Sentenza n. 6798/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 6
per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Basilicata, Sezione Prima, n. 302/2023, resa tra le parti;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Basilicata n. 302/2023, relativa alla legittimità del vincolo paesaggistico incidente sull’impianto progettato
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società ha appellato la sentenza del TAR Basilicata n. 302/2023. Dal testo emerge che nel giudizio erano state dedotte censure concernenti la legittimità del vincolo paesaggistico e che era stata disposta una verificazione, la quale aveva evidenziato l’infondatezza di tali censure. Nel corso del giudizio d’appello la società ha dichiarato di non avere più interesse alla decisione, deducendo di avere ottenuto per silentium l’autorizzazione alla realizzazione e all’esercizio dell’impianto progettato, come risultante dalla presa d’atto della Regione Basilicata del 17 dicembre 2025.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha rilevato che, alla data della decisione, erano decorsi i termini per l’eventuale annullamento in autotutela dell’autorizzazione unica rilasciata dalla Regione Basilicata all’appellante. Pertanto, la società non aveva più un interesse concreto e attuale alla decisione sull’appello e sul ricorso di primo grado: anche una pronuncia sfavorevole non le sarebbe stata opponibile e non avrebbe giustificato l’annullamento in autotutela dell’autorizzazione ottenuta. In riforma integrale della sentenza del TAR, il ricorso di primo grado è stato dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. Le spese del giudizio sono state compensate per la peculiarità della vicenda. Le spese della verificazione sono state liquidate in euro 8.182,00, oltre accessori di legge, a carico della società privata, poiché la verificazione aveva evidenziato l’infondatezza delle censure sulla legittimità del vincolo paesaggistico.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
sopravvenuta carenza di interesse
Consente di dichiarare improcedibile il ricorso quando, per fatti sopravvenuti, viene meno l’interesse concreto e attuale alla decisione.
art. 38 c.p.a.
Richiamato dal giudice tra le disposizioni applicabili al procedimento decisorio.
art. 85, comma 9, c.p.a.
Richiamato dal giudice tra le disposizioni applicabili alla decisione.
art. 2 D.M. 30 maggio 2022
Utilizzato quale criterio per valutare la congruità della liquidazione delle spese di verificazione.
Massime di principio
- Il ricorso amministrativo diviene improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse quando, nelle more del giudizio, il ricorrente ottiene il bene della vita perseguito e, per il decorso dei termini per l’autotutela, una decisione sfavorevole non è più idonea a produrre effetti pregiudizievoli concreti nei suoi confronti.
- La sopravvenuta carenza di interesse può comportare la riforma della sentenza di primo grado e la dichiarazione di improcedibilità del ricorso originario, anche quando il giudizio d’appello sia stato proposto contro una decisione sfavorevole nel merito.
- Le spese di verificazione possono essere poste a carico della parte privata quando l’accertamento tecnico ha evidenziato l’infondatezza delle censure da essa proposte; la relativa liquidazione deve essere determinata in relazione al valore e alla complessità della causa e ai criteri normativi applicabili.
Come è indicizzato
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