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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20052/2022 del 23/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di Caltanissetta denunciando: 1) errore di diritto e vizio di motivazione nella qualificazione del Palmieri come "amministratore di fatto" della Soces srl, sostenendo che il giudice territoriale non avrebbe indicato gli elementi sintomatici richiesti dalla giurisprudenza (art. 2639 c.c.) per dimostrare un effettivo esercizio del potere gestorio; 2) violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla ritenuta recidiva ai sensi dell'art. 99 c.p., contestando la valutazione della maggiore pericolosità usata per aggravare la posizione personale ai fini della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perchè manifestamente infondato. Ha ritenuto corretta la motivazione della Corte d'appello che, nel contesto di società "cartiera", ha valutato la figura dell'amministratore di fatto non secondo i tradizionali criteri di inserimento organico ex art. 2639 c.c., ma come ruolo di ideatore e organizzatore del sistema fraudolento (uso di prestanome, retrodatazione di verbali, emissione sistematica di fatture inesistenti). Ha altresì confermato la legittimità della valutazione della recidiva operata dal giudice territoriale, fondata sui precedenti penali e sulla progressiva specializzazione in reati tributari. Conseguentemente resta impregiudicata la decisione di merito: la Corte d'appello aveva assolto Palmieri dal reato di cui al capo Q (art. 483 c.p.) e, per il capo M (artt. 110 c.p. e 8 d.lgs. 74/2000), aveva inflitto la pena di anni 2 e mesi 6 di reclusione. Il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 483 cod. pen.

    Riferimento al capo Q per il quale la Corte d'appello ha assolto l'imputato; non contestata dalla Cassazione l'assoluzione di quel capo.

  • art. 110 cod. pen.

    Contestualizza il concorso di persone nel reato (implicato nel capo M insieme alla normativa tributaria).

  • art. 8 d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74

    Norma del decreto legislativo in materia di reati tributari; applicata per la contestazione delle fatture per operazioni inesistenti (capo M).

  • art. 2639 cod. civ.

    Richiamato come criterio tradizionale per individuare l'amministratore di fatto; la Corte sottolinea che tali criteri non sono trasferibili in modo pedissequo alle "società cartiera", dove l'accertamento riguarda invece il ruolo di ideatore/organizzatore del sistema fraudolento.

  • art. 99 cod. pen.

    Norma sulla recidiva: la Corte ricorda che, pur essendo la recidiva circostanza inerente alla persona che il P.M. deve contestare, il giudice può comunque valutare in concreto la sua applicabilità e motivare l'aumento di pena sulla base della effettiva maggiore pericolosità.

  • art. 133 cod. pen.

    Richiamato quale criterio per la quantificazione della pena che utilizza i precedenti penali come parametro; la Corte afferma che i precedenti servono anche per valutare la pericolosità e la recidiva.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la condanna alle spese processuali del ricorrente in caso di ricorso inammissibile.

  • Corte costituzionale, sent. n. 185 del 2015

    Citata per spiegare che la recidiva reiterata ha perso la connotazione di automatismo obbligatorio, lasciando spazio alla valutazione giudiziale sulla maggiore pericolosità.

  • Corte costituzionale, sent. n. 186 del 2000

    Richiamata in relazione alla liquidazione in favore della Cassa delle Ammende e alla valutazione della responsabilità del ricorrente nella determinazione dell'inammissibilità.

  • Massime di giurisprudenza della Cassazione (es. Sez. 5 n. 31823/2020, Sez. 5 n. 32398/2018)

    Richiamate come orientamento secondo cui, nelle "società cartiera", la qualificazione di amministratore di fatto si fonda sull'accertamento del ruolo di ideatore/organizzatore del sistema fraudolento più che sul tradizionale inserimento organico nella struttura societaria.

Massime di principio

  • Nelle ipotesi di "società cartiera" (enti privi di autonomia effettiva e creati per commettere frodi fiscali), l'attribuzione della qualifica di amministratore di fatto non richiede la prova degli elementi di "inserimento organico" ex art. 2639 c.c.; è necessario dimostrare il ruolo di ideatore/organizzatore del sistema che utilizza la società come schermo.
  • La prova dell'uso di prestanome, della retrodatazione o tardiva iscrizione di verbali e della sistematicità dell'emissione di fatture inesistenti costituiscono elementi rilevanti per dimostrare che una società è stata adibita a "cartiera" e che il reale potere decisionale sia rimasto in capo al presunto amministratore di fatto.
  • La recidiva deve essere contestata dal P.M., ma il giudice ha sempre il potere-dovere di valutare concretamente se applicarla: occorre una motivazione autonoma che colleghi i precedenti alla maggiore pericolosità del reo (omogeneità dei reati, distanza temporale, specializzazione criminale, ecc.).
  • Non è sufficiente il riscontro formale di precedenti penali per applicare automaticamente la recidiva; il giudice deve esplicitare perché i precedenti comportano un incremento di pericolosità.
  • In sede di impugnazione, i ricorsi manifestamente infondati o collettivi di questioni già adeguatamente motivate in primo grado e in appello possono essere dichiarati inammissibili e comportare condanna alle spese e somme alla Cassa delle Ammende.

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