Cassazione Civile, Ordinanza n. 37228/2021 del 29/11/2021
Sintesi
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Favorevole al resistente (eredi)
La controversia
La controversia riguarda la successione testamentaria di un defunto e la successiva divisione ereditaria. In primo grado il tribunale aveva ritenuto valido il testamento olografo, rigettando l'eccezione di invalidità per difetto di forma connesso alla data e per incapacità naturale del testatore, e aveva poi proceduto alla divisione dei beni ereditari. L'erede soccombente ha proposto appello, poi respinto dalla corte territoriale, che ha ritenuto la censura sulla data del testamento non adeguatamente argomentata e ha confermato sia la capacità del testatore sia l'inclusione di una tettoia nel compendio da dividere. In cassazione il ricorrente ha dedotto due motivi: con il primo ha denunciato omesso esame ex art. 360, n. 5 c.p.c. e violazione dell'art. 602 c.c., sostenendo che la data apposta sul testamento ('27.0994') non consentisse di identificare una data certa e che il giudice di merito avesse arbitrariamente ricostruito la volontà del testatore; con il secondo ha denunciato nullità della sentenza ex art. 360, n. 4 c.p.c. per avere incluso nella divisione una tettoia senza adeguata verifica della regolarità edilizia, nonostante la presenza, secondo il ricorrente, di elementi relativi a identificazione catastale e autorizzazione in sanatoria. I controricorrenti hanno resistito con controricorso.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Sul primo motivo ha osservato che la corte d'appello non aveva deciso nel merito la questione della data, ma aveva ritenuto la censura in appello del tutto immotivata e quindi non esaminabile; la doglianza in cassazione, invece, mirava a contestare una valutazione di merito sorretta da motivazione non illogica. Sul secondo motivo ha ritenuto la censura inammissibile perché formulata come nullità, ma in realtà diretta a prospettare una violazione di legge e soprattutto a sollecitare accertamenti di fatto non consentiti in sede di legittimità. La Corte ha inoltre richiamato il principio secondo cui la concessione in sanatoria rende l'immobile suscettibile di atti tra vivi e ha ricordato che la nullità urbanistica prevista dalle norme citate è testuale e colpisce la mancata indicazione del titolo abilitativo, non la difformità della costruzione rispetto al titolo; ha tuttavia rilevato che, nel caso concreto, la questione era nuova e richiedeva valutazioni di fatto non esperibili in cassazione. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento dell'ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 602 c.c.
Richiamato come norma sulla forma del testamento olografo e sul requisito della data, la cui omissione o erroneità può incidere sulla validità dell'atto.
art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.
Invocato per denunciare omesso esame di un fatto decisivo; la Corte ha ritenuto che la censura, in realtà, mirasse a contestare un apprezzamento di merito non sindacabile.
art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.
Richiamato dal ricorrente per prospettare una nullità della sentenza, ma la Corte ha rilevato che la doglianza era sostanzialmente diretta a una violazione di legge e a un nuovo accertamento di fatto.
art. 46 d.P.R. n. 380 del 2001.
Richiamato quale base della nullità urbanistica testuale degli atti tra vivi ad effetti reali relativi a immobili privi degli estremi del titolo edilizio.
art. 1418, comma 3, c.c.
Le Sezioni Unite, richiamate dalla Corte, ricondurrebbero la nullità urbanistica nell'alveo della nullità testuale prevista dalla norma.
artt. 17 e 40 L. n. 47 del 1985
Richiamati insieme all'art. 46 d.P.R. n. 380/2001 come fonti della nullità testuale per mancata indicazione del titolo edilizio negli atti traslativi.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002
Applicato per dare atto dell'obbligo del ricorrente di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto/inammissibilità.
art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002
Richiamato come parametro di calcolo dell'ulteriore contributo unificato dovuto in caso di soccombenza.
Massime di principio
- Nel giudizio di cassazione non è consentito trasformare una censura formalmente diretta contro un vizio processuale o motivazionale in una richiesta di nuovo esame del merito o di nuovi accertamenti di fatto.
- L'omessa o erronea indicazione della data nel testamento olografo non comporta automaticamente l'invalidità dell'atto quando il giudice di merito accerti, con motivazione non illogica, che si tratti di un mero errore materiale rettificabile alla luce di elementi intrinseci della scheda.
- La censura in cassazione è inammissibile quando la parte sollecita una rivalutazione di elementi fattuali già esaminati o avrebbe dovuto dedurre in modo specifico in appello una questione che il giudice di merito ha dichiarato immotivata o nuova.
- In materia urbanistica, la nullità testuale degli atti traslativi colpisce la mancanza nell'atto degli estremi del titolo abilitativo, purché il titolo esista realmente e sia riferibile all'immobile, non la sola eventuale difformità dell'opera rispetto al titolo.
- La rilevabilità d'ufficio della nullità non consente in cassazione accertamenti di fatto nuovi o diversi rispetto a quelli già compiuti nei gradi di merito.
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