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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8925/2024 del 29/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva confermato la custodia cautelare in carcere nei confronti di Maniscalco per: 1) concorso esterno in associazione mafiosa (Cosa Nostra, mandamento di Pagliarelli, famiglia Villaggio Santa Rosalia – collegato a Sorrentino Salvatore e Vincenzo) in relazione a plurime condotte economiche e di supporto al sodalizio; 2) interposizione fittizia/trasferimento fraudolento di valori per aver attribuito fittiziamente a terzi (Grillo Giovanni) la titolarità di un'attività commerciale al fine di eludere misure di prevenzione patrimoniale. Il ricorrente denunciava carenza di gravità indiziaria (le comunicazioni con i Sorrentino sarebbero solo di natura affettiva/amicale; le operazioni immobiliari e le dazioni di assegni avrebbero spiegazioni lecite; il trasferimento dell'attività sarebbe stato una semplice locazione e non una fittizia intestazione), nonché vizio di motivazione e l'erronea esclusione della possibilità di misure meno afflittive rispetto al carcere

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendolo infondato. Ha ritenuto congrua e logica la motivazione del Tribunale del Riesame che aveva valorizzato, nel complesso, contatti frequenti e peculiari (videochiamate e corrispondenza) con i vertici del sodalizio, conversazioni che attesterebbero l'acquisizione di un panificio per interesse del clan, operazioni immobiliari (acquisto e frazionamento in via Piave) e la dazione di assegni in garanzia come elementi sintomatici di un contributo causale alla vita dell'associazione; inoltre ha ritenuto dimostrata l'operazione di trasferimento fraudolento dell'attività di rivendita di frutta e verdura a Grillo (tempistica delle dichiarazioni dei redditi e comportamenti di fatto che evidenziano la continuazione dell'attività da parte del nucleo familiare), idonea a integrare l'interposizione fittizia. La Corte ha ulteriormente ritenuto presenti esigenze cautelari attuali e concrete (pericolo di recidiva) e l'inadeguatezza di misure meno afflittive. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen. (associazione di tipo mafioso)

    La Corte assume che la piattaforma indiziaria comprovi l'esistenza dell'associazione; il reato di concorso esterno si configura quando un soggetto esterno, pur senza 'affectio societatis', fornisce un contributo causale percepibile che agevola o rafforza l'organizzazione (acquisizioni imprenditoriali, controllo del territorio, disponibilità di luoghi di incontro, rapporti stabili con i vertici).

  • artt. 81, 110 cod. pen. (concorso di persone, tentativo di concorso)

    Gli artt. 81 e 110 sono richiamati per la imputazione concorrente e per la struttura delle imputazioni collegate: le condotte del ricorrente sono valutate nel loro nesso causale rispetto alle attività del sodalizio.

  • art. 512-bis cod. pen. (trasferimento fraudolento di valori / interposizione fittizia)

    La Corte conferma che il trasferimento fraudolento si concretizza anche prima dell'avvio di un procedimento di prevenzione se il soggetto può fondatamente presumere l'avvio dello stesso; rilevano la discrepanza tra titolarità formale e di fatto e la tempistica/riscontri (es. dichiarazioni dei redditi, prosecuzione pratica dell'attività da parte dell'interessato o della famiglia).

  • richiami di giurisprudenza di legittimità (Sezioni Unite e altre pronunce)

    La Corte applica i principi consolidati sulla misurazione dell'apporto dell'"extraneus" e sul necessario nesso causale tra condotta e rafforzamento dell'organizzazione; inoltre richiama i criteri per valutare l'esigenza cautelare nei casi di concorso esterno.

Massime di principio

  • Comunicazioni ripetute e 'peculiari' (es. videochiamate riservate) con vertici mafiosi, se associate ad atti economici concreti, possono essere valutate come indizi significativi di concorso esterno, anche se singolarmente possono apparire innocue.
  • L'acquisizione o il sostegno ad attività imprenditoriali (apertura/assunzione di panifici, acquisti immobiliari per frazionamento, ecc.) che favoriscano il controllo del territorio costituiscono elementi idonei a dimostrare un contributo causale all'organizzazione mafiosa quando emergono in un contesto di rapporti stabili con la consorteria.
  • Il trasferimento di un'azienda o l'apparente intestazione a terzi può integrare l'interposizione fittizia anche se realizzato prima di misure di prevenzione, quando l'autore poteva fondatamente presumere l'avvio di tali procedure; rilevano tempistica, comportamenti di fatto e riscontri fiscali/amministrativi.
  • Per contestare efficacemente tali accuse la difesa dovrebbe puntare a documentare: assenza di controllo economico di fatto dopo il trasferimento, autosufficienza economica del cessionario, contenuti concreti delle comunicazioni che dimostrino rapporti non strumentali, e alternative lecite e provate alle spiegazioni dell'accusa.
  • Sul profilo cautelare, nel reato di concorso esterno la presunzione di necessità della custodia può essere superata da una valutazione prognostica che dimostri la cessazione o l'assenza di relazioni operative e di interessi comuni; tuttavia il giudice valuta la persistenza di relazioni stabili e comportamenti recenti che possano indicare pericolo di reiterazione.
  • In sede di legittimità la valutazione di merito sugli elementi di fatto è ristretta: la Cassazione verifica la logicità e la congruenza dell'argomentazione del giudice di merito ma non rifa le valutazioni probatorie, perciò è decisivo che il giudice di merito motivi in modo organico e logico la connessione causale tra condotte e rafforzamento del sodalizio.

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