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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29691/2025 del 26/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorsi contestavano principalmente: carenza o illogicità della motivazione in ordine alla quantificazione delle pene principali e accessorie (in particolare durata dell'interdizione dai pubblici uffici e dell'interdizione legale durante l'esecuzione della pena); mancato riconoscimento o insufficiente valutazione delle attenuanti generiche e della recidiva; difetto di motivazione sul rigetto di una sanzione sostitutiva (detenzione domiciliare); omissione di valutazione sulla possibile esclusione o diversa qualificazione di talune fattispecie (es. associazione o riqualificazione ai sensi del d.p.r. n. 309/1990); eccezioni procedurali relative all'ammissibilità dei ricorsi dopo concordato in appello e alla possibilità di proporre ricorso personale in Cassazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi nel complesso inammissibili o manifestamente infondati. Motivi specifici: per Cardia e Stramazzi la Corte ha ritenuto non sussistere pena accessoria illegale e ha confermato la corretta applicazione dell'art. 29 c.p.; per Lanini, Ridoni e Grandi i motivi erano stati rinunciati nell'ambito del concordato in appello e pertanto inammissibili; il ricorso di Omar (Omar/Onnar) è inammissibile per essere stato proposto personalmente, illegittimo dopo la riforma dell'art. 613 c.p.p.; per Ventre è manifestamente infondato il censore sul diniego della sanzione sostitutiva, dato il profilo di pericolosità e la condotta pregressa. Conseguenze: dichiarazione di inammissibilità/manifesto infondamento dei ricorsi, condanna dei ricorrenti alle spese processuali e al pagamento di Euro 3.000 ciascuno in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 29 cod. pen.

    La Corte ha interpretato la norma nel senso che la durata dell'interdizione dai pubblici uffici si aggancia alla durata della pena inflitta per il delitto più grave (pena inflitta in concreto per la violazione più grave) e non alla pena complessiva comprensiva dell'aumento per continuazione; pertanto l'applicazione dell'interdizione perpetua è corretta quando la pena per il reato più grave raggiunge la soglia prevista (5 anni)

  • art. 80 d.P.R. n. 309/1990

    Norma relativa all'aggravante collegata allo stupefacente; la Corte segnala esclusioni/valutazioni circa l'applicazione di tale aggravante per alcuni imputati nella sentenza di merito

  • art. 133 cod. pen.

    Principi di determinazione della pena: la Corte ricorda che la commisurazione delle pene (anche accessorie) deve considerare gravità del fatto e personalità dell'imputato, ma nel caso di concordato le doglianze rinunciate non possono essere riproposte in Cassazione

  • art. 62-bis cod. pen.

    Riferimento alle circostanze attenuanti generiche: la Corte ha ritenuto che le censure sulla mancata concessione o insufficiente valutazione di tali attenuanti siano inammissibili se concernono motivi rinunciati con il concordato

  • art. 599 e 599-bis cod. proc. pen.

    Norme che regolano il concordato in appello e la pronuncia su accordi: la Corte ha richiamato che l'accordo limita le questioni riassumibili in cassazione e che le statuizioni non previste dall'accordo possono comunque essere impugnate quando sussista la illegittimità della pena accessoria

  • art. 613 cod. proc. pen.

    La Corte rileva che, dalla riforma del 2017 (L. n. 103/2017), non è più possibile proporre ricorso per Cassazione personalmente; ciò ha determinato l'inammissibilità del ricorso proposto personalmente da Omar

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Articolo sui motivi di ricorso per cassazione: la Corte ha usato i lett. b) ed e) per valutare rispettivamente motivi di legge e di illogicità/carenza motivazionale e ha dichiarato inammissibili o infondati i motivi formulati

  • art. 448, comma 2-bis cod. proc. pen.

    Richiamata per spiegare che l'accordo delle parti nel patteggiamento delimita l'oggetto dell'impugnazione in Cassazione

  • art. 32 cod. pen.

    Riguarda l'interdizione legale durante l'esecuzione della pena; la Corte ha ritenuto corretta l'applicazione della misura prevista quando la pena raggiunge le soglie stabilite

  • art. 20-bis cod. pen. e art. 56 L. n. 689/1981

    Norme relative a misure alternative e sanzioni sostitutive: la Corte ha confermato che la valutazione negativa del giudice territoriale sul pericolo di reiterazione e sull'adeguatezza della misura sostitutiva è motivata e non censurabile se congruamente motivata

Massime di principio

  • Dopo un concordato (patteggiamento) in appello i motivi di impugnazione rinunciati non possono essere riproposti in Cassazione: tali ricorsi saranno inammissibili salvo questioni che riguardino la illegittimità di pene accessorie oggettivamente illegali
  • La durata delle pene accessorie (es. interdizione dai pubblici uffici) si valuta in rapporto alla pena inflitta per il reato piu' grave e non in funzione della somma delle pene comprensive degli aumenti per continuazione
  • Una pena accessoria è impugnabile in Cassazione se è "illegale" (cioè eccede i limiti legali per specie o quantità); contestare meramente la discrezionalità del giudice sulla durata richiede dimostrare un'evidente contrasto con i limiti di legge
  • Non è più ammesso il ricorso personale in Cassazione a seguito della riforma dell'art. 613 c.p.p.; il ricorrente deve agire tramite difensore abilitato
  • Le censure sul diniego di misure alternative (es. detenzione domiciliare) richiedono che il ricorrente dimostri l'insussistenza dei presupposti di pericolosità o che il giudice territoriale abbia omesso ogni valutazione: una motivazione che valorizza la pericolosità e la condotta pregressa è generalmente sufficiente a respingere l'istanza
  • Le questioni di legittimità costituzionale sollevate con motivi già rinunciati in appello sono inammissibili in Cassazione se derivano da detti motivi rinunciati
  • Per contestare la quantificazione delle pene e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche occorre che la motivazione del giudice sia davvero carente o contraddittoria; l'impugnazione generica e non specifica è destinata all'inammissibilità

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