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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14533/2022 del 13/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Salerno che, in sede di riesame su rinvio della Cassazione, ha riqualificato il fatto originariamente contestato (estorsione aggravata dal metodo mafioso ai sensi dell'art. 629 e art. 416-bis) come esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza o minaccia (art. 393) e ha annullato la misura cautelare in carcere. Il ricorso lamentava vizio di motivazione (mancanza, contraddittorietà e travisamento per omissione) e violazione di legge per avere il Tribunale del riesame disatteso i criteri interpretativi indicati dalla Cassazione, in particolare non avendo valutato che: a) lo Spronello avrebbe agito per un vantaggio patrimoniale proprio o per conto di un clan e non solo quale ausilio alla Botti; b) la persona offesa (Franco Costantino) non sarebbe stata legittimamente destinataria di richieste creditorie della Botti, essendo soggetto privo di legittimazione passiva rispetto al credito.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso del Procuratore. Ha ritenuto che il Tribunale di Salerno abbia correttamente esaminato e motivato entrambe le questioni richieste dal rinvio: 1) ha fornito adeguata valutazione e prova che Franco Costantino aveva agito agli occhi dei terzi come rappresentante dell'azienda del padre, quindi risultava legittimamente coinvolto nella vicenda; 2) ha motivato in modo coerente che lo Spronello non perseguiva un interesse proprio ma agiva per aiutare la Botti (avvalendosi talvolta di affermazioni strumentali per aumentare la pressione intimidatoria). La Corte ha inoltre precisato che il Procuratore propone una nuova lettura del materiale probatorio e introduce ipotesi (es. collegamenti diretti con un clan) estranee al perimetro del rinvio, operazione non consentita in sede di legittimità. Pertanto il ricorso è stato respinto e resta valida l'ordinanza che ha riqualificato il fatto e annullato la misura cautelare.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Norma procedurale sulla revisione delle misure cautelari su istanza di riesame; qui rilevante come base per la riesame disposto dal Tribunale.

  • art. 393 cod. pen.

    Esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza o minaccia: la distinzione rispetto all'estorsione è fondata sul fine dell'agente. Se il terzo concorre soltanto per contribuire alla pretesa del creditore, senza perseguire un vantaggio separato, si configura questa fattispecie.

  • art. 629 cod. pen.

    Estorsione: qui richiede che l'azione violenta o minacciosa sia finalizzata a conseguire un vantaggio patrimoniale per l'agente o per un terzo. La Corte ha ricordato che la qualificazione richiede accertamento del fine agente.

  • artt. 81 e 110 cod. pen.

    Regole sul concorso di persone e partecipazione al reato; applicate per valutare il ruolo del coindagato Spronello e se la sua condotta fosse mera collaborazione alla pretesa della Botti o perseguimento di un interesse proprio.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Rilevazione del metodo mafioso o collegamenti con associazioni di tipo mafioso: la presenza o l'uso del metodo mafioso è elemento aggravante che deve essere adeguatamente provato e compatibile con l'imputazione; la Corte ha osservato che ipotesi ulteriori introdotte nella memoria del PM (es. finalità di clan) esulavano dall'oggetto del rinvio.

  • Sezioni Unite, sent. n. 29541 del 16/07/2020 (Filardo)

    Principio interpretativo richiamato: la distinzione tra art. 393 e art. 629 dipende dal fine perseguito dall'agente, non dalla modalità della coercizione; il concorso del terzo nel reato di cui all'art. 393 è configurabile solo se questi contribuisce alla pretesa del creditore senza perseguire un interesse proprio.

Massime di principio

  • La differenza tra esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393) ed estorsione (art. 629) si fonda sul fine dell'agente: se il soggetto violento/minaccioso mira a un vantaggio proprio o a beneficio di terzi, si configura estorsione; se agisce esclusivamente per sostenere la pretesa del creditore senza vantaggi personali, si è nell'ambito dell'art. 393.
  • Nel valutare la partecipazione di un terzo alla pretesa violenta/minacciosa è necessario accertare il suo concreto interesse: mera cooperazione o autentico interesse autonomo cambia la qualificazione giuridica.
  • La legittimazione passiva della persona offesa (cioè se il destinatario delle minacce è effettivamente soggetto verso il quale poteva essere esperita l'azione giudiziaria per il credito) è elemento fattuale rilevante e va adeguatamente motivato; il giudice di merito può basarsi anche su elementi di fatto che mostrino che il destinatario agiva come rappresentante dell'effettivo debitore.
  • In sede di legittimità la Corte non può sostituirsi al giudice di merito nel ritrattare la valutazione del materiale probatorio né proporre ricostruzioni alternative non previamente richieste dal rinvio; le critiche che ripropongono una diversa lettura dei fatti senza mostrare vizi di motivazione non sono fondate.
  • Se questioni nuove (ad es. ipotesi di collegamento ad un clan) non risultano nell'imputazione originaria o non erano oggetto del rinvio, non possono essere valorizzate in sede di legittimità per riformare il giudizio di riesame senza ulteriori accertamenti istruttori.

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