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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21954/2022 del 07/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della confisca della somma di euro 28.680 disposta dal Tribunale di Milano a seguito di patteggiamento per il reato previsto dall'art. 73 co. 1 d.P.R. n. 309/1990. Il ricorrente sosteneva che la consistente disponibilità di denaro era giustificata da un trasferimento per lavoro all'estero e da versamenti non documentati (dazioni dei genitori, lavori 'in nero', elargizioni da un amico), e censurava un'errata lettura degli atti da parte del Tribunale che avrebbe risposto in modo apodittico alle sue giustificazioni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza del motivo. Ha ritenuto che il Tribunale, in sede di rinvio, avesse adeguatamente motivato la sproporzione tra la somma sequestrata e le entrate lecite dichiarate dal ricorrente, le modalità di custodia del denaro (banconote di vario taglio, nascoste sopra una libreria nonostante il ricorrente avesse un conto corrente), la presenza di materiale per il confezionamento della sostanza e bilancini di precisione, nonché la piccola quantità di droga trovata, elementi idonei a far ritenere il denaro profitto dell'attività di spaccio. Conseguentemente il provvedimento ablatorio è stato confermato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309/1990, art. 73 co. 1

    Norma sullo stupefacente in base alla quale il ricorrente aveva patteggiato; la condanna per il reato ha costituito il contesto per la valutazione della pertinenzialità del denaro sequestrato come presunto profitto dell'illecito.

  • art. 616 c.p.p.

    Previsione che consente alla Corte di Cassazione, in caso di inammissibilità del ricorso dovuta a profili di colpa del ricorrente, di condannare quest'ultimo al versamento di una somma in favore della cassa delle ammende; applicata per disporre il pagamento di euro 3.000.

  • Corte Costituzionale, sent. 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata come principio in ordine alla possibilità di irrogare sanzioni pecuniarie per la responsabilità nella determinazione della causa di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • La sproporzione tra la somma di denaro trovata e le entrate lecite dichiarate dal soggetto può legittimamente indurre il giudice a ritenere che si tratti di profitto di attività delittuosa, se non esistono giustificazioni documentate e credibili.
  • Le modalità di conservazione del denaro (nascosto, in banconote di vario taglio, in assenza di uso del conto corrente) sono elementi indiziari rilevanti per la pertinenzialità rispetto a un reato economico o di spaccio.
  • La presenza di materiale per il confezionamento e bilancini, anche se la quantità di sostanza è modesta, rafforza il convincimento che il denaro sia riconducibile all'attività di spaccio.
  • Spetta al difensore dimostrare con prove e documenti l'origine lecita di ingenti somme: dichiarazioni non documentate (dazioni familiari, lavori 'in nero', versamenti da terzi non identificati) sono spesso ritenute insufficienti.
  • Per resistere a una confisca, la motivazione del giudice deve essere integrale e specifica; se il giudice di rinvio fornisce una motivazione puntuale sugli indici di illiceità, la Cassazione tende a ritenere il ricorso manifestamente infondato.

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