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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 12279/2022 del 14/04/2022

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Prima dell'udienza di decisione in Cassazione la Fondazione ha rinunciato al ricorso, con accettazione della controparte e richiesta di estinzione del giudizio; la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Conseguenza pratica: non vi è stata pronuncia di merito in sede di legittimità e la sentenza della Corte d'Appello (favorevole a Buda) resta definitiva ed esecutiva.

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'Appello di Roma n. 166/2018 che, riformando il Tribunale, aveva dichiarato la nullità del contratto di lavoro a termine stipulato l'11/04/2007 per mancanza di specificità della causale giustificativa e aveva riconosciuto l'esistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato a decorrere da quella data, condannando la Fondazione al pagamento di dodici mensilità a titolo di risarcimento.

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8-bis del D.L. 28 ottobre 2020 n. 137, convertito con modificazioni nella legge 18 dicembre 2020, n. 176

    art. 23, comma 8 bis del D.L. 28 ottobre 2020 n. 137, convertito con modificazioni nella legge 18 dicembre 2020, n. 176

    Norma processuale richiamata in relazione al deposito delle conclusioni scritte del Procuratore Generale; non incide sul merito sostanziale della causa.

  • art. 3, comma 6, d.l. n. 64/2010 conv. in l. n. 100/2010

    ad 3, comma 6, d.l. n. 64/2010 conv. in l. n. 100/2010

    La Corte d'Appello, richiamando l'orientamento della Corte costituzionale, ha ritenuto che il divieto di conversione previsto da tale norma sia inoperante nell'ipotesi di vizio 'genetico' del contratto a termine: cioè se il contratto è nullo per mancanza di causale specifica il rapporto può essere dichiarato a tempo indeterminato nonostante il divieto di conversione.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 260/2015

    Corte costituzionale n. 260/2015

    Pronuncia utilizzata dalla Corte territoriale per sostenere che, in presenza di un vizio originario del contratto a termine, i limiti legislativi alla conversione non impediscono la dichiarazione della sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Massime di principio

  • Se un contratto a termine è privo di una causale specifica e ciò configura un vizio 'genetico' del contratto, i giudici possono dichiararne la nullità e riconoscere un rapporto a tempo indeterminato nonostante disposizioni che in generale vietano la conversione.
  • La pronuncia di legittimità non è intervenuta nel merito quando la parte che impugna il provvedimento superiore rinuncia al ricorso con accettazione della controparte: in tal caso il giudizio è dichiarato estinto e la sentenza impugnata rimane definitiva.
  • Prima di proporre azioni giudiziarie o difendersi, è essenziale verificare la specificità della causale nei contratti a termine: la genericità della causale costituisce fattore cruciale per il rischio di nullità.
  • La presenza di pronunce costituzionali e di orientamenti di legittimità che limitano l'effetto del 'divieto di conversione' impone di valutare caso per caso se il vizio sia di natura tale da autorizzare la declaratoria di rapporto a tempo indeterminato.
  • In sede di impugnazione in Cassazione, la rinuncia al ricorso con accettazione della controparte determina l'estinzione del giudizio; le parti devono considerare le conseguenze (mantenimento della sentenza impugnata e questioni relative alle spese e all'esecuzione).

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