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Cassazione Penale, Ordinanza n. 33232/2025 del 08/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ne è seguita la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ravvisata la colpa nell'evidente inammissibilità dell'impugnazione, al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'appello di L'Aquila che aveva confermato la sua responsabilità penale per furto aggravato. Con il primo motivo ha denunciato la violazione dell'art. 533, comma 1, c.p.p., sostenendo in sostanza che la prova della responsabilità non sarebbe stata valutata correttamente; il motivo, tuttavia, è stato ritenuto generico perché non si confrontava con gli argomenti della sentenza impugnata e si risolveva nella prospettazione di una diversa, ipotetica ricostruzione dei fatti. Con il secondo motivo ha lamentato l'omessa valutazione e mancata applicazione dell'art. 131-bis c.p., invocando la particolare tenuità del fatto; anche tale censura è stata ritenuta priva di specificità perché non si confrontava con la ratio della decisione di merito, che aveva escluso la causa di non punibilità valorizzando la gravità di altri illeciti della stessa indole, commessi in un arco temporale prossimo al fatto contestato. La Corte ha quindi rilevato che il ricorso non aggrediva l'intera ratio decidendi.

Norme richiamate

  • art. 624 c.p.

    Norma incriminatrice del furto, oggetto della conferma di responsabilità in appello e del ricorso per cassazione.

  • art. 625 n. 2 c.p.

    Aggravante del furto contestata e confermata nel merito.

  • art. 533, comma 1, c.p.p.

    Invocato dal ricorrente per censurare la valutazione di colpevolezza; la doglianza è stata ritenuta generica e non confrontata con la motivazione della sentenza impugnata.

  • art. 131-bis c.p.

    La Corte ribadisce che la particolare tenuità del fatto va valutata in concreto e che la presenza di reati uniti dal vincolo della continuazione non è, da sola, ostativa; tuttavia contano natura e gravità degli illeciti, beni tutelati, modalità, motivazioni, conseguenze, tempo e contesto, intensità del dolo e condotte successive.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso, comporta la condanna al pagamento delle spese processuali e, in presenza di colpa, di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità il ricorso deve confrontarsi specificamente con la ratio decidendi della sentenza impugnata; censure generiche, astratte o meramente alternative rispetto alla ricostruzione di merito sono inammissibili.
  • La doglianza sulla violazione dell'art. 533 c.p.p. non può risolversi in una diversa lettura del compendio probatorio: occorre indicare puntualmente gli errori logici o giuridici della motivazione di condanna.
  • La particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p. va riconosciuta mediante una valutazione complessiva e concreta della fattispecie, non automaticamente preclusa dalla sola presenza di più reati in continuazione; il giudice può negarla valorizzando la gravità complessiva dei fatti e la loro abitualità in concreto.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile per profili di colpa dell'impugnante, la Corte può applicare la sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.

Come è indicizzato

MaterieFurtoImputazioniCause di non punibilità
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penaleParte generale
IstitutiParticolare tenuità del fattoPrescrizione del reato

Testo integrale

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