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Sentenza

Sentenza n. 147/2026 - Brescia, Sezione 2

per l'annullamento A) Per quanto riguarda il ricorso introduttivo: - del provvedimento prot. n. 0042555/2021 del 10.8.2021, mediante il quale il Responsabile del servizio Edilizia privata ordinava al sig. Gusmini Paolo di non effettuare l'intervento relativo alla Segnalazione Certificata di Inizio Attività prot. n. 0038889/20021, avente ad oggetto la formazione di una nuova recinzione delle aree identificate catastalmente al foglio 50 mappali 21074 e 780, con demolizione dell'esistente recinzione sul lato est del mappale 780, prospicente via sante Capitanio e Gerosa; nonché il successivo provvedimento, confermativo del primo, prot. n. 55669/202189 dell'8.10.2021; B) Per quanto riguarda i motivi aggiunti depositati il 22 novembre 2023: - del provvedimento prot. n. 2023/00517222 recante la concessione per occupazione suolo pubblico mediante ponteggio, emessa dal Comandante della Polizia Municipale Dott. Giovanni Vinciguerra del Comune di Treviglio.

Giustizia amministrativa202100757

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Brescia, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Provvedimenti comunali che hanno inibito la SCIA per la realizzazione di una recinzione e successiva concessione di occupazione di suolo qualificato come pubblico mediante ponteggio

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il provvedimento del 10 agosto 2021 con cui il Comune si è opposto alla SCIA relativa alla formazione di una nuova recinzione sul mappale 21074, ordinando anche la demolizione delle eventuali opere realizzate, nonché il successivo provvedimento dell'8 ottobre 2021 di rigetto dell'istanza di autotutela. Con motivi aggiunti ha impugnato la concessione del 4 settembre 2023 per l'occupazione temporanea mediante ponteggio di una porzione del medesimo mappale, limitatamente alla qualificazione del suolo come pubblico. Ha dedotto la violazione degli artt. 832 e 841 c.c., la falsa applicazione dell'art. 19 l. 241/1990, carenza di istruttoria e travisamento dei presupposti di fatto e di diritto, nonché eccesso di potere per illogicità e irragionevolezza. Il ricorrente ha sostenuto di essere proprietario esclusivo del mappale in forza di donazione, in assenza di espropriazione o di atti negoziali traslativi in favore del Comune, e di avere quindi il diritto di recintarlo. Ha contestato che la destinazione urbanistica a strada o parcheggio pubblico potesse incidere sulla proprietà e ha negato l'attuale uso pubblico dell'area, assumendo che essa fosse utilizzata come pertinenza privata e parcheggio familiare. Il Comune ha eccepito l'acquisto della proprietà per usucapione e, in subordine, ha chiesto il trasferimento coattivo ex art. 2932 c.c., sostenendo comunque l'esistenza di un uso pubblico ultraventennale. Il TAR ha disposto un approfondimento istruttorio sull'uso attuale del mappale.

La decisione

Il ricorso e i motivi aggiunti sono stati respinti. Il TAR ha ritenuto decisivo non l'uso storico o la sola destinazione urbanistica, ma l'attuale assoggettamento del mappale a uso pubblico. La relazione della Polizia Locale, redatta a seguito di sopralluogo svolto nel contraddittorio delle parti, ha accertato che l'area comprende parte di un camminamento e parte del parcheggio pubblico, con accesso libero alla collettività, segnaletica, illuminazione e colonnine di ricarica. Il Collegio ha ritenuto utilizzabile tale accertamento, escludendo violazioni della terzietà, del contraddittorio o dell'imparzialità, poiché l'agente aveva operato quale pubblico ufficiale nell'ambito dell'incarico istruttorio e il verbale era assistito da fede privilegiata fino a querela di falso. L'uso pubblico attuale escludeva la disponibilità materiale del bene e, quindi, la legittimazione del proprietario a realizzarvi la recinzione. Inoltre, il TAR ha ritenuto perfezionato il diritto di uso pubblico mediante dicatio ad patriam: la dichiarazione dei danti causa del 1982, relativa alla cessione dell'area per la formazione del parcheggio, aveva manifestato la volontà di destinare stabilmente il bene alla collettività, seguita dall'effettivo uso pubblico protrattosi nel tempo. Pur non essendo stata trasferita la proprietà al Comune, si era costituito a titolo originario un diritto di uso pubblico sul mappale. Ne derivava anche la qualificazione del bene come suolo pubblico ai fini della concessione temporanea per il ponteggio e la debenza del relativo canone. Le spese sono state poste a carico del ricorrente e liquidate in € 3.000, oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 19 l. 241/1990

    La disciplina della SCIA non consente l'esecuzione dell'intervento quando il segnalante non dimostri la relazione qualificata con il bene e, in particolare, la disponibilità materiale necessaria all'esercizio dell'attività edilizia.

  • art. 11 d.P.R. 380/2001

    La legittimazione a richiedere un titolo edilizio richiede sia la disponibilità giuridica sia la disponibilità materiale del bene; la sola intestazione catastale non è sufficiente.

  • art. 832 c.c.

    Il diritto di proprietà non consente al titolare di disporre liberamente del bene quando esso sia stato stabilmente assoggettato a un diritto di uso pubblico.

  • art. 841 c.c.

    Il diritto del proprietario di chiudere il fondo incontra il limite derivante dall'attuale uso pubblico del bene e dalla conseguente indisponibilità materiale dello stesso.

  • art. 2700 c.c.

    Il verbale dell'accertamento svolto dal pubblico ufficiale nell'ambito dell'istruttoria processuale fa piena prova, fino a querela di falso, dei fatti attestati come avvenuti in sua presenza o da lui compiuti.

  • art. 8 c.p.a.

    Il giudice amministrativo può conoscere incidentalmente delle questioni pregiudiziali concernenti diritti, nei limiti rilevanti per la decisione della controversia amministrativa; la sentenza non decide autonomamente il trasferimento della proprietà.

Massime di principio

  • Ai fini della legittimazione a presentare una SCIA o a conseguire un titolo edilizio, la disponibilità giuridica del bene deve accompagnarsi alla disponibilità materiale; la sola proprietà o intestazione catastale non è sufficiente quando il bene sia attualmente posseduto, detenuto o utilizzato dalla collettività.
  • L'attuale uso pubblico di un bene privato preclude al proprietario l'esercizio dell'attività edilizia incompatibile con tale uso, anche se l'uso pubblico fosse contestato o ipoteticamente privo di un valido titolo originario: l'eventuale illegittimità dell'uso deve essere fatta valere con un'azione restitutoria, prima di richiedere l'assenso edilizio.
  • La dicatio ad patriam costituisce un modo originario di costituzione del diritto di uso pubblico quando il proprietario destini volontariamente, in modo univoco, continuativo e non precario, un bene idoneo a soddisfare un'esigenza della collettività indeterminata e tale destinazione sia seguita dall'effettivo esercizio dell'uso pubblico, senza necessità del decorso del termine ventennale dell'usucapione.
  • La costituzione di un diritto di uso pubblico mediante dicatio ad patriam non trasferisce necessariamente la proprietà del bene all'amministrazione, ma limita le facoltà proprietarie incompatibili con l'uso pubblico e consente di qualificare il bene come suolo pubblico ai fini dell'occupazione temporanea e della debenza del relativo canone.
  • Nell'istruttoria disposta dal giudice amministrativo, l'accertamento affidato a un pubblico ufficiale appartenente all'amministrazione resistente può essere utilizzato quando l'incaricato operi quale organo accertatore, l'attività si svolga nel contraddittorio delle parti e il verbale documenti puntualmente i fatti e risponda ai quesiti formulati dal giudice.

Come è indicizzato

MaterieTitoli abilitativi ediliziIstruttoria processualeSCIA e liberalizzazioni
RamiEdiliziaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiLegittimazione e interesse a ricorrereOnere della prova e principio dispositivoTutela del terzoDifetto di istruttoria

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