Sentenza n. 1581/2026 - Palermo, Sezione 3
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio-inadempimento formatosi sulle istanze rivolte alla Soprintendenza di Palermo per ottenere una pronuncia espressa sul parere di compatibilità paesaggistica
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietario)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente, comproprietario di un immobile e della terrazza sulla quale era stato realizzato abusivamente un manufatto di 50 mq, aveva presentato nel 1995 domanda di condono edilizio ai sensi della l. 724/1994. Nel 2009 aveva chiesto alla Soprintendenza il rilascio del parere di compatibilità paesaggistica necessario alla definizione della pratica, sostenendo successivamente, nel 2017, che si fosse formato il silenzio-assenso. La Corte d’Appello di Palermo, investita di un incidente di esecuzione relativo all’ordine di demolizione, aveva tuttavia rilevato l’assenza di un parere espresso. Nel 2025 il ricorrente aveva quindi nuovamente richiesto alla Soprintendenza una pronuncia espressa, senza ottenere risposta, e ha agito contro il silenzio-inadempimento, chiedendo l’accertamento dell’illegittimità dell’inerzia e la condanna dell’amministrazione a provvedere.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che, a fronte di una formale istanza del privato, l’amministrazione sia tenuta a concludere il procedimento con un provvedimento espresso, anche quando ritenga la domanda irricevibile, inammissibile, improcedibile o infondata, salvo il caso limite della palese pretestuosità. L’obbligo di provvedere discende dall’art. 2 l. 241/1990 e dai principi di correttezza, buon andamento e trasparenza, nonché dai doveri di buona fede dell’amministrazione, quando il privato abbia una legittima aspettativa di conoscere il contenuto e le ragioni della decisione. L’Assessorato è stato condannato a pronunciarsi sull’istanza entro sessanta giorni dalla comunicazione della sentenza. Per l’eventuale ulteriore inerzia, è stato nominato commissario ad acta il Commissario dello Stato per la Regione siciliana, con termine di ulteriori sessanta giorni. L’amministrazione è stata inoltre condannata alle spese di lite, liquidate in 1.000 euro oltre accessori, contributo unificato e distrazione in favore del difensore.
Norme richiamate
art. 2 l. 241/1990
Impone all’amministrazione di concludere il procedimento con un provvedimento espresso a fronte di una formale istanza del privato, anche quando la domanda sia ritenuta irricevibile, inammissibile, improcedibile o infondata, salvo il caso di palese pretestuosità.
l. 724/1994
È richiamata quale base normativa dell’istanza di condono edilizio presentata dal ricorrente; il giudizio sul silenzio non definisce la fondatezza della domanda di condono né la compatibilità paesaggistica.
Massime di principio
- A fronte di una formale istanza del privato, la pubblica amministrazione deve concludere il procedimento con un provvedimento espresso, anche se ritiene la domanda irricevibile, inammissibile, improcedibile o infondata; l’unica eccezione indicata è costituita dalle istanze palesemente pretestuose.
- L’interesse del privato a ottenere una decisione espressa e motivata sussiste quando egli abbia una legittima aspettativa di conoscere il contenuto e le ragioni della determinazione amministrativa, qualunque ne sia l’esito.
- L’obbligo di provvedere trova fondamento non solo nell’art. 2 l. 241/1990, ma anche nei principi di correttezza, buon andamento e trasparenza e nei doveri di buona fede gravanti sulla pubblica amministrazione.
- Nel giudizio avverso il silenzio, il giudice può ordinare all’amministrazione di pronunciarsi entro un termine determinato e nominare sin d’ora un commissario ad acta per il caso di ulteriore inerzia, assegnandogli un termine successivo.
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