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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4983/2023 del 06/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso contestava l'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di riesame del sequestro preventivo: si sosteneva l'erronea applicazione della legge penale (art. 606, comma 1, lett. b, c.p.p.) perché la società concedente non avrebbe effettivamente esercitato la clausola risolutiva espressa del contratto di leasing per l'omesso pagamento di alcune rate (per importo anzi inferiore a quanto indicato nel sequestro). Secondo il difensore, le lettere inviate erano solo diffide e messa in mora, prospettando un rimedio caducatorio solo in caso di protrazione dell'inadempimento e senza efficacia automatica; quindi la protrazione del possesso dell'autovettura non poteva essere ritenuta illecito.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: il motivo ripeteva le censure svolte in sede di riesame senza affrontare criticamente la motivazione impugnata. Il giudice di merito aveva invece correttamente ritenuto che dalle diffide inviate emergeva l'intenzione della società concedente di avvalersi della clausola risolutiva e la richiesta esplicita di restituzione del veicolo in caso di perdurante inadempimento; ciò configurava il fumus del reato di appropriazione indebita per la mancata restituzione del bene al proprietario. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e ad una sanzione pecuniaria di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8, decreto-legge n. 137 del 2020 conv. in legge n. 176 del 2020

    Richiamata come disposizione procedurale relativa alla modalità di svolgimento del procedimento (forma di cui al citato comma)

  • art. 606, comma 1, lett. b), codice di procedura penale

    Norma invocata dal ricorrente per censurare la presunta errata applicazione della legge penale in sede di cassazione (vizio di legge)

  • art. 646, codice penale

    Norma sostanziale contestata: delitto di appropriazione indebita; la Corte ha ritenuto sussistente il fumus rei per la mancata restituzione del veicolo al proprietario

  • Giurisprudenza: Sez. 2, n. 42977 del 02/10/2014 (Di Giacomo, Rv. 260473-01)

    Precedente richiamato per affermare che la inottemperanza alla richiesta di restituzione di un bene preso a noleggio/lease, a fronte dell'inadempimento dell'utilizzatore, può integrare rilevanza penale anche se la clausola risolutiva non è stata formalmente esercitata

Massime di principio

  • La mancata esercitazione formale della clausola risolutiva dal concedente non esclude automaticamente il fumus per appropriazione indebita se è dimostrabile l'intenzione del proprietario di ottenere la restituzione e il possessore si rifiuta di restituire il bene
  • Le diffide e le richieste formali di restituzione possono essere valutate dal giudice come prova dell'intenzione del proprietario di riprendere il possesso; la concreta condotta del detentore (resistenza alla restituzione) può determinare l'interversione del possesso
  • In cassazione non è sufficiente reiterare le stesse argomentazioni già valutate in sede di merito: il motivo deve confrontarsi criticamente con la motivazione del provvedimento impugnato, altrimenti il ricorso è inammissibile
  • Chi impugna deve documentare in modo specifico non solo la mancata esercitazione della clausola contrattuale ma anche che il proprietario non abbia posto in essere atti idonei a manifestare la volontà di riprendere il possesso; altrimenti prevale la valutazione di fumus rei
  • Rischio di condanna alle spese e a sanzione pecuniaria in caso di ricorso inammissibile: valutare la fondatezza e il contenuto critico del motivo prima di proporre ricorso in Cassazione

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