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Cassazione Civile, Ordinanza n. 31912/2025 del 07/12/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (attore)

La controversia

La controversia nasce da un’azione possessoria relativa a una striscia di terreno posta tra due fabbricati, di cui alcuni soggetti lamentavano l’ostacolo all’utilizzo per effetto del parcheggio di autovetture da parte di altri. Il tribunale aveva accolto la domanda di reintegrazione del possesso e la corte d’appello aveva confermato la decisione. In cassazione i soccombenti hanno proposto tre motivi: violazione di numerose norme processuali e sostanziali, nullità della sentenza o del procedimento, e vizio di motivazione. In particolare hanno dedotto, in modo confuso e generico, la pretesa decadenza dall’azione possessoria, la nullità per la partecipazione di un giudice ausiliario al collegio di appello, e un vizio motivazionale. I controricorrenti hanno eccepito anche la tardività del ricorso, eccezione respinta dalla Corte.

La decisione

La Corte ha ritenuto infondata l’eccezione di tardività del ricorso, ma ha dichiarato il ricorso complessivamente inammissibile. Ha rilevato, da un lato, la violazione dell’art. 366 c.p.c. per mancanza di una chiara esposizione sommaria dei fatti e per difetto di specificità delle censure; dall’altro, la confusione dei motivi e la loro non coerenza con la decisione impugnata. Ha inoltre ritenuto inammissibile la doglianza sul giudice ausiliario, in quanto contrastante con la giurisprudenza di legittimità, e non più configurabile il vizio di motivazione nei termini prospettati, essendo applicabile il nuovo testo dell’art. 360, n. 5, c.p.c. La Corte ha quindi rigettato il ricorso e ha condannato i ricorrenti alle spese, oltre che alle somme ex art. 96 c.p.c. e al contributo unificato დამატivo.

Norme richiamate

  • art. 327 c.p.c.

    nella formulazione anteriore alle modifiche apportate [...] dalla legge n. 69 del 2009

    per il procedimento possessorio il termine annuale per il ricorso per cassazione decorre dall’introduzione della prima fase sommaria; nel caso concreto il ricorso non era tardivo.

  • art. 366 c.p.c.

    esposizione sommaria dei fatti della causa

    il ricorso per cassazione deve contenere una sintetica e autonoma esposizione dei fatti sostanziali e processuali e motivi specifici; la sua violazione comporta inammissibilità.

  • art. 380-bis c.p.c.

    definizione accelerata del ricorso

    la decisione conforme alla proposta del consigliere delegato rileva ai fini delle conseguenze sanzionatorie ex art. 96 c.p.c.

  • art. 360 c.p.c.

    n. 4; n. 5; art. 360, comma 1

    i motivi devono essere ricondotti a specifici vizi di legittimità; il vizio motivazionale nei termini evocati dai ricorrenti non è più configurabile nel testo vigente del n. 5.

  • artt. 669-bis e segg. c.p.c.

    richiamati dai ricorrenti in modo promiscuo e non specifico, senza incidere in modo intelligibile sulla ratio decidendi.

  • art. 703 c.p.c.

    norma richiamata dai ricorrenti nel contesto del procedimento possessorio.

  • artt. 75, 83, 89, 51, 52, 91, 92, 96, 174 c.p.c.

    richiamate nel primo motivo in modo cumulativo e generico; la Corte ha ritenuto le censure non specifiche.

  • artt. 1168 e 1170 c.c.

    richiamate dai ricorrenti a sostegno della doglianza possessoria, ma senza censura specifica coerente con la decisione impugnata.

  • art. 360-bis c.p.c.

    rende inammissibile la censura sul giudice ausiliario, perché contrastante con l’orientamento consolidato della Cassazione.

  • art. 96 c.p.c.

    la definizione conforme alla proposta ex art. 380-bis integra colpa grave e giustifica la condanna del ricorrente al pagamento di somme in favore della controparte e della cassa delle ammende.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    sussistono i presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione deve contenere una esposizione sommaria ma completa dei fatti sostanziali e processuali rilevanti; una narrazione caotica, ridondante e priva di selezione critica dei dati utili integra violazione dell’art. 366 c.p.c. e determina inammissibilità.
  • Il requisito di specificità dei motivi impone che ciascuna censura sia autonoma, intelligibile e coerente con la decisione impugnata; non è sufficiente un elenco promiscuo di norme e vizi, né la sollecitazione di un nuovo giudizio di merito.
  • La censura deve investire effettivamente la ratio decidendi della sentenza impugnata: se il motivo riguarda un profilo non esaminato o non decisivo nella pronuncia, esso è inammissibile per mancanza di pertinenza.
  • Il vizio motivazionale è oggi circoscritto nei limiti del vigente art. 360, n. 5, c.p.c.; non sono più proponibili le censure formulate secondo il previgente modello dell’insufficiente o contraddittoria motivazione.
  • La partecipazione di un giudice ausiliario ai collegi di appello, nel periodo di tollerabilità costituzionale indicato dalla giurisprudenza, non integra di per sé una causa di nullità idonea a fondare l’impugnazione.
  • La definizione del ricorso in conformità alla proposta ex art. 380-bis c.p.c. può integrare indice di colpa grave e giustificare le misure sanzionatorie previste dall’art. 96 c.p.c. e dal d.P.R. n. 115 del 2002.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniProvePossesso
RamiProcesso civileDiritti reali
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaLitisconsorzio necessario

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