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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30055/2025 del 01/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato l'istanza di riconoscimento della continuazione ex art. 671 c.p.p.; dedotto vizio per violazione e falsa applicazione di legge (art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.), per avere la Corte di Appello omesso una valutazione approfondita e globale dei criteri necessari a dimostrare l'unicità del disegno criminoso, limitandosi ad affermazioni assertive e valorizzando negativamente l'intervallo temporale, la detenzione intermedia, la mancata richiesta di continuazione nel giudizio di cognizione e le diverse sedi e modalità dei fatti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto che la Corte di Appello abbia fornito motivazione precisa e analitica, confrontando le sentenze di condanna e valutando gli elementi significativi: diverse modalità commissive (rapina con violenza e privazione della libertà vs furti con false rappresentazioni e tentato furto notturno con complici non identificati), differente compagine dei complici, distanza temporale tra i fatti, nonché il periodo di detenzione intermedio. Tali elementi, unitamente ai principi giurisprudenziali richiamati, giustificano l'esclusione dell'identità del disegno criminoso e il diniego della continuazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Disciplina della possibilità, in sede esecutiva, di riconoscere la continuazione tra reati già definiti con sentenze irrevocabili; richiede verifica di indicatori concreti (omogeneità del bene tutelato, contiguità spaziotemporale, modalità, sistematicità, programmazione almeno nelle linee essenziali).

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Motivo di ricorso per cassazione relativo a violazione o falsa applicazione di norme sostanziali o di criteri di determinazione della pena; il ricorso deduceva l'erronea applicazione della disciplina sulla continuazione.

  • art. 81, secondo comma, cod. pen.

    Definizione dell'unicità del disegno criminoso ai fini del reato continuato: richiede che le diverse azioni siano già comprese nel disegno sin dal primo momento nelle loro linee essenziali.

  • Sez. Unite, sentenza n. 28659 del 18/05/2017 (Gargiulo)

    Precisazione che il riconoscimento della continuazione richiede verifica di indicatori concreti e non può fondarsi su elementi isolati quando i reati risultino frutto di determinazione estemporanea.

  • Giurisprudenza di legittimità (es. Cass. Sez. 1, sentenza n. 8513 del 09/01/2013 e altre)

    Riprende il principio che il giudice dell'esecuzione deve confrontare il contenuto delle sentenze di condanna e motivare esaurientemente la valutazione sulla sussistenza del disegno criminoso; la motivazione congrua del giudice di merito non è sindacabile in cassazione.

Massime di principio

  • Per ottenere il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva è necessario dimostrare, con riferimento alle sentenze di condanna, indicatori concreti e plurimi: omogeneità del bene protetto, contiguità spaziotemporale, identità o compatibilità delle modalità esecutive, sistematicità e programmazione della condotta.
  • La mera finalità di lucro comune non è di per sé sufficiente a provare l'unicità del disegno criminoso; va verificata la presenza di una programmazione già delineata al momento del primo reato nelle sue linee essenziali.
  • La distanza temporale significativa tra i fatti e i periodi di detenzione intermedia sono elementi che, di regola, ostano al riconoscimento della continuazione, salvo convincente prova contraria.
  • Diverse modalità di commissione (es. rapina violenta vs furto con raggiri o tentato furto notturno) e la diversa compagine dei complici riducono la probabilità di un unico disegno criminoso.
  • L'assenza di una richiesta di continuazione nel processo di cognizione può essere valutata dal giudice dell'esecuzione ma non è automaticamente decisiva; tuttavia il giudice può considerarla elemento negativo se non accompagnata da altri indicatori a favore della continuità.
  • Il giudice dell'esecuzione deve motivare il confronto fra le sentenze di condanna in modo analitico e puntuale; una motivazione congrua e dettagliata del merito è difficilmente sindacabile in cassazione.

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