Cassazione Penale, Sentenza n. 48887/2022 del 22/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione articolato in due motivi: 1) violazione di legge in relazione alla sussistenza dell'evento del reato (contestazione che lo stato di ansia e paura degli offesi sarebbe imputabile ad altra causa e che non sussisterebbe nesso causale e gravità dell'evento); 2) vizio di motivazione per presunta carenza del vaglio sulla credibilità delle persone offese (contraddizioni e incongruenze nelle loro deposizioni).
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la Corte di appello avesse adeguatamente motivato la conferma della responsabilità per il reato continuato di atti persecutori (periodo 2010-2014), valutando la coerenza, la costanza e la puntualità delle dichiarazioni delle persone offese e indicando riscontri testimoniali. Il ricorso è stato considerato generico, ripetitivo delle censure già disattese in appello, e in parte manifestamente infondato. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa delle parti civili (euro 2.500 oltre accessori).
Norme richiamate
decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, conv. con modificazioni dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176, art. 23, comma 8
norma processuale richiamata in relazione alla presentazione di requisitoria e conclusioni scritte in Cassazione; utilizzata per indicare gli atti oralmente e per istruire la valutazione delle conclusioni delle parti
d. att. cod. proc. pen., art. 173, comma 1
richiamo ai limiti di esposizione del ricorso per cassazione e alla trattazione dei motivi entro i limiti consentiti
cod. proc. pen., art. 616
consentito alla Corte di condannare la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma alla Cassa delle ammende, ritenendo l'inammissibilità del ricorso attribuibile a profili di colpa
codice penale, art. 612-bis (atti persecutori)
norma sostanziale che disciplina il reato contestato (atti persecutori); la sentenza conferma che gli elementi tipici del reato (condotte reiterate, grave stato di ansia e mutamento delle abitudini di vita) erano stati sufficientemente accertati dal giudice di merito
Massime di principio
- In Cassazione le censure devono essere specifiche: non è sufficiente riproporre in modo generico argomentazioni già respinte in sede di merito.
- La contestazione della valutazione della prova e della credibilità delle parti offese richiede l'indicazione puntuale di un travisamento della prova o di elementi obiettivi che ne rendano impossibile la valutazione; mere contraddizioni puntuali non sono sempre sufficienti a ribaltare una valutazione di merito adeguatamente motivata.
- Per dimostrare l'assenza del nesso causale (es. che lo stato d'ansia derivi da terze cause) occorre proporre elementi probatori concreti e non solo ipotesi speculative: la Corte valorizza la coerenza, la costanza e i riscontri testimoniali come fattori di conferma.
- Le decisioni motivatamente fondate sulla coerenza e sui riscontri tra dichiarazioni diverse possono legittimamente sostenere una condanna per atti persecutori anche se vi sono episodi di dettaglio soggetti a diversa lettura; il giudice deve però spiegare le ragioni della valutazione, come qui avvenuto.
- Un ricorso manifestamente infondato o non specifico può comportare l'addebito delle spese processuali e sanzioni alla Cassa delle ammende.
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