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Sentenza

Sentenza del 11/05/2017 n. 11655 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L’Agenzia delle entrate impugnava la sentenza n. 149 del 1° marzo 2012 della Commissione tributaria regionale dell’Abruzzo, che aveva respinto il suo appello e confermato l’annullamento dell’accertamento relativo al 2005. L’Ufficio aveva rideterminato induttivamente i ricavi ai fini IVA, IRES e IRAP applicando un ricarico del 20% sulle giacenze e del 60% sui nuovi acquisti, sulla base della verifica fiscale conclusa con processo verbale di constatazione del 12 novembre 2008. Con il primo motivo l’Agenzia denunciava motivazione omessa o insufficiente: la CTR aveva giudicato plausibile la decisione di primo grado e improbabili i ricavi accertati senza spiegare il ragionamento seguito. Con il secondo motivo denunciava la violazione dell’art. 112 c.p.c., sostenendo che la CTR non avesse deciso la censura relativa al riconoscimento, in primo grado e secondo l’Ufficio oltre quanto richiesto, di sconti fino al 70%, superiori a quelli ammessi dalla società.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo: la CTR aveva formulato affermazioni apodittiche, senza spiegare perché le percentuali di ricarico fossero eccessive o perché i ricavi accertati fossero improbabili, né quale rilievo avesse la cessazione dell’attività, avvenuta nell’anno d’imposta successivo al 2005. Il secondo motivo è stato dichiarato assorbito, senza decisione nel merito. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Commissione tributaria regionale dell’Abruzzo, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di cassazione. Non è stata quindi confermata definitivamente né la legittimità dell’accertamento né la decisione di primo grado.

Massime di principio

  • Il giudice d’appello deve motivare in modo comprensibile e coerente perché ritiene attendibili o inattendibili gli elementi e le conclusioni rilevanti per la decisione; formule generiche come “plausibile” o “improbabile”, prive del percorso logico che le sostiene, possono determinare la cassazione per vizio di motivazione.
  • Quando si contestano percentuali di ricarico utilizzate per una ricostruzione induttiva dei ricavi, la decisione deve spiegare perché siano o non siano attendibili alla luce degli elementi acquisiti; eventuali circostanze, come la cessazione dell’attività in un anno successivo, vanno collegate esplicitamente alla conclusione raggiunta.
  • Se un motivo di ricorso è accolto e la sentenza viene cassata con rinvio, gli altri motivi possono essere assorbiti: ciò non equivale a un loro rigetto e la questione dovrà essere eventualmente affrontata nel giudizio di rinvio.

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