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Sentenza

Sentenza del 17/01/2020 n. 896 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della C.T.R. che aveva riformato il primo grado e accertato l'esistenza di una società di fatto finalizzata alla gestione dei profitti dei subappalti e all'elusione fiscale, contestando: insufficiente e contraddittoria motivazione; violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato e del diritto di difesa; mancato esame della rilevanza dell'illiceità dell'oggetto sociale; errata valutazione della prova e dell'onere probatorio; nullità della motivazione circa l'imputazione dei redditi e l'uso delle risultanze bancarie e violazione delle norme tributarie invocate (D.P.R. 600/1973 e D.P.R. 633/1972).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo che la C.T.R. avesse adeguatamente motivato l'accertamento della società di fatto sulla base di prove documentali e testimoniali, che la questione delliceità dell'oggetto sociale non ostava al riconoscimento della società di fatto, che l'appello non aveva introdotto un nuovo thema decidendum e che l'Amministrazione aveva correttamente utilizzato indagini bancarie e presunzioni ai sensi del D.P.R. n. 600/1973 e correlati principi giurisprudenziali. I ricorrenti sono stati condannati in solido al pagamento delle spese processuali (Euro 17.000 oltre spese prenotate a debito).

Norme richiamate

  • art. 360 c.p.c.

    Richiamato per delimitare i motivi di ricorso per cassazione (vizi di motivazione, violazione di legge, nullità per mancato rispetto del thema decidendum). La Corte verifica la correttezza della motivazione senza riformulare il giudizio di merito.

  • art. 2247 c.c.

    La Corte distingue fra requisiti interni della società (fondo comune e affectio societatis) e la possibilità, nei rapporti esterni, di desumere l'esistenza della società di fatto dall'esteriorizzazione del vincolo sociale.

  • art. 2297 c.c.

    Riferito al principio che l'esteriorizzazione del vincolo sociale può far sorgere la responsabilità solidale dei soci.

  • art. 2697 c.c.

    Norma sull'onere della prova; richiamata nel contesto della valutazione di quale parte dovesse provare la verità dei fatti dedotti.

  • art. 2727 c.c.

    Richiamato in tema di mezzi di prova e della loro valutazione nel giudizio; utilizzato per respingere la censura sull'onere probatorio.

  • D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma 1, n. 2

    Consente all'Ufficio di utilizzare risultanze bancarie per presumerne la disponibilità di maggior reddito; la Corte conferma che tale presunzione è applicabile alla generalità dei contribuenti e può essere utilizzata per riferire operazioni alla società di fatto.

  • D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37, comma 3

    Consente l'imputazione dei redditi formalmente riconducibili a soggetto interposto al reale titolare quando sussistono presunzioni gravi, precise e concordanti; la Corte ritiene valida l'applicazione in presenza degli elementi indiziari raccolti.

  • D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, comma 2, nn. 2 e 7

    Norme sul procedimento d'accertamento IVA richiamate nella censura; la Corte ritiene corretto l'uso delle risultanze bancarie e delle presunzioni per l'accertamento dell'IVA attribuita alla società di fatto.

  • Cost., artt. 24 e 113

    Richiamati dai ricorrenti in relazione al diritto di difesa e al giusto processo; la Corte ritiene che tali diritti non siano stati lesi perché il thema decidendum non è stato mutato e gli elementi erano già noti e discussi.

Massime di principio

  • L'esistenza di una società di fatto può essere accertata sulla base dell'esteriorizzazione del vincolo sociale e di una struttura sovraindividuale consociativa, anche in assenza di atto costitutivo formale; il giudice valuta gli elementi di fatto e le presunzioni in modo insindacabile in sede di legittimità se motivati adeguatamente.
  • La finalità di evasione fiscale, sebbene rilevante come fatto, non impedisce di riconoscere una società di fatto: l'illiceità del fine non annulla automaticamente l'esteriorizzazione del vincolo sociale e la relativa imputazione dei redditi.
  • Le risultanze bancarie, autorizzate e acquisite legittimamente, costituiscono presunzioni utilizzabili dall'Amministrazione per riferire operazioni e disponibilità di reddito alla società o ai soci; la presunzione ex art. 32 D.P.R. 600/1973 si applica a qualsiasi contribuente e può essere superata solo con prova contraria documentale e concreta.
  • L'accertamento per interposizione e l'imputazione di redditi a chi è il reale titolare è legittima quando esistono presunzioni gravi, precise e concordanti ai sensi dell'art. 37 D.P.R. 600/1973; non è necessario distinguere tra interposizione fittizia o reale.
  • Il controllo di legittimità sulla motivazione non consente alla Corte di Cassazione di sostituirsi al giudice di merito nella valutazione delle prove: le doglianze che chiedono una diversa valutazione dei fatti sono, di norma, inammissibili.
  • L'onere di dimostrare l'estraneità delle operazioni bancarie rispetto all'attività comune grava sul contribuente una volta che l'Ufficio abbia prodotto elementi indiziari significativi; senza una valida prova contraria, le presunzioni possono portare all'attribuzione del reddito e alla responsabilità solidale dei soci.

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