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Sentenza

Sentenza del 16/03/2018 n. 6506 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L’Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Veneto che aveva ritenuto illegittimi gli avvisi di liquidazione emessi dopo la revoca dell’agevolazione prevista dal D.P.R. n. 601 del 1973, artt. 15 e 17. L’agevolazione consisteva nell’applicazione dell’imposta sostitutiva, anziché delle ordinarie imposte di registro, bollo e ipotecarie, a un’operazione di apertura di credito con garanzia ipotecaria, collegata a un contratto di conto corrente. Secondo l’Agenzia, la clausola che consentiva alla banca di recedere ad nutum dal conto corrente rendeva variabile la durata effettiva dell’intera operazione e impediva di considerare rispettato il requisito della durata minima di 18 mesi richiesto per i finanziamenti a medio-lungo termine. La banca sosteneva invece che il conto corrente e il finanziamento ipotecario fossero contratti distinti e che la clausola di recesso riguardasse soltanto il primo.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto infondato il primo motivo, relativo alla presunta novità della tesi difensiva della banca e alla violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato. Ha invece accolto gli altri motivi, ritenendo erronea la ricostruzione della Commissione Tributaria Regionale. Secondo la Corte, anche se la clausola di recesso ad nutum è formalmente inserita nel contratto di conto corrente, essa può precludere l’agevolazione quando il conto corrente risulti collegato funzionalmente e giuridicamente al finanziamento ipotecario. La durata minima di 18 mesi deve risultare vincolante fin dall’origine e non può dipendere dalla libera facoltà della banca di recedere anticipatamente. La sentenza impugnata è stata quindi cassata e la causa rinviata alla Commissione Tributaria Regionale del Veneto, in diversa composizione, affinché riesamini la fattispecie applicando tali principi e provveda anche sulle spese.

Norme richiamate

  • D.P.R. n. 601 del 1973, art. 15

    La norma prevede l’agevolazione fiscale per le operazioni di credito a medio e lungo termine, caratterizzate da una durata minima stabilita dalla legge.

    Il requisito della durata minima di 18 mesi deve esistere fin dall’origine del rapporto. Una clausola che consenta alla banca di recedere unilateralmente e senza preavviso prima della scadenza rende la durata meramente variabile e priva il finanziamento del carattere temporale richiesto per l’agevolazione.

  • D.P.R. n. 601 del 1973, art. 17

    Richiamato quale base normativa dell’imposta sostitutiva applicata alle operazioni di finanziamento agevolabili.

  • D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20

    Ai fini dell’imposta di registro rileva la valutazione complessiva e interdipendente degli atti e dei negozi collegati, non soltanto la loro denominazione formale o la separata predisposizione documentale.

  • D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 18, 24 e 57

    Le disposizioni disciplinano il contenuto del ricorso tributario, le difese delle parti e il divieto di proporre domande o eccezioni nuove in appello. La Corte ha escluso che una diversa ricostruzione giuridico-argomentativa dei medesimi fatti costituisca domanda o eccezione nuova.

  • Art. 112 c.p.c.

    Il giudice deve pronunciarsi nei limiti della domanda. Non vi è ultrapetizione quando la decisione resta fondata sugli stessi fatti, petitum e causa petendi, applicando d’ufficio i criteri giuridici e interpretativi pertinenti.

  • Art. 360 c.p.c.

    Individua i motivi di ricorso per cassazione invocati dall’Agenzia, tra cui violazione di legge, nullità processuale e vizio di motivazione.

  • Art. 366 c.p.c., n. 6

    I motivi di ricorso sono stati ritenuti sufficientemente specifici e autosufficienti quanto all’indicazione degli atti e dei documenti rilevanti.

  • Art. 12 delle preleggi

    Richiamato in relazione ai criteri di interpretazione della legge, utilizzati per determinare la portata delle norme agevolative.

  • Delibera CICR 4 marzo 2003

    Richiamata per la qualificazione del contratto di conto corrente come contratto tipo corredato da documento di sintesi; tale qualificazione formale non esclude il collegamento sostanziale con il finanziamento.

Massime di principio

  • Per verificare il diritto a un’agevolazione fiscale relativa a un finanziamento non è sufficiente esaminare separatamente i singoli documenti contrattuali: occorre valutare l’operazione nel suo complesso e accertare se i contratti siano funzionalmente o giuridicamente collegati.
  • La durata minima richiesta dalla normativa agevolativa deve essere garantita fin dalla stipula. Una facoltà della banca di recedere liberamente e senza preavviso prima della scadenza può escludere l’agevolazione anche se il rapporto, in concreto, è durato oltre il periodo minimo.
  • Una clausola di recesso contenuta formalmente in un contratto accessorio, come il conto corrente, può produrre effetti anche sul finanziamento principale quando i contratti sono interdipendenti e il conto corrente costituisce lo strumento operativo essenziale del finanziamento.
  • La successiva effettiva durata del rapporto non sana necessariamente l’assenza, originaria, di un vincolo contrattuale stabile per il periodo minimo previsto dalla legge.
  • Nel processo tributario, proporre una diversa interpretazione giuridica degli stessi fatti e degli stessi contratti non costituisce domanda o eccezione nuova, purché non vengano modificati il petitum e la causa petendi.
  • In presenza di clausole apparentemente confliggenti, deve essere applicata la clausola di prevalenza prevista dal contratto e deve essere ricostruita la volontà complessiva delle parti, considerando struttura, funzione e collegamento tra gli accordi.

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