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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20595/2023 del 15/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impetrazione della cassazione avverso il decreto di conferma della confisca di prevenzione e dell'applicazione della sorveglianza speciale (per Fabio) per presunta pericolosità semplice ai sensi dell'art.1 co.1 lett. b) d.lgs. n.159/2011. I ricorrenti censuravano: errata individuazione del dies a quo della pericolosità (attribuito su fatti che non avrebbero prodotto reddito illecito in concreto), uso di reati tentati o improduttivi di profitto per giustificare la categoria tipica, mancata considerazione di redditi leciti non dichiarati e/o di riparazioni del danno, illegittima retroattività applicativa della confisca disgiunta rispetto alla previgente normativa (art.14 legge n.55/1990), violazione dell'art.8 CEDU per la perdita dell'abitazione e questioni di proprietà su specifici beni (lingotti in oro, immobili acquistati).

La decisione

La Cassazione ha ritenuto fondati, in parte, i ricorsi di Bresciani Teresio, Cena Anna e Bresciani Fabio limitatamente alla ricostruzione della pericolosità tipica e al dies a quo. Ha annullato il provvedimento impugnato e rinviato al giudice di merito per rideterminare i periodi di pericolosità e, conseguentemente, la confisca dei beni in relazione ai criteri di abitualità e alla effettiva produzione di reddito illecito. Sono state rigettate le doglianze relative alla mancata prova dei redditi leciti non dichiarati e la Corte ha confermato la possibilità di valutare la sproporzione quale presunzione dell'origine illecita del patrimonio. Il ricorso di Agazzi Loredana è stato dichiarato inammissibile per mancanza di procura speciale e la stessa è stata condannata alle spese e a sanzioni pecuniarie. Altre censure (tra cui l'art.8 CEDU e la tesi di applicazione retroattiva preclusiva) sono state respinte nei principi espressi, con richiamo alla giurisprudenza (Corte Cost. n.24/2019; Sez. U. Spinelli) e alla necessità che il giudice motivi la presenza dei tre requisiti ricavabili dalla giurisprudenza per l'art.1 co.1 lett. b) (abitualità, produzione di profitti concreti, incidenza sul reddito).

Norme richiamate

  • d.lgs. n.159 del 2011, art.1 comma 1 lett. b)

    La Corte ribadisce che per applicare la pericolosità "di tipo" è necessario motivare la presenza di delitti commessi abitualmente che abbiano effettivamente generato profitti concreti e che tali profitti abbiano inciso significativamente sul reddito o tenore di vita; solo in presenza di tali elementi si può fissare il dies a quo e correlare temporalmente gli acquisti ai profitti illeciti

  • Corte Costituzionale, sent. n.24 del 2019

    La sentenza è richiamata quale vincolo ermeneutico: ha indicato i tre requisiti (habitualità, produzione di profitti, incidenza sul reddito) e ha imposto una interpretazione "tassativizzante" della fattispecie per garantire prevedibilità e rispetto dei diritti fondamentali

  • Sez. U. della Corte di Cassazione, pronuncia "Spinelli"

    Conferma la natura preventiva della confisca di prevenzione e la possibilità di applicare la disciplina vigente alla data della decisione anche per acquisizioni anteriori, preservando tuttavia il requisito di correlazione temporale tra pericolosità e acquisizioni

  • legge n.55 del 1990, art.14

    Richiamata nella discussione sulla previgente limitazione della confiscabilità; la Corte esclude che la vigenza passata di questa norma impedisca l'applicazione della normativa successiva più ampia, atteso il carattere di misura preventiva della confisca

  • art.8 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (protezione della vita privata e familiare, diritto all'abitazione)

    La Corte ha ritenuto infondata la doglianza relativa alla violazione dell'art.8 nella motivazione impugnata, sottolineando che il tema della proporzionalità va valutato concretamente ma non è per sé ostativo all'applicazione della confisca se la motivazione è adeguata

  • art.13 Cost.; artt. 42 e 117 Cost.; Prot. Add. 1 CEDU

    Riferimenti costituzionali utilizzati per richiedere motivazioni puntuali e garantiste nella ricostruzione dei presupposti della misura di prevenzione patrimoniale

Massime di principio

  • Per applicare la pericolosità tipica ai fini della confisca di prevenzione è indispensabile motivare la presenza di delitti commessi abitualmente che abbiano prodotto profitti concreti e che tali profitti abbiano inciso in modo apprezzabile sul reddito o tenore di vita del soggetto
  • Il dies a quo della pericolosità deve essere fissato sulla base di fatti che abbiano effettivamente generato reddito illecito; condotte tentate o manifestamente improduttive di profitto non possono da sole giustificare l'inclusione temporale
  • Una volta accertata l'incidenza del reddito illecito, la confisca di prevenzione può colpire patrimonio superiore al profitto accertato sulla base della sproporzione tra redditi leciti dichiarati e investimenti, purché la sproporzione sia adeguatamente motivata
  • Le allegazioni di redditi leciti non dichiarati o di investimenti leciti devono essere provate con elementi affidabili e documentali per incidere sul calcolo della sproporzione
  • La natura preventiva della confisca consente l'applicazione della disciplina vigente al momento della decisione anche per fatti anteriori, ma resta fermo l'onere del giudice di rispettare la correlazione temporale tra pericolosità e acquisizioni
  • Le doglianze fondate su violazioni dell'art.8 CEDU richiedono una valutazione concreta di proporzionalità nella motivazione; l'esistenza del diritto all'abitazione non impedisce automaticamente misure ablative se queste sono motivate e proporzionate

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