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Sentenza

Sentenza n. 770/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 2

per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia (Sezione Seconda), 15 marzo 2023, n. 657, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202307906

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Lombardia, Sez. II, n. 657 del 15 marzo 2023, concernente l'ordine comunale di demolizione e ripristino di opere edilizie abusive

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha impugnato l'ordinanza comunale del 2 agosto 2019, con cui era stata ingiunta la demolizione e il ripristino di opere realizzate senza titolo edilizio e senza autorizzazione paesaggistica presso un immobile sito in zona agricola sottoposta a vincoli paesaggistici. Dal sopralluogo erano emerse la realizzazione di un vespaio aerato, strutture portanti in cemento armato, un piano terra e un piano primo in corso di edificazione, tamponamenti e tramezzature, nonché un incremento di superficie utile e volumetria rispetto all'edificio preesistente. Il Comune aveva qualificato l'intervento come demolizione e successiva ricostruzione con ampliamento, riconducibile alla nuova costruzione. In appello, la società ha dedotto, con due motivi, l'erronea qualificazione dell'intervento, sostenendo che le opere fossero riconducibili alla ristrutturazione edilizia, e l'omessa valutazione di una relazione dello strutturista secondo cui non sarebbe stato tecnicamente possibile demolire integralmente il solaio del primo piano per ragioni di sicurezza statica. Ha inoltre contestato la determinazione dell'area suscettibile di acquisizione in caso di inottemperanza, lamentando l'assenza di adeguata istruttoria e motivazione sulla necessità di acquisire un'area ulteriore rispetto al sedime dell'abuso.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello e confermato la sentenza del TAR. Il primo motivo è stato ritenuto manifestamente infondato: in applicazione del principio tempus regit actum, la legittimità dell'ordine di demolizione, espressione di potere vincolato, deve essere valutata con riferimento alla situazione di fatto e di diritto esistente al momento della sua adozione. La relazione dello strutturista, riferita alla fattibilità tecnica delle demolizioni e dunque alla fase esecutiva, non incide né sulla qualificazione urbanistico-edilizia dell'intervento abusivo né sulla legittimità dell'ordinanza, che resta ancorata agli abusi accertati al momento del sopralluogo. Le eventuali difficoltà tecniche possono rilevare nella successiva fase di verifica dell'ottemperanza. Anche il secondo motivo è stato respinto: l'individuazione dell'area da acquisire in caso di mancata demolizione non costituisce contenuto essenziale dell'ordine ripristinatorio. L'omessa, imprecisa o non adeguatamente motivata indicazione dell'area non determina quindi l'illegittimità dell'ordinanza. La puntuale perimetrazione dell'eventuale area ulteriore, entro il limite del decuplo della superficie abusiva, deve essere effettuata nella successiva fase di accertamento dell'inottemperanza, quando l'amministrazione è tenuta a motivare la necessità dell'acquisizione del suolo ulteriore. Le spese del grado sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 27 d.P.R. 380/2001

    Legittima l'ordinanza comunale di sospensione dei lavori edilizi abusivi adottata all'esito del sopralluogo.

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    Disciplina l'ingiunzione di demolizione e ripristino delle opere realizzate in assenza di titolo; l'ordine è espressione di potere vincolato e la determinazione puntuale dell'eventuale area ulteriore da acquisire può essere effettuata nella successiva fase di accertamento dell'inottemperanza.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    Richiamato in relazione alla trattazione della causa senza discussione nell'ambito dell'udienza straordinaria di smaltimento dell'arretrato.

Massime di principio

  • La legittimità di un ordine di demolizione, quale provvedimento espressione di potere vincolato, deve essere valutata secondo il principio tempus regit actum, con riferimento alla situazione di fatto e di diritto esistente al momento della sua adozione; non possono incidere sul giudizio di legittimità circostanze sopravvenute relative alla concreta eseguibilità delle opere di ripristino.
  • Le difficoltà tecniche o statiche che rendano problematica la demolizione non modificano la qualificazione urbanistico-edilizia dell'abuso né determinano l'illegittimità dell'ordine di demolizione; esse possono essere valutate nella successiva fase di verifica dell'ottemperanza.
  • L'individuazione dell'area eventualmente acquisibile in caso di inottemperanza non costituisce contenuto essenziale dell'ordine di demolizione. L'omessa, imprecisa o insufficiente indicazione dell'area non invalida il provvedimento ripristinatorio.
  • La puntuale delimitazione dell'eventuale area ulteriore da acquisire, entro il limite del decuplo della superficie abusiva, e la motivazione sulla necessità di tale acquisizione spettano alla fase successiva di accertamento dell'inottemperanza.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniQualificazione degli interventiAppello
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizioneAcquisizione gratuita al patrimonio comunale
IstitutiEfficacia ed esecutorietàEffetto conformativo e riedizione del potereDifetto di istruttoriaDiscrezionalità amministrativa e tecnica

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