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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24339/2022 del 23/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

L'appellante impugnava l'ordinanza che aveva dichiarato inammissibile l'appello depositato il 18/04/2019 contro la sentenza del Tribunale di Modena del 17/04/2018, ritenuto tardivo rispetto al termine di impugnazione previsto dall'art. 585, comma 2, c.p.p. Il ricorrente deduceva che la motivazione della sentenza di primo grado non era stata integralmente resa pubblica a causa di errori nell'intestazione e nella redazione (errori materiali), che avevano impedito la corretta notifica e la conoscenza del deposito; la correzione degli errori, disposta con ordinanza depositata il 22/03/2019, avrebbe reso possibile proporre l'appello solo dopo tale deposito. Sosteneva quindi che il termine di impugnazione dovesse decorrere dalla correzione e non dalla data originaria di deposito della motivazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato manifestamente infondato il ricorso e quindi inammissibile. Ha ritenuto decisiva l'annotazione in calce alla motivazione che attesta il deposito della motivazione il 16/07/2018; ha inoltre ritenuto che, essendo l'imputato presente in giudizio, fosse stato onere del difensore chiedere tempestivamente copia della sentenza (onere non dimostrato). La Corte ha precisato che l'ordinanza di correzione di errori materiali non riapre i termini per proporre l'impugnazione della sentenza di condanna, potendo al più essere impugnata in Cassazione la stessa ordinanza di correzione. Per queste ragioni il ricorso è stato respinto; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 585, comma 2, c.p.p.

    Stabilisce il termine per proporre l'impugnazione (decorso dal deposito della motivazione della sentenza); la Corte ha applicato il principio per cui il termine decorre dalla data di deposito della motivazione, ancorché siano presenti successivamente ordinanze di correzione di errori materiali

  • art. 616 c.p.p.

    Consente alla Corte di Cassazione, valutati profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, di condannare il ricorrente al versamento di una somma alla Cassa delle ammende; qui è stato utilizzato per comminare il pagamento di euro 3.000,00

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 3, n.13006 del 18/12/2014, Mazza; Sez. 2, n.34225 del 14/05/2014, Faleh)

    Principio espresso: l'ordinanza di correzione di un errore materiale in una sentenza di condanna non riapre i termini per proporre impugnazione della sentenza stessa; essa legittima al massimo il ricorso per cassazione avverso l'ordinanza di correzione

Massime di principio

  • Il termine per impugnare una sentenza di condanna decorre dalla data di deposito della motivazione; l'annotazione della data di deposito è elemento probatorio decisivo
  • La presenza dell'imputato in dibattimento impone al difensore l'onere di richiedere tempestivamente copia della sentenza; la mancata richiesta non giustifica automaticamente il decorso del termine salvo prova dell'ostruzione dell'ufficio giudiziario (forza maggiore)
  • La correzione di errori materiali contenuta in un'ordinanza non riapre i termini ordinari per proporre impugnazione della sentenza di merito; essa può invece essere impugnata autonomamente in Cassazione
  • Per ottenere la rimessione in termini bisogna dimostrare cause esterne o impedimenti rilevanti (ad es. prova che l'ufficio giudiziario ha impedito la conoscenza della sentenza); mere imprecisioni formali non sono sufficienti
  • Ricorsi manifestamente infondati o frutto di colpa nella gestione dei termini possono comportare condanne alle spese e sanzioni pecuniarie (art. 616 c.p.p.), quindi è importante valutare tempestivamente le possibilità e i mezzi di impugnazione

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