Cassazione Penale, Sentenza n. 40200/2022 del 25/10/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Messina del 29/09/2021 che aveva concesso l'affidamento in prova al servizio sociale per la pena residua. Il Procuratore generale ha dedotto: (i) violazione di legge per mancata valutazione dei presupposti di cui all'art. 47 Ord. Peri. (mancanza di concreta e ragionevole prognosi favorevole sulla rieducazione e incapacità della misura di prevenire il rischio di recidiva), con rilievo particolare sull'assenza di lavoro e sulla scarsa propositività del ricorrente; (ii) vizio di motivazione per omissione della valutazione del fatto che il Gemelli era già stato affidato in prova nel 2006 e successivamente aveva commesso reati, nonché per insufficiente concretezza della disponibilità a svolgere attività riparative (definita meramente "labiale").
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale di sorveglianza avesse svolto una valutazione corretta e congrua, valorizzando elementi quali: i reati commessi fino al 2014 e l'assenza di ulteriori fatti di rilievo penale da allora; l'ammissione di responsabilità del condannato; la disponibilità a svolgere attività riparative; l'attaccamento al contesto familiare. Pur prendendo atto della mancanza di lavoro e della scarsa propositività, il Tribunale aveva comunque imposto obblighi specifici (recarsi al Ser.D. per valutazione e seguire il programma, presa in carico dall'U.E.P.E. e coinvolgimento in attività riparative/socialmente utili), ritenuti idonei a garantire la prognosi favorevole e la prevenzione della recidiva. Sulla base di consolidata giurisprudenza, la Corte ha confermato che è prevalente la valutazione del comportamento e della situazione del soggetto dopo i fatti, e che la prognosi favorevole può desumersi dagli elementi di trattamento individualizzato valutati dal Tribunale.
Norme richiamate
art. 47 Ord. Peri. (Ordinamento penitenziario)
Richiede una concreta e ragionevole prognosi favorevole sulla rieducazione del condannato e che la misura alternativa sia idonea a prevenire il pericolo di ricadute criminose; il giudice deve valutare questi profili in sede motivazionale
Giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione (sentenze richiamate: Ricci, Fatale, Chifari, ecc.)
Principio secondo cui, per la concessione dell'affidamento in prova e altri benefici, il giudice deve tener conto soprattutto del comportamento e della situazione del soggetto dopo i fatti, per verificare sintomi di positiva evoluzione della personalità e condizioni di reinserimento senza pericolo di recidiva
Massime di principio
- Nelle valutazioni per l'affidamento in prova al servizio sociale prevale l'analisi del comportamento e della situazione postfatto del condannato rispetto alla mera gravità dei reati commessi
- L'assenza di lavoro o una situazione di passività non escludono automaticamente la misura alternativa, purché il giudice rilevi elementi concreti che consentano una prognosi favorevole (ammissione di responsabilità, disponibilità a misure riparative, legami familiari, assenza di nuovi reati)
- La dichiarazione di disponibilità a partecipare ad attività riparative deve essere valutata nel contesto degli accertamenti (relazione U.E.P.E., presa in carico dai servizi) e può essere integrata da obblighi e prescrizioni specifiche imposti dal giudice per aumentare l'adeguatezza della misura
- Il giudice deve motivare in modo congruo e adeguato la propria prognosi rieducativa, tenendo conto anche di eventuali precedenti affidamenti non riusciti, ma la precedente recidiva non è necessariamente ostativa se risultano elementi di cambiamento utili al reinserimento
- È lecito affidare il condannato a percorsi con obblighi di controllo e presa in carico (Ser.D., U.E.P.E., attività riparative) quando tali misure appaiono idonee a prevenire il rischio di recidiva e a favorire la rieducazione
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