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Sentenza

Sentenza n. 1826/2026 - Salerno, Sezione 3

Giustizia amministrativa202501097

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Salerno, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Avviso di accertamento per il Canone unico patrimoniale relativo al 2024, con contestuale irrogazione di sanzioni, nonché regolamento comunale CUP nella parte in cui richiederebbe una concessione o autorizzazione anche per occupazioni escluse dal canone

Esito

ACCOGLIMENTO PARZIALE

Favorevole al ricorrente (concessionaria autostradale)

Prevale il privato

La controversia

La concessionaria ha impugnato l’avviso con cui il Comune ha richiesto complessivamente € 218.670,96 per il CUP 2024, di cui € 164.626,00 per canone, € 49.387,80 per sanzioni, € 4.657,16 per interessi ed € 6,00 per spese di notifica, in relazione a viadotti e relative infrastrutture autostradali che intersecano alcune strade comunali. Ha dedotto: 1) insussistenza dei presupposti del CUP e dell’occupazione di beni comunali; 2) preesistenza dell’autostrada e legittimità della sua localizzazione e costruzione in forza di leggi statali; 3) natura di interesse generale della costruzione e gestione dell’infrastruttura, svolte in base alla concessione statale; 4) assenza di sottrazione di suolo comunale e di sacrificio imposto alla collettività; 5) illegittimità delle sanzioni per la causa di esclusione della responsabilità prevista dall’art. 4 l. 689/1981; 6) violazione del legittimo affidamento, essendo l’infrastruttura gestita da oltre cinquant’anni e contestata solo successivamente; 7) duplicazione del canone già versato allo Stato. Il Comune ha eccepito difetto di giurisdizione, ne bis in idem e litispendenza rispetto al precedente giudizio COSAP, acquiescenza per il pagamento delle annualità 2021-2023 e tardività dell’impugnazione del regolamento; ha inoltre sostenuto che le infrastrutture sarebbero della concessionaria e che l’occupazione comporterebbe limitazioni alla viabilità e altri pregiudizi.

La decisione

Il TAR ha affermato la giurisdizione amministrativa: la controversia investe il potere comunale di assoggettare l’infrastruttura a concessione e CUP, non la mera quantificazione di un credito patrimoniale. Ha respinto l’eccezione di ne bis in idem e di violazione dell’art. 39 c.p.a., poiché il precedente giudizio riguardava COSAP per le annualità 2016-2020, mentre qui si controverte del CUP 2024, e le obbligazioni sono autonome per ciascun anno. Ha escluso l’acquiescenza, perché il pagamento delle annualità 2021-2023, compiuto per evitare conseguenze esecutive, non manifestava in modo inequivoco la volontà di accettare definitivamente la pretesa. Ha respinto l’eccezione di tardività dell’impugnazione regolamentare: il regolamento non menziona in modo esplicito e univoco le infrastrutture autostradali e non aveva portata immediatamente lesiva; la lesività andava valutata con il concreto esercizio del potere. Nel merito ha accolto i primi quattro motivi. L’infrastruttura autostradale e i viadotti appartengono al demanio statale, non al patrimonio comunale; la concessionaria dispone di titolo statale per la costruzione e l’esercizio dell’autostrada, sicché non occorre una concessione comunale e manca il presupposto per applicare il CUP. Il dato catastale invocato dal Comune non prova la proprietà privata, avendo funzione fiscale; la convenzione del 2007 non trasferì alla concessionaria la proprietà delle infrastrutture preesistenti, ma ne disciplinò la concessione in esercizio. La gestione, svolta nell’interesse e per conto dello Stato, non rende abusiva l’insistenza dell’infrastruttura sul territorio comunale né assoggettabile a titolo comunale. Inoltre, il Comune non ha provato una concreta sottrazione di suolo o un sacrificio della collettività: le dedotte limitazioni al transito, il transennamento e gli altri pregiudizi erano generici o non provati. I motivi quinto, sesto e settimo, relativi alla responsabilità per le sanzioni, all’affidamento e alla duplicazione del canone, sono stati assorbiti perché superati dall’insussistenza a monte dei presupposti del CUP. Il ricorso è stato accolto quanto all’avviso, che è stato annullato; il regolamento non è stato annullato, poiché privo di previsioni esplicite e univoche riferite alle infrastrutture autostradali. Spese compensate, salvo il rimborso del contributo unificato, se versato.

Norme richiamate

  • art. 1, commi 816-836, l. 160/2019

    Nel caso in esame Aspi è titolare di una concessione, assentita con Convenzione Unica del 12 ottobre 2007, approvata con art. 8-duodecies, del d.l. n. 59/2008, convertito con modificazioni con l. n. 101/2008, avente ad oggetto per l’appunto la costruzione e l’esercizio dell’autostrada, il cui percorso interessa, tra l’altro, anche il Comune resistente.

    Il CUP presuppone un’occupazione riconducibile a beni del demanio o del patrimonio indisponibile dell’ente locale e soggetta al potere concessorio comunale; tali presupposti non ricorrono per infrastrutture autostradali appartenenti al demanio statale e legittimate da concessione statale.

  • art. 822, comma 2, c.c.

    In effetti, questo Tribunale ritiene desumibile dagli artt. 822 c.c. e 1 del D. Lgs. 461/1999 la natura demaniale dell’autostrada A16 e delle infrastrutture relative a tale autostrada presenti nel territorio del Comune intimato (v. mutatis mutandis l’ordinanza n. 19693/2018 della Corte di Cassazione).

    Le autostrade appartenenti allo Stato fanno parte del demanio pubblico; l’infrastruttura statale non diviene bene comunale per il solo fatto di insistere sul territorio del Comune.

  • art. 8-duodecies d.l. 59/2008, convertito dalla l. 101/2008

    Nel caso in esame Aspi è titolare di una concessione, assentita con Convenzione Unica del 12 ottobre 2007, approvata con art. 8-duodecies, del d.l. n. 59/2008, convertito con modificazioni con l. n. 101/2008, avente ad oggetto per l’appunto la costruzione e l’esercizio dell’autostrada, il cui percorso interessa, tra l’altro, anche il Comune resistente.

    La concessione statale della costruzione e dell’esercizio dell’autostrada costituisce il titolo legittimante dell’infrastruttura; per le autostrade preesistenti alla convenzione non implica trasferimento della proprietà alla concessionaria.

  • art. 26, comma 1, lett. e), Regolamento comunale CUP

    la presenza dei viadotti autostradali che intersecano e conducono verso la viabilità comunale non impone alcun sacrificio alla collettività, così come già affermato dalla giurisprudenza appropriatamente richiamata dalla ricorrente e in forza della quale “il presupposto della tassa nell’occupazione di suolo pubblico che comporti un’effettiva sottrazione della superficie all’uso pubblico (Cass., sez. VI, 1° giugno 2016, n. 11449; sez. VI, 8 settembre 2017, n. 21018)”.

    Ai fini della determinazione del canone, il sacrificio della collettività richiede un’effettiva sottrazione della superficie all’uso pubblico; la mera presenza di viadotti sopra la viabilità, senza prova di una concreta limitazione, non integra tale presupposto.

  • art. 39 c.p.a.

    È sufficiente osservare che le annualità oggetto della sentenza n. 1203/2023 del Tribunale di Benevento sono quelle dal 2016 al 2020 concernenti la COSAP, con la conseguenza che non vi è alcuna identità di petitum tra il presente giudizio relativo all’annualità 2024 di CUP e il giudizio svoltosi dinanzi al giudice ordinario.

    Non sussiste identità di petitum ostativa alla nuova controversia quando il precedente giudizio riguardava un diverso canone e annualità differenti.

  • art. 4 l. 689/1981

    Tali motivi sono stati volti a dimostrare che l’impugnato avviso di accertamento avrebbe violato: l’art. 4 della L. 689/1981 nella parte in cui, nel richiamare la causa di giustificazione dell’esercizio di un diritto o dell’adempimento di un dovere, afferma che non è punibile con una sanzione amministrativa “chi ha commesso il fatto nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima”;

    La questione dell’esclusione della responsabilità sanzionatoria non è stata decisa nel merito, essendo stata assorbita dall’accertata insussistenza dei presupposti del CUP.

  • art. 1 l. 241/1990

    Orbene, basta considerare nel senso dell’assorbimento che le relative questioni risultano superate dal recepimento dei precedenti motivi di ricorso relativi all’insussistenza a monte del presupposto del CUP.

    La censura relativa al legittimo affidamento è stata assorbita e non ha ricevuto una decisione autonoma nel merito.

  • art. 19, comma 9-bis, d.l. 78/2009, convertito dalla l. 102/2009

    Orbene, basta considerare nel senso dell’assorbimento che le relative questioni risultano superate dal recepimento dei precedenti motivi di ricorso relativi all’insussistenza a monte del presupposto del CUP.

    La censura di duplicazione del canone è stata assorbita, poiché l’annullamento dell’avviso discende già dall’insussistenza dei presupposti applicativi del CUP.

  • art. 39 c.p.a.

    È sufficiente osservare che le annualità oggetto della sentenza n. 1203/2023 del Tribunale di Benevento sono quelle dal 2016 al 2020 concernenti la COSAP, con la conseguenza che non vi è alcuna identità di petitum tra il presente giudizio relativo all’annualità 2024 di CUP e il giudizio svoltosi dinanzi al giudice ordinario.

    La diversa annualità e il diverso canone escludono l’identità della controversia dedotta come ne bis in idem.

Massime di principio

  • Il canone unico patrimoniale per l’occupazione di suolo pubblico presuppone che l’occupazione riguardi beni appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile dell’ente locale e che l’ente abbia il potere di assentire o negare il relativo titolo; non è dovuto per un’infrastruttura autostradale appartenente al demanio statale e legittimata da concessione statale.
  • La concessione statale per la costruzione o l’esercizio di un’autostrada non comporta, di per sé, il trasferimento alla concessionaria della proprietà delle infrastrutture statali preesistenti; le risultanze catastali, avendo funzione prevalentemente fiscale, non sono sufficienti a dimostrare una diversa titolarità.
  • La gestione lucrativa di un’infrastruttura demaniale statale da parte del concessionario non rende abusiva la sua presenza sul territorio comunale né fonda, da sola, l’obbligo di ottenere una concessione comunale o di pagare il CUP, quando l’attività è svolta nell’interesse e per conto dello Stato.
  • Il presupposto del canone connesso all’occupazione richiede un’effettiva sottrazione della superficie all’uso pubblico o un concreto sacrificio per la collettività; contestazioni generiche e non provate circa limitazioni alla viabilità o occupazioni accessorie non bastano a dimostrarlo.
  • Il pagamento di annualità pregresse non integra acquiescenza se non esprime in modo chiaro e inequivoco la definitiva accettazione degli effetti dell’atto; il pagamento effettuato per evitare conseguenze esecutive può coesistere con la volontà di contestare la pretesa.
  • Un regolamento privo di disposizioni esplicite e univoche riferite a una particolare categoria di infrastrutture non è immediatamente lesivo per tale categoria; la lesività può concretizzarsi con il successivo esercizio del potere, da valutare in relazione alla singola annualità.

Come è indicizzato

MateriePatrimonio e alienazioniInvalidità del provvedimentoGiurisdizione e ripartoLegittimazione e interesse a ricorrere
RamiDemanio e patrimonio pubblicoProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiRiparto di giurisdizioneLegittimazione e interesse a ricorrereLegittimo affidamentoEccesso di potere

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