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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26638/2022 del 11/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con procedura de plano. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Decisione resa il 21 giugno 2022.

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di applicazione della pena relativa al reato previsto dall'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90. Il ricorrente ha dedotto, in modo generico e assertivo, la mancata motivazione rispetto alla confisca di "quant'altro in sequestro" diverso dalla sostanza stupefacente, senza però sollevare alcuna delle limitate ipotesi ammesse per il ricorso per cassazione avverso la sentenza di applicazione della pena su richiesta (espressione della volontà, difetto di correlazione tra richiesta e sentenza, errata qualificazione giuridica, illegalità della pena o della misura di sicurezza). Dai verbali di perquisizione e sequestro del 6 ottobre 2020 risultava sequestrata solo la sostanza stupefacente, per cui la censura relativa a beni diversi non trova riscontro nei fatti.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990

    Norma del codice sugli stupefacenti che disciplina il reato contestato; la Corte osserva che rispetto alla confisca non risulta sequestrato nulla oltre alla sostanza stupefacente, per cui non sussiste omissione di motivazione sulla confisca di beni diversi.

  • art. 444 c.p.p. (sentenza di applicazione della pena su richiesta)

    Richiamata nella motivazione la limitazione dei motivi ammessi in sede di ricorso per cassazione contro la sentenza di patteggiamento: sono ammissibili solo vizi relativi all'espressione della volontà, al difetto di correlazione tra richiesta e sentenza, all'erronea qualificazione giuridica del fatto e all'illegalità della pena o della misura di sicurezza; il ricorrente non ha fondato il ricorso su tali motivi.

Massime di principio

  • Contro una sentenza di applicazione della pena su richiesta (patteggiamento) la Corte di cassazione ammette il ricorso solo per motivi specifici e tassativi: espressione della volontà, difetto di correlazione tra richiesta e sentenza, errata qualificazione giuridica, illegalità della pena o della misura di sicurezza.
  • Le censure generiche o meramente assertive, specialmente se non supportate da riscontri documentali (es. verbali di sequestro), sono insufficienti: occorre collegare le doglianze a elementi probatori concreti.
  • Se si contesta la mancata motivazione su una misura accessoria (es. confisca), è fondamentale dimostrare che effettivamente esistano beni o circostanze oggetto di sequestro diversi da quelli considerati dalla sentenza.
  • Prima di proporre ricorso in cassazione avverso un patteggiamento, verificare che il motivo prospettato rientri nelle ipotesi tassative di ammissibilità; altrimenti il ricorso sarà probabilmente dichiarato inammissibile e si rischiano condanne alle spese e sanzioni.
  • La documentazione (verbali di perquisizione/sequestro, atti processuali) deve essere esaminata e richiamata puntualmente nel ricorso per dimostrare discrepanze tra quanto effettivamente sequestrato e quanto affermato nella sentenza.
  • Le contestazioni di merito sulla valutazione probatoria sono in genere escluse nel rito di applicazione della pena su richiesta; il ricorrente deve concentrarsi su vizi giuridici o di manifestazione della volontà previsti dalla normativa.

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