Cassazione Penale, Sentenza n. 40749/2025 del 18/12/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. avverso la sentenza n. 10934/2025 della Corte di Cassazione che aveva dichiarato inammissibile il ricorso ordinario avverso la sentenza della Corte d'appello di Reggio Calabria (07/11/2022) che aveva confermato la condanna per i reati di cui agli artt. 73 e 74 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309. Il ricorrente deduce un errore di fatto nella sentenza di legittimità: la Corte di cassazione avrebbe ritenuto congruo l'aumento di pena per continuazione sulla base della valutazione di «1 kg di cocaina pura», mentre dagli atti di causa e dalla sentenza di primo grado emergerebbe che la sostanza era invece tagliata e di scarsa qualità, circostanza che avrebbe inciso sulla dosimetria della pena.
La decisione
Il Collegio ha dichiarato il ricorso straordinario inammissibile. La Corte ha ritenuto che non sussista un errore di percezione o di fatto nei termini richiesti dall'art. 625-bis c.p.p.: le doglianze sollevate attengono a una diversa valutazione del merito (errore di giudizio) e/o sono generiche e prive della specificità necessaria per dimostrare che vi sia stata una svista percettiva decisiva. La Corte ha inoltre sottolineato l'ampia discrezionalità del giudice nella determinazione del "quantum" degli aumenti per continuazione, il rilievo dell'elemento ponderale complessivo e il contesto associativo collegato all'art. 74 DPR 309/1990. Per questi motivi il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 625-bis cod. proc. pen.
L'articolo disciplina il ricorso per errore di fatto in sede di legittimità: la Corte ricorda che l'errore di fatto tutelabile è un errore percettivo dovuto a svista o equivoco nella lettura degli atti interni che abbia inciso sul processo formativo della decisione. Se la causa dell'errore è valutativa non percettiva, si tratta di errore di giudizio non sindacabile con questo rimedio; è onere del ricorrente dimostrare che l'omesso esame o la svista erano decisivi.
artt. 73 e 74 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
Norme che definiscono i reati contestati (illecita detenzione/traffico di stupefacenti e circostanze aggravanti/associative). La Corte ha valorizzato il contesto associativo e l'elemento ponderale complessivo per giustificare la gravità della condotta e la congruità degli aumenti di pena.
art. 81, secondo comma, cod. pen.
Regola la continuazione e gli aumenti di pena: la Corte ha ritenuto che gli aumenti applicati siano congrui alla gravità delle condotte e che rientrino nella discrezionalità del giudice, purché rispettino il rapporto di proporzione tra le pene.
art. 616 cod. proc. pen.
Consente la condanna alle spese processuali e l'applicazione di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende per ricorsi infondati o inammissibili; la Corte lo ha applicato per la liquidazione delle somme dovute dal ricorrente.
Corte cost., 13 giugno 2000, n. 186
Giurisprudenza costituzionale richiamata in relazione alla possibilità di irrogare sanzioni pecuniarie per impugnazioni infondate e alla necessità di una valutazione equitativa dei profili di colpa dell'impugnante.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (ex multis: Sez. U, n. 47127/2021 Pizzone)
Richiamata per il principio che il grado di dettaglio della motivazione richiesto sul "quantum" degli aumenti di pena è correlato all'entità degli stessi; la Corte ha ribadito la discrezionalità giudiziale nella determinazione della dosimetria, salvo violazioni manifeste.
Massime di principio
- Il ricorso straordinario per errore di fatto (art. 625-bis c.p.p.) è ammissibile solo per "errori percettivi" (svista o equivoco) nella lettura degli atti che abbiano effettivamente inciso sulla decisione; non è lo strumento per rimettere in discussione valutazioni di merito.
- Occorre distinguere nettamente tra errore di fatto (percepito come svista) ed errore di giudizio (valutazione), quest'ultimo non sindacabile con il rimedio straordinario previsto dall'art. 625-bis.
- La parte che invoca l'errore di fatto ha l'onere di specificare con precisione gli elementi omissione/errore e dimostrare che sarebbero stati decisivi per l'esito del giudizio; deduzioni generiche o riferimenti vaghi al verbale/decisione non sono sufficienti.
- Quando si contestano aumenti di pena per continuazione è necessario confrontarsi con l'intero apparato motivazionale del giudice (peso complessivo degli illeciti, contesto associativo, rapporto di proporzione tra le pene); isolare un singolo dato probatorio senza inquadrarlo nel contesto è spesso inefficace.
- Il riesame straordinario non consente una rivalutazione del merito o una nuova valutazione probatoria: se il vizio denunciato è in realtà una diversità di valutazione, il ricorso va dichiarato inammissibile.
- Esiste il rischio concreto di condanna alle spese e di sanzioni pecuniarie (Cassa delle ammende) per ricorsi infondati o inammissibili; ciò impone un'attenta valutazione preliminare della fondatezza e della specificità delle doglianze prima di proporre il rimedio straordinario.
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