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Sentenza

Sentenza del 10/07/2017 n. 4118 - Comm. Trib. Reg. per il Lazio

IRES - Titolare di autocarrozzeria - Fatture attive - Pezzi di ricambio - Fatture passive - Altri materiali accessori - Rideterminazione del reddito d'impresa - Diminuzione - Sussiste.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

Il contribuente ha contestato la rideterminazione del reddito d'impresa effettuata dall'Amministrazione finanziaria, la quale aveva ricostruito i ricavi presumendo la cessione non dichiarata di beni sulla base dei pezzi di ricambio risultanti dalle fatture attive. Secondo il ricorrente, l'Ufficio non aveva considerato adeguatamente le fatture passive relative agli altri materiali accessori e di consumo utilizzati nell'attività di autocarrozzeria. Tali materiali, pur non risultando necessariamente come pezzi di ricambio ceduti alla clientela, sono normalmente indispensabili per le lavorazioni e incidono sui costi e sulla quantità effettiva dei beni impiegati.

La decisione

La pretesa fiscale è stata ridimensionata: il reddito d'impresa accertato deve essere diminuito, poiché la ricostruzione dell'Amministrazione finanziaria non può basarsi soltanto sui pezzi di ricambio individuati nelle fatture attive, ignorando gli ulteriori materiali acquistati e documentati dalle fatture passive. È necessario considerare anche le materie di consumo e gli altri materiali accessori normalmente impiegati nell'attività di autocarrozzeria, con conseguente riduzione del presunto importo di beni ceduti in evasione d'imposta. Il principio è coerente con Cass. n. 24823/2015.

Norme richiamate

  • Principio di ricostruzione analitico-induttiva del reddito d'impresa

    La ricostruzione presuntiva dei ricavi deve considerare tutti gli elementi contabili rilevanti, inclusi i costi documentati sostenuti per acquistare materiali necessari all'attività, e non può fondarsi su una selezione parziale delle fatture.

  • Cassazione civile, sentenza n. 24823/2015

    Il riferimento giurisprudenziale sostiene la necessità di una ricostruzione del reddito coerente con la concreta organizzazione dell'attività e con l'incidenza dei costi effettivamente sostenuti.

Massime di principio

  • In un accertamento basato sul consumo o sulla rivendita di beni, l'Amministrazione deve considerare sia le fatture attive sia tutte le fatture passive pertinenti.
  • Per le attività di lavorazione, il calcolo dei ricavi non può limitarsi ai componenti principali del prodotto o del servizio, ma deve includere anche materiali accessori e di consumo normalmente necessari.
  • Se l'Ufficio omette costi documentati e inerenti all'attività, la ricostruzione del reddito può risultare sovrastimata e deve essere rideterminata al ribasso.
  • La comune esperienza può supportare la dimostrazione dell'impiego di materiali accessori, ma è opportuno collegarla a documentazione contabile, fatture passive, natura dell'attività e modalità concrete di lavorazione.
  • Un accertamento presuntivo deve essere complessivo, coerente e non selettivo: l'Amministrazione non può valorizzare soltanto gli elementi favorevoli alla maggiore pretesa fiscale ignorando quelli idonei a ridurla.

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