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Cassazione Civile, Ordinanza n. 27915/2024 del 29/10/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (soggetti pubblici)

La controversia

La controversia riguarda l'indennizzo dovuto per la reiterazione di un vincolo preordinato all'esproprio apposto su un'area sita in Peschiera del Garda, inserita nel tracciato di una nuova linea ferroviaria ad alta velocità. I ricorrenti sostenevano che il vincolo avesse natura espropriativa e che, reiterato nel tempo, avesse impedito l'ampliamento e la ristrutturazione della struttura ricettiva e la sopraelevazione del fabbricato, con conseguente perdita di potenzialità edificatoria, diminuzione della commerciabilità del bene e danno all'attività economica esercitata nell'immobile. La Corte d'appello aveva riconosciuto solo l'indennizzo per la fascia di salvaguardia temporanea, liquidandolo mediante gli interessi legali sul differenziale di valore del bene, ed aveva escluso ogni ristoro per il mancato guadagno dell'impresa, per l'avviamento commerciale e per altre voci di danno prospettate. Con il ricorso per cassazione sono stati dedotti: difetto di legittimazione attiva della titolare dell'impresa individuale; erronea esclusione del danno da perdita di chance e da mancato guadagno; ultrapetizione e vizi motivazionali; errata quantificazione dell'indennizzo, che secondo i ricorrenti avrebbe dovuto essere commisurato alla diminuzione complessiva del valore del bene e dell'attività; omessa valutazione della diminuzione di commerciabilità e di altri elementi istruttori; illegittimità costituzionale dell'art. 39 d.P.R. 327/2001 per asserita inadeguatezza del criterio indennitario e violazione delle garanzie convenzionali e costituzionali.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta la decisione di merito che aveva riconosciuto la legittimazione a chiedere l'indennizzo solo ai titolari del diritto reale sul bene, escludendo invece il soggetto che agiva nella qualità di imprenditrice individuale, poiché il rapporto di impresa e di godimento dell'immobile derivante da contratto di locazione non legittima a domandare l'indennità prevista per la reiterazione del vincolo espropriativo. Ha inoltre escluso che l'indennizzo ex art. 39 d.P.R. 327/2001 possa comprendere il mancato guadagno dell'attività commerciale o l'avviamento, trattandosi di ristoro riferito alla diminuzione di valore o di utilizzabilità del bene, non alla perdita dell'impresa. È stata ritenuta corretta anche la scelta del criterio di liquidazione fondato sul differenziale di valore del cespite prima e dopo il vincolo, con applicazione dei soli interessi legali per il periodo di permanenza del vincolo. Le questioni di legittimità costituzionale sono state dichiarate manifestamente infondate. Le spese sono state compensate in parte o comunque la decisione di merito è rimasta ferma; il ricorso è stato definitivamente respinto.

Norme richiamate

  • art. 39 d.P.R. n. 327/2001

    La norma codifica il diritto del proprietario a un'indennità per la reiterazione del vincolo preordinato all'esproprio o sostanzialmente espropriativo, commisurata all'entità del danno effettivamente prodotto; non consente di includere automaticamente il lucro cessante dell'attività imprenditoriale esercitata sul bene.

  • art. 42 Cost.

    La tutela costituzionale della proprietà non impone che l'indennizzo per reiterazione del vincolo coincida con il valore dell'espropriazione o con la perdita dell'azienda, poiché qui non vi è perdita della proprietà ma compressione temporanea delle facoltà dominicali.

  • art. 1 del Protocollo Addizionale alla CEDU

    La Corte esclude che il parametro convenzionale imponga di indennizzare anche il danno all'attività economica nel caso di vincolo reiterato che incide solo sulla edificabilità e non sottrae il bene al proprietario.

  • art. 24 Cost.

    Le doglianze sulla riduzione della tutela giurisdizionale e sull'asserita inadeguatezza del rimedio sono ritenute infondate.

  • art. 75 c.p.c.

    Richiamato nel primo motivo, ma non viene ravvisata alcuna violazione decisiva.

  • art. 2043 c.c.

    La Corte esclude l'applicazione della logica del risarcimento aquiliano al ristoro dovuto per reiterazione del vincolo, trattandosi di indennizzo da atto lecito della P.A.

  • art. 112 c.p.c.

    Non vi è ultrapetizione quando il giudice di merito disattende il criterio di stima proposto dal CTU e fonda la decisione su una diversa valutazione giuridica della voce indennizzabile.

  • art. 115 c.p.c.

    La non adesione del giudice alle risultanze peritali o alla mancata contestazione di singoli profili non integra, di per sé, violazione del principio di non contestazione.

  • art. 132, secondo comma, n. 4, c.p.c.

    La motivazione della sentenza d'appello è stata ritenuta esistente e logicamente comprensibile.

  • art. 194 c.p.c.

    La censura sull'ammissibilità della documentazione emersa in sede peritale è stata dichiarata inammissibile per difetto di interesse.

  • art. 2697 c.c.

    Il riconoscimento dell'indennità per reiterazione del vincolo non è rigidamente ancorato all'onere della prova del danno ingiusto, poiché si tratta di ristoro per sacrificio da atto lecito della P.A.

  • art. 9 d.P.R. n. 327/2001

    Ricordato per affermare la durata quinquennale del vincolo preordinato all'esproprio.

  • art. 50 d.P.R. n. 327/2001

    Richiamato dai ricorrenti come tertium comparationis, ma ritenuto non pertinente perché riferito all'occupazione legittima, fattispecie diversa.

  • art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001

    Richiamato dai ricorrenti come raffronto normativo, ma la Corte evidenzia che riguarda l'acquisizione sanante con occupazione materiale del bene.

  • art. 22-bis d.P.R. n. 327/2001

    Richiamato come ulteriore termine di paragone, ma considerato non sovrapponibile alla reiterazione del vincolo.

  • art. 39 d.P.R. n. 327/2001 e art. 117 Cost.

    Le questioni di costituzionalità sono respinte perché la norma è letta come attuazione dei principi di Corte cost. n. 179/1999 e non come disciplina simbolica o arbitraria.

Massime di principio

  • In caso di reiterazione di un vincolo preordinato all'esproprio, l'indennizzo spetta al proprietario o al titolare di un diritto reale sul bene, non ai meri titolari di rapporti obbligatori o all'imprenditore che utilizzi l'immobile in forza di un titolo di godimento.
  • L'indennizzo previsto per la reiterazione del vincolo ha natura di ristoro per un sacrificio imposto da atto lecito della pubblica amministrazione e non coincide con il risarcimento del danno ex art. 2043 c.c..
  • Il criterio di liquidazione dell'indennizzo può essere ancorato al differenziale di valore del bene prima e dopo il vincolo, con riconoscimento dei soli frutti civili/interessi legali per il periodo di permanenza del vincolo, purché la motivazione sia coerente con la diminuzione di valore o di utilizzabilità del bene.
  • Non sono indennizzabili, nell'ambito dell'art. 39 d.P.R. 327/2001, il mancato guadagno dell'impresa, l'avviamento commerciale o la perdita di chance imprenditoriali, salvo ipotesi espressamente previste dall'ordinamento e diverse dalla reiterazione del vincolo.
  • La valutazione del giudice di merito sulla misura dell'indennizzo per reiterazione del vincolo può prescindere dalle specifiche allegazioni delle parti quando deve applicare un criterio legale di ristoro commisurato al sacrificio effettivo subito, restando inammissibili le censure che mirano solo a ottenere una nuova rivalutazione del materiale istruttorio.
  • I vincoli urbanistici di natura conformativa non danno diritto a indennizzo; il diritto sorge solo per i vincoli preordinati all'esproprio o sostanzialmente espropriativi, anche se reiterati oltre il termine di efficacia.
  • L'art. 39 d.P.R. 327/2001 è costituzionalmente conforme perché recepisce il principio per cui la reiterazione del vincolo, pur lecita, deve essere accompagnata da un ristoro non simbolico commisurato alla concreta diminuzione di valore o di utilizzabilità del bene.

Come è indicizzato

MaterieProprietàImpugnazioniContratto preliminare
RamiDiritti realiProcesso civileImmobiliare
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaNesso di causalitàGiudicato

Testo integrale

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