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Sentenza

Sentenza del 19/09/2016 n. 835 - Comm. Trib. Prov. Benevento

Accertamento analitico-induttivo - Mancanza del contraddittorio preventivo - Carenza di motivazione.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha contestato un accertamento analitico-induttivo, sostenendo principalmente la violazione dell’obbligo di contraddittorio preventivo e la carenza di motivazione dell’atto. In particolare, ha richiamato l’orientamento della Corte di giustizia dell’Unione europea sul caso Sapropè, ritenendo che l’Amministrazione avrebbe dovuto consentirgli di esporre preventivamente le proprie osservazioni.

La decisione

Il ricorso è stato respinto. La decisione ha chiarito che l’obbligo di contraddittorio preventivo non comporta automaticamente l’annullamento dell’atto in caso di omissione: il contribuente deve dimostrare che, se fosse stato instaurato il contraddittorio, il procedimento avrebbe potuto avere un esito diverso. Nel caso concreto tale prova non è stata fornita. Sono stati inoltre esclusi i vizi di motivazione, poiché l’Ufficio aveva individuato e illustrato i presupposti dell’accertamento, fondati sugli elementi rilevati dall’Amministrazione.

Norme richiamate

  • Principio del contraddittorio preventivo in materia tributaria

    Ogni enfatizzazione dell’orientamento espresso dalla Corte di giustizia europea sul caso Sapropè deve fare i conti con le successive decisioni sui casi Sabou e soprattutto Kamino.

    La mancata instaurazione del contraddittorio non determina automaticamente l’invalidità dell’accertamento. Occorre verificare se la partecipazione preventiva del contribuente avrebbe potuto incidere concretamente sull’esito del procedimento.

  • Giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea: cause Sapropè, Sabou e Kamino

    Il principio giuspubblicistico di strumentalità delle forme.

    Le garanzie procedimentali devono essere applicate in funzione della loro concreta utilità. La violazione formale assume rilievo invalidante quando abbia inciso effettivamente sul diritto di difesa e sulla possibilità di ottenere un risultato diverso.

  • Obbligo di motivazione dell’avviso di accertamento

    La motivazione è sufficiente quando consente al contribuente di comprendere i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche della pretesa fiscale. Non è necessario che l’atto accolga la ricostruzione del contribuente, purché esponga in modo intelligibile gli elementi posti a fondamento dell’accertamento.

  • Accertamento analitico-induttivo

    L’accertamento è legittimo quando l’Ufficio individua elementi concreti idonei a porre in dubbio la completezza o attendibilità dei dati dichiarati e motiva adeguatamente la ricostruzione della base imponibile.

Massime di principio

  • La mancata convocazione del contribuente al contraddittorio preventivo non comporta automaticamente l’annullamento dell’accertamento: è necessario dimostrare una concreta e non meramente astratta lesione del diritto di difesa.
  • Il contribuente che deduce la violazione del contraddittorio deve indicare quali osservazioni, documenti o argomenti avrebbe potuto presentare e spiegare perché tali elementi avrebbero potuto condurre a un esito diverso.
  • Il principio di strumentalità delle forme impedisce di valorizzare una violazione procedurale puramente formale, priva di incidenza concreta sul procedimento o sul risultato finale.
  • Un accertamento analitico-induttivo è motivato adeguatamente se espone gli elementi presuntivi o indiziari utilizzati dall’Ufficio e il percorso logico che conduce alla maggiore pretesa tributaria.
  • Per contestare efficacemente la motivazione non è sufficiente affermare che essa è generica: occorre individuare quali elementi siano mancanti, contraddittori o incomprensibili e dimostrare che tale carenza abbia impedito una difesa effettiva.

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