Provvedimento AGCM IDMA1 n. 31988 del 09/06/2026
APPLE/ARCHIVI CLOUD NON APPLE
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeIl provvedimento dispone l’avvio, ai sensi dell’art. 38, par. 7, DMA, di un’indagine nei confronti di Apple Inc., Apple Distribution International Ltd e Apple Italia S.r.l. per possibile non conformità all’obbligo di interoperabilità di cui all’art. 6, par. 7, DMA. La segnalazione riguarda la pretesa impossibilità per i fornitori di cloud storage concorrenti di iCloud di ottenere accesso alle componenti software/hardware di iOS e iPadOS necessarie a offrire backup integrale e altre funzionalità equivalenti su iPhone e iPad. L’Autorità, dopo aver richiamato la designazione di Apple quale gatekeeper per iOS e iPadOS e i principi interpretativi già fissati dalla Commissione, ritiene che la condotta possa integrare un caso di possibile non conformità e apre l’istruttoria, fissando termini procedurali e la scadenza del procedimento al 31 marzo 2027.
Apple Inc. e società del gruppo: avvio di indagine DMA sull’accesso dei servizi cloud non Apple all’interoperabilità con iOS e iPadOS; nessun accertamento di infrazione al momento
Apple / archivi cloud non Apple
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato dispone l’avvio di un’indagine ex art. 38, par. 7, DMA nei confronti di Apple Inc., Apple Distribution International Ltd e Apple Italia S.r.l. Il procedimento riguarda una possibile non conformità all’obbligo di interoperabilità di cui all’art. 6, par. 7, DMA, in relazione ai sistemi operativi iOS e iPadOS e ai servizi cloud concorrenti di iCloud.
Parti e contesto societario
Apple Inc. è descritta come capogruppo di un ecosistema digitale verticalmente integrato, centrato su dispositivi hardware, sistemi operativi proprietari e servizi digitali. Nel perimetro dell’indagine sono menzionate:
- Apple Distribution International Ltd, che fornisce nell’Unione il servizio iCloud per dispositivi iOS e iPadOS;
- Apple Italia S.r.l., attiva in Italia nella distribuzione e vendita di dispositivi e servizi, nonché in attività di marketing per il gruppo.
Origine della segnalazione
L’istruttoria prende le mosse da una segnalazione ricevuta tramite la piattaforma di whistleblowing dell’Autorità il 9 aprile 2025, poi integrata più volte fino al 16 febbraio 2026. La denuncia lamenta che gli utenti di iPhone e iPad non possano effettuare il backup integrale del dispositivo su servizi cloud diversi da iCloud, con conseguente incentivazione all’uso del servizio Apple e disincentivo verso offerte concorrenti.
Sistemi operativi iOS e iPadOS e servizio iCloud
Il provvedimento richiama la separazione tra i sistemi operativi iOS e iPadOS, introdotta dal 2019 per dispositivi con esigenze funzionali differenti. Apple è già stata designata dalla Commissione europea gatekeeper per entrambi i sistemi operativi, considerati servizi di piattaforma di base distinti.
Quanto a iCloud, l’Autorità evidenzia che il servizio non si limita allo storage online, ma include funzioni ulteriori, tra cui:
- backup automatico e ripristino integrale del dispositivo;
- sincronizzazione di app e dati in background;
- archiviazione di documenti, foto e note;
- sincronizzazione di password e impostazioni, incluse quelle di privacy;
- altre funzionalità integrate di ecosistema.
Quadro normativo e poteri dell’AGCM
L’Autorità richiama l’art. 38, par. 7, DMA, che consente all’autorità nazionale, ove previsto dal diritto interno, di svolgere un’indagine su un possibile caso di non conformità agli artt. 5, 6 e 7 del regolamento, informando preventivamente la Commissione europea. Viene poi richiamato l’art. 18 della l. 214/2023, che attribuisce all’AGCM i poteri di indagine necessari all’attuazione del DMA e consente l’adozione di regolamenti procedurali interni.
Contenuto dell’obbligo di interoperabilità ex art. 6, par. 7, DMA
Il provvedimento ricostruisce l’obbligo imposto ai gatekeeper designati per sistemi operativi: essi devono consentire ai fornitori terzi e ai fornitori alternativi di servizi integrati o di supporto di ottenere un’effettiva interoperabilità con il sistema operativo e con le componenti hardware/software rese disponibili dal gatekeeper, a titolo gratuito e a parità di condizioni.
L’Autorità richiama inoltre le decisioni della Commissione del 19 marzo 2025, che precisano come l’interoperabilità debba essere:
- concreta, tecnicamente valida, stabile e praticabile;
- priva di inutili ostacoli per terzi e utenti;
- equivalente quanto a caratteristiche e funzionalità rispetto a quelle disponibili al gatekeeper;
- idonea a garantire accesso alle stesse funzionalità, non una soluzione parziale o di qualità inferiore.
Valutazione della possibile non conformità
Secondo l’Autorità, dalla documentazione in atti emerge che i fornitori di cloud storage concorrenti di iCloud non sembrerebbero posti in condizione di offrire servizi equivalenti sui dispositivi iOS e iPadOS. In particolare, Apple non consentirebbe l’accesso alle specifiche che permettono a iCloud di effettuare il backup integrale dei dispositivi e potrebbero non essere rese effettivamente interoperabili anche altre funzionalità utilizzate da iCloud, come la sincronizzazione in background.
La condotta viene così qualificata, in via preliminare, come possibile caso di non conformità all’art. 6, par. 7, DMA, in quanto potrebbe ridurre la contendibilità dei mercati digitali e ostacolare lo sviluppo di servizi cloud alternativi per gli utenti finali.
Esito del provvedimento e termini procedurali
Il provvedimento dispone:
- l’avvio dell’indagine nei confronti di Apple Inc., Apple Distribution International Ltd e Apple Italia S.r.l.;
- il termine di 60 giorni dalla notifica per l’esercizio del diritto di essere sentiti;
- la fissazione del termine di conclusione del procedimento al 31 marzo 2027;
- l’indicazione del responsabile del procedimento nella dott.ssa Gabriella Romano.
Non sono presenti, in questa fase, accertamenti di infrazione, impegni, misure cautelari o sanzioni.
Punti principali
Parte interessata e contesto digitale
Apple Inc. è indicata come società statunitense capogruppo di un ecosistema verticalmente integrato fondato su dispositivi, sistemi operativi e servizi digitali. Nel perimetro rilevante rientrano Apple Distribution International Ltd, che offre nell’Unione il servizio iCloud, e Apple Italia S.r.l., presente in Italia con funzioni di distribuzione, vendita e marketing.
Oggetto della denuncia
La segnalazione pervenuta tramite whistleblowing lamenta che gli utenti non possano effettuare il backup integrale di iPhone e iPad su servizi cloud diversi da iCloud. La denuncia attribuisce tale impossibilità a scelte di Apple nella configurazione di iOS e iPadOS e, in particolare, al mancato accesso, per i concorrenti, alle API necessarie per realizzare backup completi e altre funzioni di sincronizzazione e elaborazione in background.
Quadro normativo DMA e posizione di Apple
L’Autorità richiama l’art. 38, par. 7, DMA, che consente alle autorità nazionali di svolgere indagini su possibili non conformità agli artt. 5, 6 e 7, previa informazione alla Commissione. Viene altresì richiamato l’art. 18 della l. 214/2023, che attribuisce all’AGCM i poteri di indagine per l’attuazione del DMA. Apple risulta designata gatekeeper dalla Commissione per i servizi di piattaforma di base consistenti nei sistemi operativi iOS e iPadOS.
Valutazione sull’obbligo di interoperabilità
Il provvedimento ricostruisce il contenuto dell’art. 6, par. 7, DMA, chiarendo che i gatekeeper che offrono sistemi operativi devono garantire ai fornitori terzi un’interoperabilità effettiva, valida, stabile e praticabile, a parità di condizioni, con le stesse componenti hardware e software disponibili per i servizi del gatekeeper. Secondo l’Autorità, i servizi cloud concorrenti dovrebbero poter accedere alle componenti iOS e iPadOS utilizzate o rese disponibili a iCloud per offrire un servizio equivalente.
Esito procedurale
Sulla base della documentazione agli atti, l’Autorità ritiene che possa sussistere un caso di possibile non conformità all’art. 6, par. 7, DMA e avvia l’indagine nei confronti di Apple Inc., Apple Distribution International Ltd e Apple Italia S.r.l. Non vi è ancora accertamento dell’infrazione né irrogazione di sanzioni; il procedimento deve concludersi entro il 31 marzo 2027.
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