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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17873/2024 del 07/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del riesame che aveva confermato gli arresti domiciliari applicati al ricorrente per gravi indizi di partecipazione ad associazione a delinquere finalizzata a reati contro la pubblica amministrazione, accessi abusivi (art. 615‑ter c.p.) e più ipotesi di corruzione. La difesa ha censurato la sussistenza delle esigenze cautelari, in particolare la proporzionalità e adeguatezza della misura rispetto al rischio di reiterazione e al pericolo di inquinamento probatorio, rilevando la dimissione del ricorrente dalla Sirinformat, l'adozione di un modello organizzativo di controllo da parte della società, l'assenza di precedenti penali (incensuratezza) e la possibilità di misure meno afflittive.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso nei termini indicati: ha ritenuto fondato il profilo relativo alla mancata e adeguata motivazione sulla scelta degli arresti domiciliari come misura imprescindibile per neutralizzare il rischio di reiterazione. Tuttavia la Corte ha confermato la sussistenza, sul piano valutativo, del pericolo di reiterazione sulla base della gravità e continuità delle condotte e del ruolo centrale del ricorrente. In conclusione l'ordinanza impugnata è stata annullata e il procedimento rinviato per un nuovo esame, con precisazione che l'annullamento riguarda la carenza motivazionale sulla proporzionalità e adeguatezza della misura; il giudizio di sussistenza del rischio di reiterazione rimane vivo e dovrà essere nuovamente e meglio motivato.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    individua il Tribunale quale giudice del riesame che valuta la legittimità delle misure cautelari; la Corte ha preso in considerazione il ruolo del Tribunale del riesame nell'apprezzamento discrezionale delle esigenze cautelari

  • art. 615‑ter cod. pen.

    descrive il reato di accesso abusivo a sistemi informatici o banche dati; le condotte contestate (accessi indebitamente effettuati alla banca dati INPS con credenziali di soggetti qualificati) sono state ritenute particolarmente gravi e ripetute e hanno inciso sulla valutazione del rischio di reiterazione

  • art. 299 cod. proc. pen.

    consente al giudice delle indagini preliminari di revocare o sostituire la misura cautelare; in ordine al caso, la richiesta del ricorrente ha ottenuto l'accoglimento parziale presso il GIP limitatamente al profilo del rischio di inquinamento probatorio, mentre la misura agli arresti domiciliari è rimasta in vigore per il rischio di reiterazione

Massime di principio

  • Quando si impugnano misure cautelari, il giudice valuta sia la sussistenza delle esigenze cautelari (pericolo di fuga, di inquinamento probatorio, di reiterazione) sia la proporzionalità della misura rispetto al rischio da neutralizzare; l'accertamento della gravità e della continuità delle condotte pesa molto nella conferma della misura
  • L'incensuratezza del destinatario non esclude automaticamente la custodia cautelare: il giudice può privilegiare la gravità, la durata e il ruolo nel presunto progetto criminoso per ritenere attuale il rischio di reiterazione
  • Dimissioni o l'adozione da parte della società di modelli di controllo sono elementi rilevanti ma non sempre decisivi: devono essere valutati concretamente e collegati alla capacità effettiva della misura alternativa di neutralizzare il rischio
  • La motivazione deve esplicitare perché misure meno afflittive (coercitive o interdittive) non sarebbero idonee a contenere il rischio individuato; la mancanza di tale valutazione può portare all'annullamento e al rinvio
  • Se in sede di riesame viene rimosso un profilo di rischio (es. inquinamento probatorio), il gravame può rimanere attuale solo rispetto agli altri profili (es. rischio di reiterazione); le argomentazioni difensive devono quindi concentrarsi sull'attualità e sulla proporzionalità rispetto a quei profili residui
  • In fase di difesa è utile proporre e documentare concrete misure alternative (divieto di comunicazione con determinati soggetti, interdizioni professionali, obblighi di presentazione, domiciliaria attenuata, controllo tecnologico) e fornire elementi oggettivi che dimostrino la ridotta capacità di reiterare l'illecito

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