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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46833/2022 del 12/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza del Tribunale di Udine che lo aveva ritenuto responsabile del reato di molestie (art. 660 c.p.), dopo che l'imputazione originaria di violenza privata era stata riqualificata. Sorgente contestava: 1) l'errata qualificazione del fatto e la mancata integrazione degli elementi della molestia (petulanza e dolo), sostenendo che le richieste di informazioni non fossero inappropriate; 2) la violazione del diritto di difesa per la riqualificazione (artt. 521 e 522 c.p.p.); 3) carenza o apparente motivazione nella determinazione del risarcimento del danno non patrimoniale.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto legittima la riqualificazione in molestia, ritenendo integrati gli elementi oggettivi (pluralità di azioni insistenti, anche seguire il veicolo e l'approccio ravvicinato) e soggettivi (consapevolezza che la condotta poteva molestare). Ha escluso violazione dell'art. 521 c.p.p. in quanto la diversa qualificazione era prospettabile e l'imputato aveva potuto difendersi in fase di merito. Ha inoltre ritenuto corretta la liquidazione equitativa del danno morale da parte del giudice di merito. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile, liquidate in euro 2.500,00 oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 660 cod. pen.

    Definisce il reato di molestie e richiede l'elemento della petulanza: atteggiamento di invadenza e pluralità di azioni inopportune che turbano la sfera di libertà altrui. Nel caso, la pluralità di azioni e l'inseguimento/insistenza sono stati ritenuti idonei a integrare la petulanza.

  • art. 610 cod. pen. (violenza privata)

    Il delitto di violenza privata richiede violenza o minaccia idonea a costringere la vittima a fare, tollerare o omettere una condotta determinata; in mancanza di tale determinazione il fatto può essere riqualificato in reati quali molestia. Qui la Corte ha ritenuto insussistente la configurazione piena della violenza privata e adeguata la riqualificazione in molestia.

  • art. 521 cod. proc. pen.

    Tutela il diritto di difesa con riferimento a nuovi fatti o qualificazioni; la Corte precisa che la riqualificazione non viola l'art. 521 se la diversa qualificazione era ragionevolmente prevedibile e l'imputato ha avuto la possibilità di difendersi nel merito.

  • art. 522 cod. proc. pen.

    Norma collegata alla precedente sul divieto di mutamento essenziale della contestazione; la Corte ha ritenuto che non vi sia stato mutamento essenziale non prevedibile, essendo la riqualificazione coerente con la descrizione fattuale originaria.

  • art. 606, lett. e) cod. proc. pen.

    Cita la motivazione insufficiente o contraddittoria come possibile vizio di cassazione; la Corte ha ritenuto invece la motivazione del giudice di merito adeguata relativamente sia alla fattispecie penale sia alla liquidazione del danno morale.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Riguarda l'onere motivazionale; la Corte conferma che la determinazione equitativa del danno morale non richiede calcoli analitici ma una motivazione che indichi i fatti e il percorso logico valutativo adottato.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Regola i limiti nella enunciazione dei motivi in cassazione; il ricorso è stato redatto nei limiti richiesti da questa disposizione.

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 127/2020 e art. 7, comma 1, d.l. n. 105/2021

    Norme procedurali che hanno consentito il deposito della requisitoria e delle conclusioni scritte e il trattamento del ricorso senza intervento delle parti in determinate condizioni temporanee; la Corte ha proceduto secondo tali disposizioni.

  • art. 111 Cost. e art. 6 CEDU

    Richiamati a tutela del principio del giusto processo: la Corte osserva che la riqualificazione dei fatti non ha leso le garanzie difensive e risulta compatibile con il diritto al giusto processo e al contraddittorio.

Massime di principio

  • La riqualificazione giuridica del fatto operata dal giudice di merito non viola automaticamente il diritto di difesa se la nuova qualificazione era un possibile e prevedibile epilogo alla luce della descrizione fattuale e l'imputato ha potuto esercitare la difesa nel merito.
  • Il reato di molestie (art. 660 c.p.) si configura anche quando sussiste una pluralità di azioni invadenti e insistenti (petulanza), inclusi atti come seguire insistentemente la persona o il suo veicolo; quindi non è necessario che l'agente persegua un fine illegittimo se è consapevole che la sua condotta può molestare.
  • La convinzione soggettiva dell'agente di agire per tutelare un proprio diritto o per ragioni ritenute legittime non esclude il dolo della molestia se l'agente è consapevole dell'idoneità della condotta a arrecare disturbo.
  • La liquidazione del danno morale spetta al giudice di merito e può avvenire secondo criteri equitativi: è sufficiente che il giudice indichi i fatti e il percorso logico valutativo, senza necessità di calcoli analitici.
  • In sede di cassazione i motivi che lamentano mero travisamento della prova o insufficienza logica della motivazione devono dimostrare l'irrimediabile carenza argomentativa; la giurisprudenza ammette valutazioni concrete del fatto che rientrano nel sindacato solo in specifiche condizioni.

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