Sentenza n. 4133/2026 - Napoli, Sezione 2
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: ordinanza comunale di annullamento dell'efficacia di una SCIA, con contestuale ordine di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi, successivamente precisata quanto alla sola altezza interna del manufatto
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietari)
Prevale il privato
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza con cui il responsabile dell'ufficio tecnico del Comune di Procida aveva annullato l'efficacia della SCIA presentata per interventi di risanamento conservativo e messa in sicurezza di un locale deposito e aveva ordinato la demolizione e il ripristino dello stato dei luoghi ai sensi dell'art. 33 d.P.R. 380/2001. Hanno dedotto, in primo luogo, la nullità radicale dell'atto per difetto assoluto di attribuzione, sostenendo che il Comune non avrebbe avuto il potere di annullare in autotutela una SCIA ormai consolidata nei suoi effetti. Hanno inoltre contestato nel merito l'aumento dell'altezza interna da 2,40 a 2,70 metri, affermando, sulla base della documentazione tecnica prodotta, che il fabbricato aveva sempre avuto l'altezza di 2,70 metri. Sono stati dedotti anche l'omessa ponderazione degli interessi pubblici e privati, la violazione del contraddittorio procedimentale ex art. 7 l. 241/1990 e il difetto di istruttoria e motivazione. Il Comune, benché intimato, non si è costituito. Nelle more del giudizio il Comune ha annullato in autotutela l'ordinanza impugnata; i ricorrenti hanno quindi chiesto la dichiarazione di cessazione della materia del contendere.
La decisione
Il TAR ha dichiarato cessata la materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., rilevando che il Comune aveva rimosso in autotutela l'ordinanza impugnata e che tale sopravvenuto provvedimento aveva integralmente soddisfatto l'interesse azionato dai ricorrenti. Il giudice non ha esaminato nel merito le censure relative al potere di annullamento della SCIA, all'altezza del manufatto, alla ponderazione degli interessi, alla partecipazione procedimentale e ai difetti di istruttoria e motivazione. Non sono state liquidate spese, stante la mancata costituzione del Comune.
Norme richiamate
art. 34, comma 5, c.p.a.
cessazione della materia del contendere
La cessazione della materia del contendere ricorre quando l'operato successivo dell'amministrazione è integralmente satisfattivo dell'interesse azionato, determinando il venir meno dell'oggetto sostanziale della controversia.
art. 33 d.P.R. 380/2001
ordine di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi
Richiamato quale base normativa dell'ordinanza comunale impugnata; la sentenza non ne esamina nel merito l'applicazione.
art. 7 l. 241/1990
Richiamato dai ricorrenti quale fondamento della censura relativa all'omessa comunicazione di avvio e al mancato contraddittorio; la questione non è stata esaminata per la sopravvenuta cessazione della materia del contendere.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Richiamato per disporre l'oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi delle parti.
art. 10 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamato, insieme alla normativa nazionale sulla privacy, a tutela dei diritti e della dignità delle parti mediante oscuramento dei dati identificativi.
Massime di principio
- La cessazione della materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a. sussiste quando un comportamento successivo o un nuovo provvedimento dell'amministrazione soddisfa integralmente l'interesse sostanziale dedotto in giudizio e rende non più attuale la decisione sulla legittimità dell'atto impugnato.
- Quando l'amministrazione rimuove integralmente in autotutela l'atto impugnato e tale rimozione soddisfa l'interesse del ricorrente, il giudice deve dichiarare la cessazione della materia del contendere senza esaminare i motivi di ricorso.
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