Sentenza del 15/12/2021 n. 1581 - Comm. Trib. Reg. per le Marche
Art. 143 D.P.R. n. 917/1986. Modalità di determinazione del reddito complessivo per gli "Enti non commerciali residenti".
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
L'Agenzia delle Entrate, supportata dalla Guardia di Finanza, contestava la natura non commerciale dell'Associazione "S M" in quanto la maggior parte dei ricavi derivava da attività commerciali (come somministrazione di alimenti, sauna, bagno turco, ecc.) offerte a pagamento ai singoli soci, prevalendo sui ricavi derivanti dalle quote associative. Si sosteneva che tali attività fossero in contrasto con gli scopi sociali statutari, che prevedevano finalità culturali, ricreative e di solidarietà. L'Associazione sosteneva invece che le attività fossero coerenti con le finalità istituzionali, che i servizi fossero erogati solo ai soci, e che i corrispettivi non eccedessero i costi diretti, evidenziando la rilevanza dello statuto e dell'atto costitutivo registrati.
La decisione
La Commissione Tributaria Regionale ha respinto l'appello dell'Associazione confermando la natura commerciale prevalente delle attività svolte, nonostante le previsioni statutarie. È stato ribadito che non basta l'atto costitutivo o lo statuto per qualificare un ente come non commerciale, ma è fondamentale che i ricavi derivanti da prestazioni fornite in maniera generalizzata ai consociati prevalgano su quelli da prestazioni individuali a pagamento. Nel caso di specie, la prevalenza di introiti da attività commerciali e l'incompatibilità di tali attività con gli scopi sociali hanno giustificato la qualificazione dell'ente come commerciale e la conseguente condanna alle spese processuali.
Norme richiamate
Art. 143 D.P.R. n. 917/1986
Modalità di determinazione del reddito complessivo per gli "Enti non commerciali residenti"
Per affermare la natura non commerciale di un ente non è sufficiente considerare solo l'atto costitutivo o lo statuto, ma occorre che i ricavi da prestazioni generalizzate ai soci prevalgano su quelli da prestazioni individuali a pagamento.
Art. 148 T.U.I.R.
Le somme versate dai soci a titolo di quote associative non concorrono a formare il reddito complessivo; tuttavia, le cessioni di beni e prestazioni di servizi a pagamento specifici agli associati sono considerate attività commerciali.
Art. 2195 Codice Civile
Definisce le attività commerciali; le prestazioni di servizi non rientranti in questo articolo rese conformemente agli scopi istituzionali senza organizzazione specifica e senza corrispettivi eccedenti i costi diretti non sono considerate commerciali.
Art. 73, primo comma, lett. c) T.U.I.R.
Definisce gli enti non commerciali come quelli che non hanno per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciali.
Massime di principio
- La qualificazione di un ente come non commerciale richiede una valutazione concreta della prevalenza dei ricavi da attività istituzionali rispetto a quelli da attività commerciali, non basandosi esclusivamente sull'atto costitutivo o statuto.
- Le prestazioni offerte ai soci a pagamento individuale, se prevalenti rispetto alle quote associative, configurano attività commerciali soggette a tassazione e obblighi contabili.
- La conformità degli scopi sociali statutari non basta a escludere la natura commerciale di alcune attività se queste non sono coerenti con tali scopi o hanno prevalenza economica.
- Le somme versate come quote associative non concorrono a formare il reddito complessivo, ma i corrispettivi specifici per servizi individuali sono considerati attività commerciali.
- In caso di contestazioni fiscali, la documentazione contabile e le evidenze economiche sono fondamentali per la qualificazione fiscale dell'ente e delle sue attività.
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