Sentenza n. 8064/2026 - Roma, Sezione 3B
Per l'esecuzione del giudicato costituito dalla sentenza n. 2963/2023 emessa dalla Corte di Appello di Roma, Sezione Lavoro, Consigliere Relatore Dott. Enrico Sigfrido Dedola, resa all'esito del giudizio di cui al R.G. n. 3688/2019, pubblicata in data 20.07.2023, notificata in data 02.09.2023, passata in giudicato. Nonché con richiesta di: fissazione della somma di denaro dovuta dall'Amministrazione resistente per ogni accertata violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell'esecuzione del giudicato, con statuizione costituente titolo esecutivo a favore di parte ricorrente, a norma di quanto previsto alla lett. e) del comma 4 dell'art. 114 c.p.a.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: inerzia dell'Amministrazione nell'esecuzione della sentenza n. 2963/2023 della Corte d'Appello di Roma, Sezione Lavoro, passata in giudicato
Esito
Favorevole al ricorrente (creditore in ottemperanza)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha proposto ricorso per l'esecuzione del giudicato formatosi sulla sentenza della Corte d'Appello di Roma, Sezione Lavoro, che aveva liquidato in suo favore una somma di denaro. Ha dedotto l'inadempimento dell'Amministrazione, consistente nella totale inerzia rispetto all'obbligo di pagamento, chiedendo l'ordine di esecuzione, la nomina di un commissario ad acta in caso di ulteriore inerzia e la fissazione di una penalità di mora per ogni violazione, inosservanza o ritardo ai sensi dell'art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a. L'Amministrazione si è costituita e ha successivamente dichiarato che i pagamenti erano in corso di esecuzione, senza tuttavia dimostrare l'avvenuto adempimento.
La decisione
Il TAR ha accertato il passaggio in giudicato della sentenza civile e l'assenza di prova dell'adempimento da parte dell'Amministrazione. Richiamando anche i principi sull'onere della prova nei rapporti tra debitore e creditore, ha ordinato all'Amministrazione di dare esecuzione al titolo entro 60 giorni dalla comunicazione o notificazione della sentenza. Ha nominato sin d'ora quale commissario ad acta il direttore generale dell'Amministrazione resistente competente per materia, con facoltà di delega e senza compenso, attribuendogli il compito di provvedere all'esecuzione entro i 60 giorni successivi alla scadenza del termine assegnato all'Amministrazione. Ha invece respinto la domanda di penalità di mora, poiché l'Amministrazione aveva dichiarato di essere prossima all'adempimento e non era stata dimostrata una volontà di disattendere il giudicato. Il ricorso è stato quindi accolto parzialmente. Le spese sono state poste a carico dell'Amministrazione, liquidate in 900 euro oltre accessori, con distrazione in favore del difensore antistatario.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
Consente al giudice dell'ottemperanza di fissare, su richiesta, la somma dovuta dall'Amministrazione per ogni successiva violazione o inosservanza o per ogni ritardo nell'esecuzione del giudicato; nel caso concreto la relativa domanda è stata respinta per l'assenza di prova di una volontà dell'Amministrazione di disattendere il giudicato.
Massime di principio
- Nel giudizio di ottemperanza, quando risulti il passaggio in giudicato del titolo e l'Amministrazione non dimostri di avervi dato esecuzione, il giudice può ordinare l'adempimento entro un termine determinato e nominare sin d'ora un commissario ad acta per il caso di inutile decorso del termine.
- La mera dichiarazione dell'Amministrazione che i pagamenti sono in corso di esecuzione, se non accompagnata dalla prova dell'avvenuto adempimento, non esclude l'accertamento dell'inadempimento e l'adozione dell'ordine di esecuzione.
- La penalità di mora prevista dall'art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a. non deve essere applicata quando, pur sussistendo il ritardo, non sia dimostrata una volontà dell'Amministrazione di disattendere il giudicato e l'Amministrazione abbia dichiarato di essere prossima all'adempimento.
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