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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7675/2024 del 21/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Tolu era stato condannato per detenzione illecita di ingente quantità di marijuana (complessivi 3.930,48 kg di principio attivo, ritenuti idonei a oltre 157.000 dosi) trovata in uno stabile abbandonato contiguo all'abitazione dove era agli arresti domiciliari insieme alla convivente. Il ricorrente ha impugnato sostenendo carenze probatorie circa il suo contributo materiale o morale (concussione) al reato, denunciando motivazione illogica, difetto nell'accertare il concreto contributo ex art. 110 c.p., e vizi relativi alla determinazione della pena e alla cumulazione delle aggravanti speciali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati, in parte, il primo e il secondo motivo: ha stabilito che per configurare il concorso nel reato di detenzione a fini di spaccio è necessario un contributo causale, anche minimo, che vada oltre la mera conoscenza o adesione morale passiva. Ha censurato la Corte territoriale perché, pur ritenendo inattendibile la dichiarazione della convivente, non ha fornito elementi logici e probatori che dimostrassero in positivo il contributo materiale o morale del Tolu (es.: atti concreti di occultamento, custodia o controllo o altre evidenze di agevolazione). Di conseguenza la sentenza impugnata è stata annullata e la causa rinviata alla Corte di appello di Cagliari perché, attenendosi ai principi espressi, rimotivasse in ordine all'effettivo contributo fornito dal Tolu. Le questioni residue relative all'aggravante per ingente quantità e alla determinazione della pena sono state dichiarate subordinate alla verifica sulla responsabilità e pertanto non decise in via definitiva dalla Cassazione.

Norme richiamate

  • art. 99 cod. pen.

    Norma citata tra le disposizioni penali rilevanti per la determinazione della pena; la Corte non ha discusso un'interpretazione specifica oltre a riconoscerne l'applicazione nella sentenza di merito.

  • art. 61, primo comma, n. 11-quater cod. pen.

    Rilevata come circostanza aggravante applicata dalla Corte di merito nella determinazione della pena; la Cassazione non ha affrontato la fondatezza dell'applicazione salvo rimandare la valutazione in relazione alla responsabilità effettiva del ricorrente.

  • art. 110 cod. pen.

    Interpretato dalla Corte come richiedente un contributo causale, anche minimo, alla condotta altrui per configurare il concorso. La semplice convivenza o conoscenza non è di per sé sufficiente; serve un apporto partecipativo materiale o morale caratterizzato dalla coscienza e volontà di contribuire.

  • art. 73, comma 4, d.P.R. n. 309/1990

    Norma che punisce la detenzione di sostanze stupefacenti; la Corte di merito l'ha applicata per il reato contestato, mentre la Cassazione ha richiamato i criteri probatori necessari per ascrivere il reato anche al convivente.

  • art. 80, comma 2, d.P.R. n. 309/1990

    Aggravante per ingente quantità di stupefacente: la Corte di merito aveva ritenuto sussistente l'aggravante in relazione ai quantitativi rinvenuti; la Cassazione ha rimandato la verifica di tale aggravante alla Corte territoriale in quanto collegata alla conferma della responsabilità del ricorrente.

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen.

    Norme in tema di motivi di ricorso per cassazione (vizi di motivazione e violazione di legge); il ricorso ha invocato tali lett. e la Corte ha ritenuto fondati alcuni profili di motivazione.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Richiamato nel contesto delle regole probatorie e della valutazione della prova testimoniale e delle dichiarazioni della convivente; la Cassazione ha sottolineato che l'inattendibilità di una dichiarazione non equivale a prova positiva dell'altrui responsabilità.

  • art. 546, lett. e), n.1 e n.4 cod. proc. pen.

    Richiamate tra le norme processuali pertinenti ai motivi di ricorso (presupposti di ammissibilità e impugnazione); la Cassazione ha esaminato i vizi di motivazione lamentati.

  • art. 62-bis e art. 133 cod. pen.

    Richiamate nei motivi relativi all'applicazione delle circostanze attenuanti generiche e alla congruità della pena; la Cassazione ha rimandato la trattazione di tali profili al giudice di rinvio, subordinandoli alla verifica della responsabilità.

  • art. 63, quarto comma, cod. pen.

    Norma sul cumulo giuridico delle aggravanti speciali: il ricorrente aveva censurato l'applicazione del cumulo materiale; la Corte non ha deciso definitivamente la questione, rimettendola alla verifica del giudice di merito dopo la ricostruzione della responsabilità.

Massime di principio

  • Per configurare il concorso in un reato di detenzione di stupefacenti è necessario dimostrare un contributo causale, anche minimo, che agevoli concretamente la condotta illecita (es. occultamento, custodia, controllo, vigilanza).
  • La mera convivenza, la semplice conoscenza dell'esistenza dello stupefacente o una generica adesione morale non sono sufficienti a integrare il concorso punibile ex art. 110 c.p.
  • L'inattendibilità delle dichiarazioni di un coimputato o convivente non costituisce automaticamente prova positiva dell'addebito a carico dell'altro; l'accusa deve invece collegare logicamente e probatoriamente tale inattendibilità ad altri elementi che indichino il contributo dell'imputato.
  • L'accesso materiale al luogo in cui è nascosta la sostanza può costituire elemento indiziario, ma da solo non è decisivo: deve essere inserito in un quadro probatorio complessivo che dimostri la partecipazione attiva.
  • Le aggravanti relative alla quantità e la determinazione della pena dipendono dall'accertamento concreto della responsabilità; se la responsabilità viene rimessa in discussione, anche le aggravanti e la pena devono essere riconsiderate dal giudice che riesamina il caso.
  • In appello e in cassazione la motivazione deve spiegare in modo coerente e logico come gli elementi probatori portino a ritenere l'apporto concorsuale dell'imputato, evitando fratture logiche quali escludere parti della versione favorevole senza contestualmente fornire evidenze positive del contributo contestato.

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