasi (De Masi) Massimiliano. Su tali capi la sentenza impugnata è annullata e rinviata ad altra Sezione della Corte d'appello di Reggio Calabria. Per il resto i ricorsi dei medesimi sono stati dichiarati inammissibili. Sono altresì dichiarati inammissibili i ricorsi di Ursino Cosimo, Lombardo Vincenzo, Sainato Salvatore e Jentile Domenico; questi ultimi sono stati condannati alle spese e a una somma in favore della Cassa delle ammende. In sostanza la Cassazione ha ritenuto insufficiente la prova dell'elemento associativo (quid pluris) in alcuni casi e dell'apporto individuale in altri, ma ha confermato la complessiva integrità del giudizio di merito su molte posizioni.

Norme richiamate

  • art. 74, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Per configurare l'associazione finalizzata al narcotraffico è necessario il 'quid pluris' rispetto al concorso: un vincolo durevole e un programma criminoso continuativo; non basta la cooperazione episodica o il mero apporto concorsuale

  • art. 73, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Regola le fattispecie di detenzione, coltivazione e spaccio di stupefacenti; la Cassazione distingue tra concorso punibile (apporto causale, anche minimo) e connivenza non punibile (comportamento meramente passivo)

  • art. 192, cod. proc. pen.

    Richiamato in tema di valutazione delle intercettazioni e dei possibili travisamenti della prova: in Cassazione non è ammessa una rilettura libera delle captazioni se non in presenza di travisamento decisivo o di utilizzo, da parte del giudice di merito, di elementi non esaminati dal primo grado

  • art. 110, cod. pen.

    Regola il concorso di persone nel reato: occorre un contributo causale (materiale o morale) ed una volontà di cooperazione, distinto dalla mera connivenza

  • art. 533, cod. proc. pen.

    Richiamato nel contesto dell'impugnazione e del sindacato sulla motivazione della Corte d'appello; la Cassazione ribadisce i limiti del riesame valutativo in sede di legittimità

  • art. 649, cod. proc. pen.

    Censurato da una difesa per l'eventuale obbligo di pronunciare improcedibilità per ne bis in idem se la condotta fosse già stata oggetto di giudicato; la Corte ha valutato la questione senza accogliere la doglianza nei termini proposti

  • art. 133, cod. pen.

    Richiamato in tema di determinazione della pena e valutazione della pericolosità sociale e delle circostanze per la graduazione del trattamento sanzionatorio

  • art. 460, comma 5, cod. proc. pen.

    Invocato in relazione alla durata dell'efficacia di precedenti penali/decreti penali e al loro rilievo ai fini del trattamento sanzionatorio; la Corte valuta la rilevanza e l'applicabilità in base ai fatti

Massime di principio

  • Per affermare l'esistenza di un'associazione per delinquere ex art. 74 DPR 309/1990 è necessario provare il 'quid pluris' rispetto al concorso: un vincolo stabile e un programma criminoso persistente oltre i singoli reati.
  • Le intercettazioni, anche se tra terzi, possono avere pieno valore probatorio, ma la loro interpretazione è sindacabile in Cassazione solo in presenza di travisamento della prova o di falsità nella lettura del contenuto decisiva per la condanna.
  • La distinzione tra connivenza (non punibile) e concorso punibile si fonda sull'esistenza di un contributo causale, anche minimo, e sulla consapevolezza/volontà di cooperare alla realizzazione del reato; la semplice conoscenza o presenza non bastano.
  • I motivi di cassazione che ripropongono mera rivalutazione delle emergenze processuali o semplici repliche di argomentazioni già raccolte e disattese in appello sono frequentemente dichiarati inammissibili; occorrono censure specifiche e fondate.
  • La Corte di legittimità non può rivalutare liberamente la prova ma deve verificare la completezza e la logicità della motivazione del giudice di merito e può intervenire per manifesta illogicità, travisamento o uso di elementi nuovi non esaminati in precedenza.
  • In tema di recidiva e determinazione della pena, il giudice di merito ha ampia discrezionalità purché motivi adeguatamente la rilevanza dei precedenti e la gravità del comportamento attuale; le contestazioni sul quantum sono difficili da accogliere in Cassazione se la motivazione non è manifestamente illogica.

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