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Sentenza

Sentenza del 31/08/2022 n. 25632 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Impugnazione di cartelle di pagamento TARSU per gli anni 2008 e 2009 relative a tre sale cinematografiche: si contestava la ritualità della notifica, l'illegittima determinazione della tariffa applicata pari a Euro 2,95/mq (richiesta di equiparazione a tariffe inferiori applicate a musei/biblioteche o ad abitazioni), la violazione del D.Lgs. n. 507/1993 art. 59, comma 5, e si chiedeva la disapplicazione della delibera comunale che aveva fissato la tariffa. Il ricorrente richiamava altresì un precedente giudicato (CTP Lecce sent. 176/01/2016) che aveva rideterminato la tariffa per gli anni 2010-2012.

La decisione

La Corte di Cassazione ha riunito i due ricorsi e li ha rigettati. Ha ritenuto che la questione centrale (legittimità della tariffa di Euro 2,95/mq) fosse già stata definitivamente decisa in sede amministrativa con la sentenza del Consiglio di Stato n. 504/2015 a favore della legittimità della tariffa; tale giudicato amministrativo, formatosi nel contraddittorio e definitivamente pronunciato, impedisce la disapplicazione in sede tributaria della delibera comunale. La Corte ha inoltre chiarito i limiti del giudicato esterno nelle imposte periodiche (vincola solo su elementi stabili/pluriennali). Condanna del ricorrente al pagamento delle spese di lite e dell'eventuale ulteriore contributo unificato previsto dalla normativa.

Norme richiamate

  • D.Lgs. n. 507 del 1993

    art. 59, comma 5; artt. 65 e 68

    L'art. 59 comma 5 era fatto oggetto di censura dal contribuente per la determinazione della tariffa; la Corte richiama la normativa sul tributo ma conclude che la legittimità della tariffa è già stata accertata in sede amministrativa.

  • D.Lgs. n. 546 del 1992

    art. 7; art. 18 comma 2 lett. d) e art. 19 comma 1 (richiamati nel testo)

    L'art. 7 riconosce il potere-dovere del giudice tributario di disapplicare atti amministrativi illegittimi, salvo la preclusione dovuta al giudicato amministrativo che abbia affermato la legittimità dell'atto.

  • Codice di procedura civile

    art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e n. 5

    Richiamato in relazione ai motivi di cassazione (violazione di norme e omesso esame di fatto decisivo / difetto di motivazione); la Corte valuta i motivi e li respinge.

  • Legge n. 2248 del 1865

    Richiamata come principio generale che giustifica il potere di disapplicazione del giudice tributario in caso di illegittimità degli atti amministrativi, salvo il limite del giudicato amministrativo.

  • D.P.R. n. 115 del 2002

    art. 13, comma 1 quater (introdotto dalla L. n. 228/2012 art. 1, comma 17)

    Norma applicata per accertare l'obbligo del ricorrente di versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di impugnazioni integralmente rigettate.

  • T.U.I.R.

    art. 7 (richiamato nel ragionamento sulla periodicità d'imposta)

    Citato per spiegare il principio della autonomia dei singoli periodi d'imposta e la limitazione dell'efficacia del giudicato esterno alle sole situazioni stabili/pluriennali.

Massime di principio

  • Un giudicato amministrativo definitivo (es. sentenza del Consiglio di Stato) che affermi la legittimità di una delibera tariffaria impedisce al giudice tributario di disapplicare la stessa delibera: il giudicato amministrativo formato nel contraddittorio ha efficacia vincolante.
  • Il giudicato esterno tra annualità tributarie vincola solo sugli elementi stabili o tendenzialmente permanenti (es. qualificazione giuridica del soggetto, condizioni di esenzione pluriennali); elementi variabili come la determinazione equitativa o discrezionale delle tariffe comunali non sono automaticamente vincolanti per altri periodi d'imposta.
  • Se si contesta una tariffa comunale è preferibile esperire il rimedio amministrativo (impugnazione davanti al giudice amministrativo) perché una pronuncia definitiva in sede amministrativa può precludere i successivi giudizi tributari sulla stessa questione.
  • La prova della regolare notifica da parte del concessionario mediante posta ordinaria può essere ritenuta sufficiente se documentata; l'irritualità della notifica deve essere provata dal contribuente.
  • Il potere del giudice tributario di disapplicare atti amministrativi illegittimi sussiste, ma è limitato dall'esistenza di un giudicato amministrativo che abbia valutato e confermato la legittimità dell'atto in contraddittorio tra le parti.

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