Cassazione Penale, Sentenza n. 26053/2023 del 16/06/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso contro la conferma della custodia cautelare in carcere per il reato di associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.). La difesa ha censurato la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza sostenendo: inattendibilità o contraddittorietà delle dichiarazioni di collaboratori (alcuni dei quali escluderebbero la partecipazione della Minichini), assenza di riscontri alle dichiarazioni accusatorie, interpretazione distorta delle conversazioni intercettate (sostegno che le intercettazioni dimostrerebbero l'estraneità o la mera parentela), e insussistenza di elementi che colleghino la ricorrente alla gestione della piazza di spaccio indicata dai collaboratori.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e quindi inammissibile. Ha ritenuto che l'ordinanza impugnata avesse motivato correttamente la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza valorizzando le dichiarazioni dei collaboratori (in particolare Tommaso Schisa e Antonio Rivieccio) e gli elementi di riscontro costituiti dalle conversazioni intercettate. La Corte ha inoltre escluso la rilevanza autonoma e autosufficiente dell'allegazione circa verbali non trascritti e ha richiamato il limite del sindacato di legittimità sulle valutazioni interpretative delle intercettazioni, consentito solo in presenza di manifesta illogicità. Conseguentemente la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro tremila in favore della Cassa delle ammende (ai sensi dell'art. 616 c.1 c.p.p.).
Norme richiamate
art. 416-bis cod. pen.
Fondamento dell'imputazione per associazione di tipo mafioso; la decisione valuta la partecipazione anche sulla base della sistematicità nel ricevere proventi dall'organizzazione.
art. 616, comma 1, cod. proc. pen.
Norma richiamata per la condanna al pagamento delle spese e per il versamento in favore della Cassa delle ammende a carico della ricorrente in caso di inammissibilità del ricorso.
art. 41-bis ord. pen.
Citato come contesto familiare (detenzione del padre nel regime 41-bis) utile a descrivere i vincoli e la posizione familiare della ricorrente nel clan.
Giurisprudenza della Cassazione richiamata (Sez. U n. 22471/2015; Sez. 2 e Sez. 3 pronunce richiamate)
Principi di diritto richiamati: il riscontro alle dichiarazioni di un collaboratore può essere costituito anche da dichiarazioni di altro collaboratore; l'interpretazione delle intercettazioni è questione di fatto rimessa al giudice di merito e sindacabile in Cassazione solo per manifesta illogicità o irragionevolezza.
Massime di principio
- Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia possono costituire gravi indizi validi anche se non tutte le dichiarazioni degli altri collaboratori concordano, purché vi siano elementi di riscontro o logica complessiva che le corroborino.
- La sistematicità nel ricevere proventi derivanti da attività illecite può essere considerata indice di partecipazione all'associazione, anche se la persona non compie materialmente i reati in prima persona nelle piazze di spaccio.
- L'interpretazione delle conversazioni intercettate è principalmente un giudizio di fatto riservato al giudice di merito; il sindacato in sede di legittimità è limitato ai casi di manifesta illogicità o irragionevolezza della motivazione.
- Le censure basate su dichiarazioni non trascritte o non prodotte integralmente possono risultare inammissibili o prive di efficacia se non accompagnate da autosufficiente prova documentale.
- In sede di impugnazione cautelare la difesa deve cercare riscontri e argomenti che mettano in crisi la logica complessiva della motivazione, non solo contestare singoli passaggi interpretativi, considerata la soglia di intervento della Cassazione sulle valutazioni di merito.
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