Cassazione Penale, Sentenza n. 4613/2023 del 03/02/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso avverso il rigetto della richiesta di riparazione ex art. 314 c.p.p. per presunta ingiusta detenzione subita dal 22/01/2019 al 07/02/2019 in seguito ad un'ordinanza di custodia cautelare per un'indagine sul traffico di stupefacenti. L'Anghelone era stato poi prosciolto/assolto dal Tribunale di Messina (25/11/2020) per non aver commesso il fatto. Il ricorrente deduce che la Corte d'Appello ha erroneamente ritenuto sussistere una causa ostativa (dolo o colpa grave) alla riparazione, nonostante la sentenza di assoluzione che avrebbe escluso qualsiasi contributo penalmente rilevante della sua condotta.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che il giudice della riparazione ha autonomia di valutazione e che la Corte d'Appello di Messina ha motivato in modo congruo e non contraddittorio il rigetto della domanda di riparazione, ritenendo che il comportamento dell'Anghelone, pur non necessariamente doloso, sia stato gravemente colposo e ha oggettivamente contribuito a creare la situazione che ha determinato l'intervento dell'autorità (connivenza/passività in un contesto di trasferta per riscossione di ingente somma collegata a fornitura di hashish). Conseguentemente è escluso il diritto all'equa riparazione; il ricorrente è condannato al pagamento delle spese del procedimento (con esclusione, per genericità delle difese avverse, della condanna in favore del Ministero).
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perche il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, ha diritto a un'equa riparazione per la custodia cautelare subita, qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave
La norma stabilisce il diritto all'equa riparazione salvo che l'interessato abbia causato l'adozione o il mantenimento della cautela per dolo o colpa grave; il giudice della riparazione deve accertare d'ufficio tale causa ostativa valutando autonomamente la condotta dell'interessato
art. 309 cod. proc. pen.
Richiamato nella ricostruzione fattuale come norma sulla revoca della misura (il Riesame revocò la custodia il 07/02/2019); utile per il contesto processuale ma non determinante per il principio di diritto sul diritto alla riparazione
art. 110 cod. pen. e art. 73 DPR 309/90
Norme penalistiche richiamate nella rubrica contestata nell'indagine per traffico di stupefacenti; servono a contestualizzare i fatti che hanno dato luogo all'arresto ma non incidono direttamente sul criterio applicato per la riparazione
Sez. Unite, Sarnataro (n. 43 del 13/12/1995)
Giurisprudenza richiamata per definire che il dolo idoneo a escludere la riparazione comprende anche la condotta consapevole che, per esperienza, crea una situazione che impone l'intervento dell'autorità
Sez. 4, Malsano (n. 43302 del 23/10/2008)
Casuistica utilizzata per spiegare che la colpa grave (negligenza o imprudenza) che renda prevedibile l'intervento dell'autorità è causa ostativa all'indennizzo
Sez. Unite, D'Ambrosio (n. 32383 del 27/5/2010)
Principio secondo cui il giudice della riparazione deve valutare la condotta dell'interessato anche prima e dopo la misura e al momento della conoscenza del procedimento, per accertare l'eventuale incidenza causale di dolo o colpa grave
Sez. Unite, Nicosia (n. 51779 del 28/11/2013)
Richiamata per affermare che il diritto all'indennizzo non può sopravvivere se la condotta dell'interessato abbia reso prevedibile l'intervento dell'autorità; in altri termini l'indennizzo ha funzione riparatoria e non può essere riconosciuto quando il comportamento personale abbia contribuito in modo significativo alla restrizione della libertà
Massime di principio
- Il giudice chiamato a decidere sulla riparazione per ingiusta detenzione ha autonomia valutativa rispetto al giudizio di merito: l'assoluzione non garantisce automaticamente il diritto all'indennizzo se emerge dolo o colpa grave dell'interessato
- La causa ostativa all'indennizzo può fondarsi tanto su una condotta dolosa quanto su una colpa grave: comportamenti oggettivamente imprudenti o conniventi che abbiano aumentato il rischio di intervento delle autorità possono escludere la riparazione
- La connivenza passiva è rilevante se ha effettivamente rafforzato la volontà criminosa dell'agente o ha creato, per negligenza grave, una situazione prevedibile di intervento delle forze dell'ordine; in tal caso può bastare la colpa grave anche in assenza di prova piena di partecipazione al reato
- Per ottenere la riparazione è utile provare specificamente che la propria condotta non ha contribuito all'adozione o al mantenimento della misura (es. assenza di legami, comportamento chiaramente estraneo, mancanza di elementi che abbiano potuto indurre in errore l'autorità)
- Le autorità e il giudice della riparazione possono utilizzare elementi extraprocessuali o di indagine per valutare la prevedibilità dell'intervento, ma le loro conclusioni devono essere motivate e basate su fatti concreti e non su valutazioni meramente ipotetiche
- In pratica: se si era in compagnia di soggetti notoriamente dediti a reati, si partecipava a operazioni sospette (riscossione di ingenti somme, occultamento, trasferta legata all'illecito) e non si è fornita una spiegazione coerente, il rischio di esclusione della riparazione per colpa grave è elevato
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