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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42/2025 del 02/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la conferma di condanna per indebito utilizzo di una carta bancomat (art. 493-ter c.p.). Maria Maci proponeva tre motivi: 1) carenza di motivazione sul rigetto della richiesta di concordato e sulla mancata applicazione della pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità; 2) vizio della motivazione sulla prova della responsabilità (basata su immagini di videosorveglianza e riconoscimento della persona offesa); 3) vizio della motivazione sul diniego delle attenuanti generiche. Sparapano proponeva motivi sovrapponibili (responsabilità e diniego delle attenuanti).

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Sparapano per motivi manifestamente infondati, condannandolo al pagamento delle spese di procedimento e, per colpa nella determinazione della inammissibilità, al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.). Il ricorso di Maria Maci è stato ritenuto ammissibile solo sulla questione del rigetto del concordato; la Corte ha rilevato la sopravvenuta estinzione del reato per prescrizione (reato commesso il 31/08/2016, prescrizione maturata il 29/02/2024) e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata nei suoi confronti sul piano penale, mantenendo inalterate le statuizioni civili.

Norme richiamate

  • art. 493-ter cod. pen.

    Norma applicata per il reato contestato (indebito utilizzo di carta bancomat); la Corte ha confermato che la condanna impugnata concerneva esclusivamente tale fattispecie.

  • art. 157 cod. pen.

    Richiamato in relazione al computo della prescrizione; la Corte ha verificato che non sussistevano cause di sospensione e che la prescrizione si era perfezionata il 29/02/2024.

  • art. 161 cod. pen.

    Richiamato insieme all'art.157 per i criteri di sospensione e maturazione della prescrizione; utilizzato per dichiarare l'estinzione del reato per prescrizione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la condanna alle spese del procedimento in caso di inammissibilità del ricorso e per disporre la sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.

  • art. 23, comma 8, D.L. 28/10/2020 n.137 (conv. L. 176/2020) e richiamo art.94, comma 2 D.Lgs. 10/10/2022 n.150 (modifiche successive)

    Richiamati in relazione alla trattazione scritta del procedimento in Cassazione (assenza di discussione orale e deposito di conclusioni scritte).

Massime di principio

  • La decisione sul rigetto di un concordato (o sulla non applicazione di pene sostitutive) è impugnabile in Cassazione e la sua ammissibilità è oggetto di contrasto giurisprudenziale; quando il rigetto è motivato unicamente su un precedente remoto, la censura in Cassazione può non essere manifestamente infondata.
  • Un singolo precedente penale, se considerato isolatamente, non sempre giustifica di per sé il diniego di misure sostitutive: il giudice deve svolgere un giudizio prognostico sulla pericolosità e sul concreto rischio di inadempimento delle prescrizioni.
  • Il riconoscimento operato dalla persona offesa integrato da immagini di videosorveglianza può costituire prova idonea per la responsabilità, soprattutto se la persona offesa conosceva bene gli imputati; in tal caso le censure sulla prova possono risultare infondate se la motivazione di merito è coerente.
  • In presenza di prescrizione sopravvenuta il reato si estingue e la condanna penale viene annullata senza rinvio; tuttavia le statuizioni civili (obblighi risarcitori) possono essere confermate anche se viene dichiarata l'estinzione del reato.
  • Ricorsi manifestamente infondati possono comportare sanzioni per il ricorrente (spese processuali e ammende) se emergono profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

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