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Sentenza

Sentenza n. 953/2026 - Ancona, Sezione 1

Giustizia amministrativa202200435

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Marche - Ancona, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Provvedimento Autorizzatorio Unico provinciale, comprensivo di VIA e AIA, relativo all’ampliamento di una discarica per rifiuti non pericolosi mediante realizzazione della Vasca n. 7

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (enti pubblici)

La controversia

Il Comune ricorrente ha impugnato il Provvedimento Autorizzatorio Unico adottato dalla Provincia ai sensi dell’art. 27-bis del d.lgs. 152/2006, deducendo quattro profili. Il primo riguardava la vicinanza dell’impianto a un edificio sensibile, costituito da una comunità terapeutica. Il secondo contestava la qualificazione della località Villa Cese come area non costituente centro abitato ai fini del calcolo delle distanze minime previste dalla Tabella 12.8-1 del Piano regionale di gestione dei rifiuti. Il terzo richiamava una nota dell’ATA Rifiuti del 7 aprile 2022, ritenuta di segno contrario rispetto alla posizione assunta in un precedente procedimento di VIA definito con altra sentenza del TAR. Il quarto censurava le valutazioni tecnico-discrezionali delle amministrazioni in materia di inquinamento, emissioni odorigene e profili sanitari, sostenendo che questi ultimi non fossero stati adeguatamente esaminati. La domanda cautelare era stata respinta con ordinanza non appellata.

La decisione

Il ricorso è stato respinto. Il primo motivo è stato dichiarato improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, poiché una successiva determinazione provinciale, non impugnata, aveva autorizzato una modifica non sostanziale del progetto dando atto del trasferimento della comunità terapeutica. Il secondo motivo è stato respinto: ai fini dell’applicazione delle distanze previste dal Piano regionale, Villa Cese non può essere qualificata come centro abitato in assenza della delimitazione effettuata dal Comune secondo il Codice della strada; il Collegio ha richiamato e condiviso quanto già affermato in sede cautelare e in una precedente sentenza del TAR. Il terzo motivo è stato dichiarato inammissibile per carenza di specificità, in violazione dell’art. 40, comma 2, c.p.a. Il quarto motivo è stato respinto perché mirava a sostituire la valutazione giudiziale a quella tecnico-discrezionale delle amministrazioni senza evidenziare macroscopiche illogicità o travisamenti dei fatti. Il giudice ha rilevato che le emissioni odorigene erano state esaminate nell’istruttoria, in particolare nel parere favorevole dell’ARPAM, mediante l’individuazione delle fonti emissive, l’utilizzo di un modello previsionale e la verifica di valori accettabili; il provvedimento prevedeva inoltre il monitoraggio delle emissioni nel piano di sorveglianza e controllo. Anche la vicinanza a un’altra attività produttiva e l’applicazione della disciplina Seveso III erano state approfondite. Quanto agli aspetti sanitari, l’ASUR era stata invitata alla conferenza di servizi e non aveva formulato motivi ostativi, mentre il Sindaco del Comune interessato aveva espresso parere favorevole. Le spese di lite sono state compensate in ragione della particolarità della vicenda e della natura della controversia.

Norme richiamate

  • art. 27-bis d.lgs. 152/2006

    Il Provvedimento Autorizzatorio Unico adottato dalla Provincia comprendeva il giudizio favorevole di VIA e l’AIA per l’ampliamento della discarica.

  • art. 40, comma 2, c.p.a.

    La genericità della censura relativa al contrasto tra il parere ATA del 7 aprile 2022 e il precedente procedimento di VIA determina l’inammissibilità del motivo per carenza di specificità.

  • Tabella 12.8-1 del Piano regionale di gestione dei rifiuti

    Le distanze minime dall’impianto sono state applicate assumendo che una località possa essere qualificata come centro abitato solo in presenza della delimitazione comunale effettuata secondo il Codice della strada.

  • disciplina Seveso III

    La vicinanza dell’impianto alla Ditta Alessi e i relativi profili di sicurezza sono stati ritenuti oggetto di adeguato approfondimento istruttorio.

Massime di principio

  • La sopravvenuta modifica non sostanziale del progetto, se accompagnata dal superamento della situazione di fatto posta a fondamento della censura e non viene autonomamente impugnata, determina il sopravvenuto difetto di interesse alla decisione sul motivo relativo a tale situazione.
  • Ai fini dell’applicazione delle distanze previste dalla pianificazione regionale per la localizzazione degli impianti di gestione dei rifiuti, la qualificazione di un’area come centro abitato richiede la delimitazione comunale effettuata secondo la disciplina del Codice della strada.
  • È inammissibile per carenza di specificità il motivo che si limiti a richiamare un parere amministrativo asseritamente difforme da precedenti determinazioni senza indicare puntualmente il contenuto del contrasto e le ragioni per cui esso inciderebbe sulla legittimità del provvedimento impugnato.
  • Il sindacato giurisdizionale sulle valutazioni tecnico-discrezionali in materia ambientale non consente la sostituzione della valutazione del giudice a quella dell’amministrazione e può condurre all’annullamento solo in presenza di errori tecnici, macroscopiche illogicità, travisamenti dei fatti o carenze istruttorie dimostrate.
  • L’istruttoria ambientale è adeguata quando esamina le principali fonti emissive, utilizza modelli previsionali appropriati, verifica gli effetti degli impianti esistenti e progettati e prevede misure di monitoraggio e controllo, anche rispetto alle emissioni odorigene.

Come è indicizzato

MaterieVIA, VAS e verifica di assoggettabilitàAIA, AUA e autorizzazioni ambientaliRifiutiMotivi aggiunti e ricorso incidentale
RamiAmbienteProcesso amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di istruttoriaDecadenza e tardivitàOnere della prova e principio dispositivo

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